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cercavamo la strada…..

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Nelle auto

Eravamo tranquilli,
ce ne stavamo seduti nelle vecchie auto,
giravamo la manopola della radio
e cercavamo la strada
per il sud.

Alcuni ci scrivevano cartoline dalla solitudine
per spronarci a decisioni definitive.

Alcuni sedevano sulla montagna
per vedere il sole anche di notte.

Alcuni si innamoravano,
mentre è assodato che una vita
non rappresenta una faccenda privata.

Alcuni sognavano un risveglio
Alcuni sedevano come star del cinema morte

che doveva essere più radicale di ogni rivoluzione.

e aspettavano il momento giusto
per vivere.

Alcuni morivano
senza essere morti per la loro causa.

Eravamo tranquilli,
ce ne stavamo seduti nelle vecchie auto,
giravamo la manopola della radio
e cercavamo la strada
per il sud.

 

Wolf Wondratschek , Turingia 14  /8 /1943

da ” Il riso sommesso all’orecchio di un altro”

traduzione di Anna Maria Curci

 

Leggo questa meraviglia e penso ai miei vent’anni e quelli dei miei coetanei verso la fine degli anni 60 e l’inizio dei terribili 70. Così eravamo,  in un mondo vecchio come auto d’epoca,  “giravamo la manopola della radio” per cercare stazioni nuove, nuovi obiettivi da raggiungere e dare  un  senso pieno alle nostre vite. Il Sud era  il simbolo di una realtà libera dai tabù e dal conformismo che ci soffocava. Una generazione predestinata, almeno così pensavo. Alcuni sono stati a guardare  e non hanno fatto nulla , altri hanno scelto la violenza e la morte propria e quella di esseri innocenti, una strada  che li ha condannati alla solitudine. In tanti, invece,  abbiamo creduto che un mondo diverso e migliore fosse possibile e raggiungibile con la forza delle idee e degli ideali, attraverso la protesta pacifica. Non ci siamo riusciti ma ci abbiamo provato. E siamo ancora qui a credere in un mondo migliore, a “girare la manopola” alla ricerca di  nuove stazioni, altre strade per il “Sud”.

Annamaria S.


E mi rimane la certezza…

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E mi rimane, infine, la certezza
che si possa sbagliare dalla parte giusta
schierati a protezione di un’intesa
tra l’utopia di chi insegue gli orizzonti
e gli orizzonti stessi che si spostano per noi
come se fossero le guide di un cammino
in fondo al quale scavalcare il mare
per ritrovare lì l’amore degli insorti
che solo noi sappiamo pronunciare.

Stefano Tassinari
Ferrara, 24 dicembre 1955 – Bentivoglio, 8 maggio 2012


1° maggio 1970, avevo 18 anni.



Come una scorreggia
Si è dissolta la Grande Madre Russia
Come una scorreggia

Arrivederci bandiera rossa
Eri metà sorella metà nemica
Eri i nostri vent’anni
Felici di essere traditi e calunniati
Eri l’altra faccia della luna
Il corpo della specie che dolora
L’urlo
La tenerezza che abbiamo dimenticato
La durezza che abbiamo conservato
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Né giustifiche da cercare
Arrivederci  bandiera rossa
A Lima giocando a pallone qualcuno ancora muore
A Lima a qualcuno ancora hanno tagliato la testa
Troppi morti troppi
Ecco perché adesso lacrime non ci sono da detergere
Ma nascere di nuovo dobbiamo
Anche se nascere di nuovo è ancora più pesante
Giace la nostra bandiera nel grande bazar della storia
La smerciano per dollari, alla meglio
Non ho preso il palazzo d’inverno
Non ho mai amato Stalin o Gorbaciov
Non sono stato mai iscritto al partito comunista
Ma guardo la bandiera e piango.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51)

dal sito http://www.vicoacitillo.it/


Ciao Miriam!

Sarà un segno  che proprio in giorni  in cui viene fuori tutta la miseria intellettuale di una classe politica inetta ed  indegna, muoia  una donna  che credeva fermamente che un mondo migliore fosse possibile e per questo ideale ha combattuto per tutta la vita. Ho avuto l’onore di conoscerla quando era  già una donna matura ed io,  giovanissima, fui colpita dalla sua storia, dalla  sua cultura,  dalla calma e la fermezza con le quali affermava le sue idee.  E’ stata per me un esempio e una guida.

A lei voglio dedicare perciò questi versi e salutarla come si saluta un’amica.

Ciao Miriam!

Anni 70 di Franca Figliolini

ricordi quando pensammo di fermare il tempo

coi palmi delle mani aperte
e parole, parole, infinite parole
una teoria di parole
come incantamenti
scorrevamo per le strade come torrenti in piena
trasformati in bandiere di noi stessi
trascinati a valle inarrestabilmente
annichiliti da una diga di sangue e violenza
dall’ottusa crudeltà di chi si volle avanguardia
d’umanità imbastardita dall’ecolalia degli slogan
ah, come fu duro il silenzio
-dopo-

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