Archivi tag: Euridice

….ero più della tua eco

tumblr_muoylqBmv51qc6wuio1_1280
Tu camminavi davanti a me
mi trascinavi di nuovo fuori
alla luce verde che un giorno
aveva messo zanne per uccidermi.
Io ero obbediente, ma
torpida, come un braccio
indolenzito; ritornare al tempo
non era mia scelta.
Ormai abituata al silenzio
come una cosa tesa tra noi
un sussurro, una fune:
il mio nome precedente,
ben tirato.
Tu avevi le tue vecchie catene
con te, amore potresti chiamarle,
e la tua voce di carne
davanti agli occhi tenevi fissa
l’immagine di come volevi
mutarmi: viva di nuovo.
Era quella tua speranza che mi spingeva a seguirti.
io ero la tua allucinazione, in ascolto
e fiorita, e tu mi cantavi:
già nuova pelle si stava formando su di me
dentro il luminoso sudario di nebbia
dell’altro mio corpo; già
si riformava polvere sulle mie mani e avevo sete.
Io riuscivo a distinguere solo i contorni
della tua testa e delle spalle,
nere contro la bocca della caverna,
quindi non ho potuto vedere affatto
il tuo viso, quando ti sei voltato
e mi hai chiamato perché già mi avevi
perduta. Ultima cosa
di te, un ovale scuro.
Pur sapendo quanto ti avrebbe ferito
questo fallimento, ho dovuto
chiudermi come falena grigia e cadere.
tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco.

Margaret Atwood, Ottawa 1939.
Traduzione di Maria Luisa Vezzali

La scultura di Rodin rappresenta in tutta la sua plasticità il senso della particolare rilettura del mito di Orfeo ed Euridice, da parte della poeta Margaret Atwood, famosa per l’ispirazione mitologica delle sue poesie e per la sua notevole attività a favore del femminismo.
Come nella poesia precedente di Robert Browning, Euridice parla ed esprime chiaramente il suo punto di vista”ritornare al tempo non era mia scelta ” non ha alcuna nostalgia della vita e neanche di Orfeo che è ritornato con le sue “vecchie catene” e con l’ immutato egoismo di chi non l’ha mai vista come persona ma come semplice proiezione del suo canto, niente più che un fantasma “interiore“. Alla fine Orfeo è incredulo difronte alla donna che, rinunciando alla vita, afferma la sua individualità “tu non riuscivi a credere che ero più della tua eco”


Guardami!

Frederic_Leighton-Orfeo_ed_Euridice-1864

Sì, dammi la bocca, gli occhi, la fronte,
e insieme mi prendano ancora – un solo sguardo
ora mi avvolgerà per sempre
per non uscire mai dalla sua luce,
anche se fuori è tenebra.
Tienimi sicura, avvinta
al tuo sguardo eterno. Le pene
d’un tempo, dimenticate, e il terrore
futuro, sfidato – non è mio
il passato né il futuro – guardami!

 

Robert Browning
Camberwell, 7 maggio 1812 – Venezia, 12 dicembre 1889

Nell’immagine, il quadro “Orfeo ed Euridice” di Frederic Leighton (1830-1896).
Browning lo vide e nacque questa poesia, nella quale Euridice non è più la creatura docile del mito virgiliano, che segue in silenzio il suo amato. Qui è lei, innamorata e preda della passione che chiede con forza ad Orfeo di guardarla e di vivere con lei il momento d’amore loro concesso. Euridice è consapevole che il mondo dei morti è la sua definitiva dimensione e che la loro storia non ha futuro.
E quell’imperativo finale è straziante.

Qui altre riletture del mito di Orfeo ed Euridice


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: