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Ah, i ritratti muti…

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Ah, i ritratti muti
senza odore e senza atmosfera,
dipinti con quell’aroma esatto che da sempre  è il colore del passato,
agrodolce evocazione di nomi dimenticati,
di date ormai ingiallite,
di una luna minore,
fotografie menzognere, di festeggiamenti inutili,
che non entusiasmano più.
Mai ci sono state foto di attimi cruciali,
il momento proprio dell’amore,
il territorio preciso delle ossessioni.
Non ho un ritratto di mio nonno
quando intrecciava fibre vegetali
parlandomi con una voce più antica di lui stesso
né esiste fotografia di scorci di una strada
che non ho mai più rivisto,
e che alle volte credo di aver solo sognato.
Ah, i ritratti,
dipinti con la materia di un altro tempo,
documenti di un oblio unico e più reale.

 

Dario Jaramillo Agudelo, Colombia 1947
da “La nostalgia”
trad. Ileana Di Maio


Ancora una fotografia

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Chi è che si stupisce, che si chiede

se deve riconoscersi in questa immagine?

Deve essere estate, e un giardino

in cui cinque o sei persone sono riunite.

******

Ed era quando, e dove, e dopo cosa?

Questi, chi furono, gli uni per gli altri?

E poi, se ne preoccupavano? Indifferenti

come già la loro morte chiedeva loro d’essere.

******

Ma questo, che guarda quest’altro

pur se intimorito! Strano fiore

questo frammento di fotografia!

******

L’essere cresce a caso nelle vie. Un’erba povera

che lotta tra le facciate e il marciapiede.

E questi rari passanti, già delle ombre.

*******

Yves Bonnefoy, 

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente” trad. Fabio Scotto

.

Nella sezione a cui appartiene questa poesia, Cancellare oltre, Bonnefoy insiste sul rapporto tra poesia e forma, e poesia e immagine.
In fotografia, uno scatto cattura per sempre un attimo irripetibile, la forma imprigiona la vita in una fissità che, però, non è in grado di spiegare tutta la realtà. Nelle prime due quartine di questo sonetto, si susseguono domande senza risposte. Le persone ritratte, alla fine, sono “ombre”. La vita non può stare nella forma, come la poesia.
Tuttavia per Bonnefoy cultore di Petrarca e Shakespeare,  il sonetto è la forma assoluta di concisione, il poeta è portato a cesellare, eliminare parole e suoni, a sottrarre più che aggiungere, per arrivare all’espressione pura della poesia: parole che si avvicinino all’essenza primigenia del mondo, della vita, dell’uomo.
.


Le fotografie sono cani feroci

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alle mie nonne, a questo stesso male

le fotografie sono cani feroci
specie quando arrivi e non mi riconosci
tradotta in uno specchio d’acqua
lasciata invecchiare senza narcisismi
a dispetto di qualche giuramento.
così ti leggo di tralice
sommessa e chiara nella tua devozione
mia cara amica di una volta
oggi debolezza e moscerini
discorsi pigri
ambienti e alibi di plastica:
se accade talvolta che davvero vi distingua
siete voi a confondere le acque.

Marco Corsi, nato nel 1985 in provincia di Arezzo.

Il testo è tratto dalla plaquette “le acque” per i tipi di L’Arca Felice, Salerno 2014. L’opera è proposta agli amatori da 1 a 199 esemplari numerati a mano.

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All’altra che sono

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Ci sono fotografie nelle quali non mi riconosco.
Il mio io vigliacco nel guardarle
mi obbliga a pensare che esisto in una sola
e non nella somma di chi sono
con l’altra che mi sostituisce nell’immagine.
È dura credere che anche quella sconosciuta sono io
quella donna sospesa e brutta
con un volto che senza essere il mio non è estraneo.
Comprendere il mondo può essere anche questo:
accettare di essere colei che non conosco.

