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Al figlio

sedia (1)
Io non potrò farci nulla quando il dolore ti colpirà
e farà con te come il mare fa con le alghe, la sabbia e gli scogli.
Starò male perché tu stai male ma attenderò vicino a te
che abbia prima o poi fine la notte in cui tutte le vacche sono nere.
Non potrò farci nulla neanche quando sentirai
che questo mondo, comunque sia, è stato fatto proprio per te
e la felicità ti renderà stupido come un animale
che per la prima volta vede un’eclissi di luna.
Sarò felice perché tu sarai felice e chiederò al primo dio
che accetterà la mia preghiera di perdonarti
se crederai che quell’attimo è l’eternità.
Mi chiederò qualche volta che ne sarà di te
quando non ci sarò più. E immaginerò quelli che verranno
dopo di noi, nati da noi, fra cento e mille anni.
Se saranno biondi, e se avranno occhi chiari o scuri,
e se saranno crudeli o teneri, come a seconda delle circostanze,
lo sono stato io, e lo sarai anche tu.
Fingerò di sapere anche che la morte non è la fine di tutto,
come vogliono i poeti, i santi e gli innamorati.
Giocherò con i tuoi figli e mi ci proverò a insegnare anche a loro
che si possono chiudere le stelle nelle mani e poi aprirle
e fare
paff!
e la stella è lì davanti a te, tutta tua,
prima di perdersi nel buio della notte.
Ma io non potrò farci nulla quando sarà l’ora di andare.
Ti lascerò solo con il tuo dolore. E con i ricordi
che mi faranno vivere ancora per trenta o sessant’anni
ogni volta che ti sembrerà di sentirmi vicino a te.
Poi sarà come se non fossi mai vissuto.
Lo stesso accadrà a te.
Fra due o trecento anni solo noi sapremo
d’essere vissuti, ma non potremo raccontarlo a nessuno.

Henry Moonlock, eteronimo di
Emilio Piccolo Acerra 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.


Non giudicare felice nessuno finchè…



Edipo II di Henry Moonlock*

Non giudicare felice nessuno finché non è morto
mi disse la sfinge prima di cercare
e trovare la morte
solo perché le avevo detto che ero io
quello che lei cercava.
Io non capii
pensai che fosse il suo ultimo enigma
e che per sempre mi volesse consegnare
al destino di chi intuisce
senza mai averne la prova
che dietro le cose si muove un demone
che ci fa essere ciò che siamo.
Da quel giorno
molto ho amato e molto ho odiato
ho mentito tradito urlato le mie verità
come se fossi giuda che consegna
alla storia il maestro
perché non sa cosa farsene
né della storia né del maestro
e gli restano solo trenta denari
per pagarsi la sua morte.
Ho fatto a meno della sapienza
ho fatto a meno della stoltezza
ho fatto a meno di tutto ciò
che può dare felicità e dolore
Ma a modo mio anch’io ho sofferto
e anch’io sono stato felice
Ma di notte quando l’insonnia
ti fa scoprire che in cielo ci sono la luna
e le stelle e che dei sogni di cui fai a meno
non puoi fare a meno
ricordo ciò che mi disse la sfinge
il giorno della sua morte.
Mi chiedo se lei fosse felice
se domani lo sarò di nuovo anch’io.

*Henry Moonlock è un eteronimo di Emilio Piccolo
(Acerra, 13/05/51 – 23/07/2012)


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