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Perché noi non siamo nati solo per svilupparci. Siamo nati per essere felici.


Dal discorso del Presidente dell’Uruguay José Alberto Mujica* alla conferenza Rio+20.
………..
Perché noi non siamo nati solo per svilupparci.
Siamo nati per essere felici.
Perché la nostra vita è breve e passa in fretta.
E nessun bene vale come la vita, questo è elementare….
….lo sviluppo non può essere contrario alla felicità.
Lo sviluppo deve favorire la felicità umana, l’amore per la terra, le relazioni umane, la cura dei figli, l’avere amici, l’avere il giusto, l’elementare.
Perché il tesoro più importante che abbiamo è la felicità!
Quando lottiamo per migliorare la condizione sociale, dobbiamo ricordare che il primo fattore della condizione sociale si chiama felicità umana!

* “Questi soldi mi devono bastare perché ci sono molti Uruguaiani che vivono con molto meno!”(José Alberto Mujica) 77 anni, attuale presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay, è considerato uno dei presidenti più poveri del pianeta – non a causa delle condizioni socio-economiche dello stato di cui è esponente, ma per esclusiva scelta personale.


In una sera di pioggia……

E all’improvviso la pioggia, forte, scrosciante. Ne sento il rumore sulle persiane che, appena buio, chiudo velocemente . Il suono dei battenti e delle maniglie che girano sono rassicuranti, lasciano fuori il mondo, i suoi rumori, gli orologi nelle stazioni, le scale mobili, le porte scorrevoli, gli altri, quelli che chiedono e che aspettano che tu risponda, quelli che ti guardano e che vorresti non si accorgessero di te Anche l’ultima imposta è chiusa.
E sarà stato il rumore della pioggia, il buio nella stanza o come voleva Proust, il potenziale magico che hanno in sé certe situazioni, per cui un ricordo disperso nel passato, riemerge all’improvviso alla coscienza e io…. io mi materializzo nella camera da letto della mia vecchia casa, in una sera di pioggia di venticinque anni prima. Fuori un forte temporale, in casa io e i miei figli. Loro che tra i loro giochi nella loro stanza, non vogliono saperne di andare a dormire, io nella camera da letto in fondo al corridoio che metto a posto la biancheria appena stirata. Ad un tratto un tuono assordante, la luce che va via ed io che corro per raggiungere i miei figli. Qualche passo e…mi sento tirare da un lato, qualcuno mi trattiene per il maglione. Raggelata mi fermo, è buio pesto, chiamo per nome i bambini, non rispondono. Mi muovo lenta ed ancora sono trattenuta nell’andare, mi fermo, ho paura di procedere ma l’istinto materno è più forte, ancora tento qualche passo, li richiamo, il terrore mi strozza la voce. Nessuno risponde e io non riesco a divincolarmi, mi abbasso lentamente in una posizione di difesa e all’improvviso ritorna la luce, quasi a terra mi volto e vedo un lembo del mio maglione impigliato nella maniglia della porta. Mi libero, corro verso la stanza dei miei figli e li trovo addormentati sul tappeto con in mano i loro giochi. Li metto a letto mentre mio marito rientra.
C’è voluto un bel po’ perché la smettesse di prendermi in giro per via dei “fantasmi” ma quella sera, mentre fuori diluviava, per un attimo ho pensato che in quella casa c’era tutto quello che volevo nella mia vita.
Allora non lo sapevo ma quell’attimo era la “felicità”.

Iraida (Annamaria Sessa)


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