Lauren Mendinueta
Barranquilla, Colombia 1977
Da “Del tiempo, un paso ” 2011
Traduzione di Alessio Brandolini


Presagio

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In te si fa profumo anche il destino.
Batte la vita tua non mai vissuta
dentro di me, tic tac di nessun tempo.
Che fa se il sole estraneo non illumina
queste figure da noi non sognate,
create sì, dal nostro doppio orgoglio?
Non conta. Così sono più veraci
che parvenze di luci inverosimili
negli scorci dell’obbligo e del caso.
Tutta tu convertita nel presagio
tuo, ma senza mistero!: un’irrompente
verità di assoluto ti sostiene.
Che fu di quell’enorme e così informe
pullulare di oscuro dal profondo,
sotto le solitudini stellate?
Le stelle insigni di lassù non guardano
la nostra notte che non ha segreti.
Resta tranquillo quel profondo buio.
L’oscura eternità non è già un drago
celeste! Le nostre anime conquistano
non viste una presenza tra le cose.

Jorge Guillen
Valladolid, 18 gennaio 1893 – Málaga, 6 febbraio 1984
Traduzione di Eugenio Montale

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La foto ritrae un gruppo di poeti, stelle di prima grandezza. Da sinistra: Alberti, Lorca, Chabàs , Bacarisse, Platero, Blasco, Guillèn, Alonso e Diego. Fecero parte della cosiddetta “Generazione del ’27”
Rinnovarono profondamente tematiche, linguaggio e stile della poesia spagnola.


Domenica di sole

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Quando il sole ci batte addosso è giorno festivo
Abbiamo conservato per tanti secoli i sorrisi
che nelle domeniche di sole
essi s’allargano come uccelli che spiccano il volo
e rimangono lì, fissi, volteggiando
senza pensare a nulla, come vuoti gusci di uovo.
Bambini anche gli occhi
non smettono di sorridere
quando il cielo s’apre e diventa una finestra
da dove passano un’aria e una luce
che arrivano giù direttamente dal cielo.
Sorride tutta la foto cantando i nostri nomi
e il sorriso è aria
il sorriso è volo
e persino la vita si trasforma in un giorno di festa
con la camicia bianca e ben stirata
come pregando qualcuno
affinché le domeniche di sole
siano il nostro pane quotidiano.

CARLOS TRUJILLO. Castro, Cile 1950
da “Nulla resta indietro” 2007*

*il libro “Nulla resta indietro” è il frutto del lavoro congiunto del poeta Trujillo e del fotografo Milton Rogovin, un libro in cui il poeta ed il fotografo raccontano una terra, un popolo, i suoi costumi, anche attraverso le trasformazioni che il tempo ha apportato ai luoghi, ai volti…
Parole e immagini dunque, come in un libro del 1966 in cui le fotografie di Rogovin e una scelta di poesie di Pablo Neruda raccontano il Cile di quegli anni.
Parole e immagini…..
“Vanno la fotografia alla parola
e la parola alla fotografia
come l’anfora all’acqua..” così Trujillo in una delle poesie del libro

(la foto di Rogovin ritrae una famiglia cilena in una giornata di festa, inondata dal sole)


Una vecchia foto……

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Quando sarò vecchia
– se mai lo sarò –
e mi guarderò allo specchio
e mi conterò le rughe
come delicata orografia
di pelle distesa.
Quando potrò contare i segni
lasciati dalle lacrime
e dalle preoccupazioni
e il mio corpo risponderà lentamente
ai desideri,
quando vedrò la mia vita avvolta
in vene azzurre
in occhiaie profonde
e scioglierò i miei capelli bianchi
per andare a dormire presto
– come si deve –
quando verranno i nipotini
a sedersi sulle mie ginocchia
fiaccate dal passare di molti inverni,

so che il mio cuore – ribelle –
starà ancora ticchettando
e i dubbi e i vasti orizzonti
saluteranno ancora
i miei mattini.

Gioconda Belli, Managua, 9 dicembre 1948


Lei torna da me ogni volta che dormo in sogno…..

