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Il sole della tua gioventù

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Se fissi bene i tuoi occhi,

se li stringi

ancora potrai scrutare

il sole della tua gioventù.

Stupore? Ti ricordi?

Occupava la metà del cielo.

Potrai guardarlo in faccia.

Stupore? Se era così naturale.

Aveva un colore, una danza,

aveva un desiderio,

una felicità straordinaria,

ti amava.

Tutto quel che a volte nel mezzo della tua età,

correndo nel treno

lungo il bosco al mattino,

credesti di immaginare in te stesso.

 

E’ nel cuore dove si schierano i vecchi soli

Perché da lì non si è mosso il tuo……

 

 

Virgilio Piñera Llera, Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Diciamo che abbiamo vissuto” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi


Ho nostalgia dei giorni del disordine

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“Ho nostalgia dei giorni del disordine. Li rivoglio, i giorni in cui ero giovane sulla terra, guizzante nel vivo della pelle, imprudente e reale…arrabbiato e reale. Ecco di cosa ho nostalgia, dell’interruzione della pace, dei giorni del disordine quando camminavo per strade vere e facevo gesti violenti ed ero pieno di rabbia e sempre pronto, un pericolo per gli altri e un mistero per me stesso.”
da “Underworld”

Don DeLillo, New York, 20 novembre 1936


….resta quell’odore di gioventù quando l’erba era bagnata

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Nel giardino annebbiato


Pioveva a rovesci un istante, nel giardino
annebbiato si sciamava poi
alla corda corta della notte, ancora


una goccia infatti
sul naso eccitato, e nell’orecchio
un batter d’ali, puro fino al silenzio

una sosta che vuol essere bianca quando tutti
i coltelli celesti sopra la sua sdraia
diventano invece una cosa seria

no, non è serio, solo lentamente più tardi
la luna conta i bicchieri fino al tramonto,
fino a quando si ridiventa di carne: resta

quell’odore di gioventù quando l’erba
era bagnata, qualcosa da leccare, e poi si giace
un attimo del tutto assorto su se stesso

in questo cliché nebbioso, svelto
svelto, schiarito fino alla gola,
totalmente due.

Gerritt Kouwenaar, Amsterdam 9 agosto 1923


Un giorno così felice

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Vietri sul mare (stamattina)


La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e le vele.

 

Czesław Miłosz, Lituania 30 6 1911 / Polonia 14 8 2004

 

 

Una gitarella tra vecchie amiche

una giornata di sole e di mare.

Le ceramiche appese lungo le strade

il blu intenso il giallo il verde

una fantasmagorìa  di colori

luci e figure

abbagliano e stordiscono i sensi.


Le guardo sedute

sulla panchina le mie amiche.

Ma perchè penso al tempo che è passato?

a quando eravamo giovani e belle

a quando cantavamo in macchina a squarciagola

e la vita non ci faceva paura

a quando ci tingevamo i capelli

e sui vestiti appuntavamo fiori e desideri.

Era quella la vita? quella vera?


“Quanti anni ha tua nipote?”

“Ne ha quattro, uno meno della tua”

“Ma lo sai che la mia studia danza?”

“Le ho comprato un cerchietto, sai, di quelli parigini”…………..

 

Annamaria Sessa


8 settembre 1943. Mia madre di vent’anni*

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Unafotografia.

Fu l’unica cosa che mia madre portò con sé,

quando scappò dalla sua casa in fiamme

nell’autunno del 1943.

Aveva vent’anni,

nel suo quartiere i tedeschi avevano ucciso

civili inermi e bruciato ogni loro cosa.

La guerra attraversava la sua giovinezza,

distruggendone progetti e desideri.

Aveva voluto salvare quel cartoncino spiegazzato,

perché dimenticare l’orrore

sarebbe stato più facile che ricordare

che era stata bella ed incosciente

come lo sono i giovani e i loro sogni.  

Annamaria S.

____________________________

Tutto su mia madre

Si affaccia da una cornicetta
che ne circoscrive il volto puro
e guarda la finestra
che ritaglia il cielo
mia madre di vent’anni,
mia madre che sognava ancora
e le nascevano voli tra i capelli
mia madre occhi di marzo
con le tasche piene di paure,
lei che non cantava mai.
– Com’è che te ne innamorasti?-
-Fu il suo modo di incedere…-
Lui, principe di sabbia e pioggia,
lei, corolla spalancata in un deserto.

Blumy
La poesia è tratta dal sito lettere senza destinatario

*A neanche un mese dalla firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, ad Acerra un gruppo di partigiani del luogo tentò di bloccare, con povere masserizie e carri agricoli, i potenti mezzi dei tedeschi in fuga. Fu una carneficina, i tedeschi bruciarono le case. I morti, tra uomini, donne e bambini, furono 75, 15 donne e 60 uomini. Sette di loro avevano da 1 a 9 anni e, 18, da 13 a vent’anni. Tutto ciò, lungo la via dove abitava mia madre con la sua famiglia. Da allora quella strada si chiamò Corso della Resistenza. Acerra è Medaglia d’oro al valor civile. Annamaria S.


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