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Un giorno così felice

2015-02-26 11.07.59

Vietri sul mare (stamattina)


La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e le vele.

 

Czesław Miłosz, Lituania 30 6 1911 / Polonia 14 8 2004

 

 

Una gitarella tra vecchie amiche

una giornata di sole e di mare.

Le ceramiche appese lungo le strade

il blu intenso il giallo il verde

una fantasmagorìa  di colori

luci e figure

abbagliano e stordiscono i sensi.


Le guardo sedute

sulla panchina le mie amiche.

Ma perchè penso al tempo che è passato?

a quando eravamo giovani e belle

a quando cantavamo in macchina a squarciagola

e la vita non ci faceva paura

a quando ci tingevamo i capelli

e sui vestiti appuntavamo fiori e desideri.

Era quella la vita? quella vera?


“Quanti anni ha tua nipote?”

“Ne ha quattro, uno meno della tua”

“Ma lo sai che la mia studia danza?”

“Le ho comprato un cerchietto, sai, di quelli parigini”…………..

 

Annamaria Sessa


La falena

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Per la finestra, aperta sull’odorosa terrazza,
entrata è una falena volubile e freddolosa,
che tintinnando il fragile suo corpo alla lampa oleosa
dà di cozzo nel vetro sì forte che sembra pazza.
Vedendola tanto irata perché non può struggere l’ale
alla fiammella rinchiusa, una feroce pietà
di lei mi prende… e il vetro sollevo… pensando se tale
non sia l’anima umana che cerca la felicità.

Arturo Onofri, Roma 15 9 1885 – Roma 25 12 1928
da Poemi tragici, 1908


La felicità, per caso……

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Vedo un uccello fermo sulla grondaia,
può sembrare un piccione ma è più snello
e ha un po’ di ciuffo o forse è il vento,
chi può saperlo, i vetri sono chiusi.
Se lo vedi anche tu, quando ti svegliano
i fuoribordo questo è tutto quanto
ci è dato di sapere sulla felicità.
Ha un prezzo troppo alto, non fa per noi e chi l’ha
non sa che farsene.

Eugenio Montale
da Satura


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Così come vanno avanti le cose
è tempo di fare progetti
per questo anno e per l’anno precedente.
C’è da leggere un libro,
da abbassare la quota di compassione.
Non intendiamo morire per sbaglio,
diciamo scuotendo la testa.
Le nostre paure sono malintesi,
è vero, dicono gli altri.
Che cosa è vero? Al buio cerchiamo
in vecchi dizionari
il significato esatto di felicità.

Michael Krüger
Wittgendorf, 9 dicembre 1943
da “Il coro del mondo”


Di una bambina

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“…vorrei vivere nella tua voce, nei tuoi gesti, nei tuoi occhi
anche quando mi avrai dimenticato”

Angelo Maria Ripellino
da “Notizie dal diluvio”


Ma che cosa è la felicità?


In una sera di pioggia….(Un vecchio post)

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E all’improvviso la pioggia, forte, scrosciante. Ne sento il rumore sulle persiane che, appena buio, chiudo velocemente . Il suono dei battenti e delle maniglie che girano sono rassicuranti, lasciano fuori il mondo, i suoi rumori, gli orologi nelle stazioni, le scale mobili, le porte scorrevoli, gli altri, quelli che chiedono e che aspettano che tu risponda, quelli che ti guardano e che vorresti non si accorgessero di te . Anche l’ultima imposta è chiusa.
E sarà stato il rumore della pioggia, il buio nella stanza, o, come voleva Proust, il potenziale magico che hanno in sé certe situazioni, per cui un ricordo disperso nel passato, riemerge all’improvviso alla coscienza e….io mi materializzo nella camera da letto della mia vecchia casa, in una sera di venticinque anni fa. Fuori, un forte temporale, in casa io e i miei figli. Loro, tra i giochi nella loro stanza che non vogliono saperne di andare a dormire, io nella camera in fondo al corridoio. Ad un tratto un tuono assordante, la luce che va via ed io che corro per raggiungerli. Qualche passo e…mi sento tirare da un lato, qualcuno mi trattiene per il maglione. Raggelata, mi fermo, è buio pesto, chiamo per nome i miei figli, non rispondono. Mi muovo lenta ed ancora sono trattenuta nell’andare, mi fermo, ho paura di procedere ma l’istinto materno è più forte, ancora tento qualche passo mentre chiamo i bambini, il terrore mi strozza la voce. Nessuno risponde e io non riesco a divincolarmi, mi abbasso lentamente in una posizione di difesa e all’improvviso ritorna la luce, quasi a terra mi volto e vedo un lembo del mio maglione impigliato nella maniglia della porta. Mi libero, corro verso la stanza dei miei figli e li trovo addormentati sul tappeto con in mano i loro giochi. Li metto a letto e mio marito rientra.
C’è voluto un bel po’ perché la smettesse di prendermi in giro per via dei “fantasmi” ma quella sera, mentre fuori diluviava, per un attimo ho pensato che in quella casa c’era tutto quello che volevo nella mia vita.

Allora non lo sapevo ma quell’attimo era la “felicità”.

Iraida