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Intanto lei torna da me ogni volta che dormo in sogno
e le dico bentornata, siediti intanto,
e lei rassetta, al suo solito, il cuscino,
è innaturale che una madre non rassetti il cuscino a suo figlio
e che il figlio rassetti invece il cuscino di sua madre
e asciugo i suoi sudori freddi e liscio i suoi capelli stopposi
e stringendole la mano fredda le dico
non temere il posto dove vai, non ne tornerai
a mani vuote come tante volte ne tornasti
perché nel posto dove vai non ci sono speranze
né perdita, rimorso e dolore, neppure quello di madre,
nel posto dove vai non manca nulla.
È un posto perfetto.

Natan Zach, poeta israeliano nato a Berlino 1930

da “Sento cadere qualcosa” in Poesie scelte 1960 – 2008

Traduzione di Ariel Rathaus

 

Ciao mamma, ovunque tu sia!   Iraida (Annamaria Sessa)


Mia madre di vent’anni…


Questa fotografia fu l’unica cosa che mia madre portò con sé, quando scappò dalla sua casa in fiamme nell’autunno del 1943. Aveva vent’anni, nel suo quartiere i tedeschi avevano ucciso civili inermi e bruciato ogni loro cosa. La guerra attraversava la sua giovinezza, distruggendone progetti e desideri. Aveva voluto salvare quel cartoncino spiegazzato, perché dimenticare l’orrore sarebbe stato più facile che ricordare che era stata bella ed incosciente come lo sono i giovani e i loro sogni. Iraida

Tutto su mia madre

Si affaccia da una cornicetta
che ne circoscrive il volto puro
e guarda la finestra
che ritaglia il cielo
mia madre di vent’anni,
mia madre che sognava ancora
e le nascevano voli tra i capelli
mia madre occhi di marzo
con le tasche piene di paure,
lei che non cantava mai.
– Com’è che te ne innamorasti?-
-Fu il suo modo di incedere…-
Lui, principe di sabbia e pioggia,
lei, corolla spalancata in un deserto.

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La poesia, tenera e struggente come lo sono certi ricordi, è tratta dal sito http://letteresenzadestinatario.wordpress.com/2012/01/19/tutto-su-mia-madre/


Bianco e nero

La foto, molto somigliante a quella di cui parlo nel post, è di Deisneau.

 

Dopo la morte, prima di mia madre e poi di mio padre, ci sono voluti due anni perchè mi decidessi a svuotare la casa dove ho trascorso, da figlia unica, l’infanzia, l’adolescenza e gli anni che hanno preceduto il mio matrimonio.  Mi pareva che, se tutto quello che conteneva quella casa fosse sparito all’improvviso, una  parte della mia vita sarebbe stata cancellata per sempre.  Quando poi ho deciso che era il momento,  la prima cosa che ho cercato ed ho sistemato in fondo ad uno  scatolone da portare a casa mia, è stata una  grande borsa marrone dove mio padre aveva conservato   per una vita fotografie su fotografie.  Credo che da lì sia nata la mia attrazione per le foto in bianco e nero, centinaia di scatti: la famiglia dei miei genitori, la guerra, mio padre in Africa, mia madre adolescente, i miei nonni, gli amici, e poi tantissime immagini di me bambina.
Le fotografie  in bianco e nero non hanno tempo nè spazio,  esse rivelano a chi le guarda qualcosa che appartiene alla sfera delle emozioni, dei desideri, delle intenzioni. Fin da bambina, guardavo spesso una foto degli inizi degli anni cinquanta che  ritrae mio padre e mia madre  giovani e bellissimi in luna di miele. Si guardano abbracciati e felici, l’immagine racconta una storia, loro due innamorati e con  un’intera vita da vivere insieme.  Ed ora che non ci sono più,  mi viene da pensare che tutta la loro vita ormai è  lì, in quello scatto. La vita  non ci mette niente a diventare una fotografia.
Annamaria S.


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