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Uscita d’emergenza

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Si esce dall’amore come dal cinema

talvolta di corsa

e svelto a ripetere immagini o memorabili colonne sonore

e giusto sul punto di prendere un bus o un caffé

che cancelli quell’ultima scena rimasta impressa nella retina.

Talvolta si esce prima della fine,

sconcertati o a disagio sempre coi biglietti strappati.

 

Talvolta si esce dall’amore come da un treno o un aereo,

di corsa e silenziosi, pieni di pacchetti e di inutili commissioni

diretti ad aspettare bagagli dai soliti colori

e inseguendo un taxi o un volto familiare che ci accolga

o un agente che ci rintracci tra la folla

con un cartello con su scritto, a tratti frettolosi, il nostro nome.

 

Così anch’io esco dalla poesia

senza parole e con il cuore inaridito

pieno di anniversari segreti e tesori smarriti

abbozzi di qualche perdita, rauche voci ed episodi incompiuti.

 

Per questo l’amore è come il mondo, il cinema, il treno, l’aereo o la poesia:

si esce allo stesso modo e dalla stessa porta

coi biglietti strappati

inciampando in bagagli e pigri viaggiatori

e guardandosi indietro tra fretta e urgenza.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Affari domestici”  in “Le urgenze dell’istante”

Traduzione di Alessio Brandolini


e la lieve sensazione di credere …..

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Vengono chiuse le finestre 
e ammucchi carte e libri una sera di domenica 
e di nuovo nella stanza tiepida 
la poesia iniziata 
dalle cose felici che sempre muoiono. 

Si chiudono le finestre 
e tutto resta come prima, 
tiepido, in disordine e la lieve sensazione 
di credere che il mondo ci appartenga……..

 

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Bozzetto vespertino”  in “La fretta dell’istante 2015”

Traduzione di Alessio Brandolini


L’altra sponda

 

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Da questa parte della parola c’è l’uomo

con il silenzio e la solitudine del mondo,

sempre dalla parte dove invecchia l’amore

e il caso imbrunisce.

È da questa parte della parola che arde ancora per i ricordi

dove si respira l’uomo e le sue dimenticate faccende,

i suoi angeli della fame, i suoi vestiti da dopoguerra.

Qui s’intuisce l’uomo che bussa a porte che non si aprono

i mutilati segnali di non essere mai arrivato a un porto sicuro.

 

Fuori restano i volti,

le parole ammassate che rendono conto delle cose disfatte

e le immagini scolorite di città che non conosciamo.

Questa musica e l’arte di camminare parlando da soli

calpestando i resti di foglie secche.

Là ci sono le grammatiche e i falò

che ci aspettano con pazienza

per ricominciare, un’altra volta e per sempre,

la festa.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

Traduzione di Alessio Brandolini

 

Di qua la fugacità del tempo, la certezza dell’effimero che siamo, la paura della solitudine, la sensazione di non essere mai nel punto esatto della vita: il silenzio.  Dall’altra parte la parola, che rafforza i nostri ricordi, che dà forma alla nostra quotidianità, che ci ricorda quanto sia bello e insieme terribile vivere,  ci fa amare la musica, la letteratura, l’arte. La parola che ci aspetta,  ci permette di ri-costruire noi stessi,  ogni volta. E  ripartire.

Annamaria S.

 

 


…cuore di urgenze e ritardi

 

 

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Se ti scontri frontalmente con il mio cuore

non fuggire e non provare a cancellare le tue impronte digitali

non mollarlo da quelle parti alla mercede di qualche passante sprovveduto

e non nasconderlo, come un figlio rozzo, a chi vuole vederlo.

 

Se ti accorgi che lo mordono ai bordi come una vecchia brutta copia delle elementari

sottomettilo a una strada di piogge e offerte.

Qualcuno si smarrirà con tanto impegnativo incarico pieno di canzoni incendiate

e vecchie stoviglie in disuso

Qualcuno lo agiterà con il desiderio di ascoltare delle voci

come chi bussa per ore alla porta di una casa vuota.

 

O se riesci a vedere tra le mie rovine lascialo per strada

che questo cuore di urgenze e ritardi

sempre si è trovato meglio alle intemperie.

 

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

Traduzione di Alessio Brandolini

 


Bozzetto vespertino

 

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Vengono chiuse le finestre

e ammucchi carte e libri una sera di domenica

e di nuovo nella stanza tiepida

la poesia iniziata

dalle cose felici che sempre muoiono.

 

Si chiudono le finestre

e tutto resta come prima,

tiepido, in disordine e la lieve sensazione

di credere che il mondo ci appartenga.

 

La luce come la bellezza non si può guardare davanti

per questo non osservo il dorso dei libri della mia biblioteca

coperti dalla polvere della casa o della morte.

Quei libri assomigliano al modo in cui ogni giorno amo

o come un antiquario che accumula vecchi vestiti

senza tirar fuori gli oggetti dalle tasche

perché davanti non c’è più il bambino che fa moine

e scimmiotta i nostri tic

Al ritorno

di certo domanderemo dei parenti morti,

dei nuovi cugini

fra tanto disgusto e annunciate assenze.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

Traduzione di Alessio Brandolini

 

 


Itinerario di Resurrezione

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Perché  anima mia

hai deciso di abitare questo corpo che viaggia così velocemente,

privato  di meraviglia,

come un angelo maldestro  tra le lordure della vita?

Perché anima mia

 di quella pelle indossasti le  sue ferite e le sue  lacrime

e non la pazienza del padre  Giobbe?

Mi hai gettato su questa sponda di  balbuzie, di errori

di grugniti e lente  andature.

Qui la carne degli angeli si trova  nei mercati

e la gente comunica

in una lingua sconosciuta alla mia tristezza.

Perché la possibilità  di scegliere questo corpo

se  la povertà e la nostalgia  aderivano  già  alla sua pelle

e la  sconfitta come suo unico ed abituale ufficio,

per  appendere il cuore di fronte alla luce del tuo miracolo?

Non capisco questa lotta   anima mia,

semplicemente non mi allontanare  dal corpo di questa  donna

che ha il sapore di Dio tra le sue labbra

e tende  i fili della mia pelle

ai confini  di ogni infanzia

dove si parla la lingua prima di Babele.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da “Album degli addii” antologia

traduzione mia


C’è un modo di guardare il mondo senza rancore

 

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C’è un modo di guardare il mondo senza rancore

senza valigie o traslochi

più in là delle  cartoline

le tovaglie a quadretti

più in là delle sue case vuote e i taxi gialli.

Esiste un modo di vederlo diversamente dai suoi fili

con i panni stesi al sole  sulle  grandi  terrazze.

 

Ma non so nulla del mondo

se non degli addii negli aeroporti

così simili alla mia stanza e il mio comodino

pieno di penne vuote, fogli scritti

e rimedi di occasione.

 

Il mondo è triste

senza i suoi cinema, senza i suoi taxi gialli

gli  stadi vuoti dopo la partita

le tovaglie a quadretti  le canzoni che lo descrivono

in ogni stagione che contiene la sua luce e la sua voce

per  le lacrime

che  lo lasciano vedere più chiaro in controluce

nello specchietto retrovisore di tante cose perse e dimenticate.

 

Federico Díaz-Granados,  Bogotá (Colombia) 1974

da La fretta dell’istante 2015

traduzione mia


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