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Oggi ho da fare molte cose: devo uccidere fino in fondo la memoria, devo impietrire l’anima, devo imparare di nuovo a vivere. Anna Achmatova

E poi la sensazione,

che nella mia vita sia già tutto accaduto.

 I giorni assomigliano a stanze di rigattiere.

Sul soffitto, impiccati a testa in giù,

fisso mazzi di fiori senza vento.

A terra mucchi di fogli imbrattati

di desideri incompiuti e illeggibili pensieri,

ogni tanto ne raccolgo uno,

soffio sulla polvere e lo butto via.

Tante, troppe cose già vissute,

perdute o mai trovate,

 il mio nome e quello di chi una mattina,

senza ninne nanne, mi consegnò all’aria,

la prima che respirai.

Sul muro specchi senza più opinioni

e immagini di un passato,

menzognere come certi disegni di Escher.

Il buio in certi angoli costringe

ad accostare le palpebre,

se voglio indovinare ancora

che differenza c’è tra il dormire e sognare.

Ovunque, vestiti da cui sono andata via,

stracci che si credono abiti da sera.

Ma ora io so riconoscere gli inganni e le illusioni,

 ho vissuto quanto basta per sapere

che, come dice il poeta, “i ritorni non sono più possibili”

e i ponti, non importa se tagliati o se crollati,

 “inclinano le travi” in uno spazio sconosciuto.

Come pelle di serpente,

mi si è tolta  di dosso quella guaina

di inquietudine che avevo,

la voce è più pacata, il ritmo del cuore più lieve,

 ora coniugo più spesso, al futuro e in tutti modi,

 i verbi arrendersi, arretrare e rinunciare,

 sono immune dal contagio di passioni.

E’ scandalosa la passione, e colpevole, come la memoria.

Ora a correre è la vita, non io.

Io cammino. E dietro di me adesso,

lascio cadere domande dai buchi nelle tasche.

 

Annamaria Sessa


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