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Nel caso in cui…

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Nel caso in cui fossimo eterni

tirerei fuori dall’armadio il vestito

di quella festa, di trecento anni fa,

ed eternamente, seduti nel portico a prendere il fresco,

parleremo del passato.

Le nostre dita – sempre rosate – toccano ora

la vivida rappresentazione.

Se otteniamo un istante di eternità,

romperemo il sortilegio della morte.

 

Virgilio Piñera Llera  Cardenas , Cuba 4 8 1912 – Havana 18 10 1979

da “Uno scherzo colossale” in “Il peso di un’isola”

traduzione Giordano Lupi

 

 


Il dono interminabile

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Un pittore ci promise un quadro.
Adesso, nel New England, so che è morto. Ho sentito, come
altre volte, la tristezza di capire che siamo
come un sogno. Ho pensato all’uomo e al quadro perduti.
(Soltanto gli Dei possono promettere, perché sono immortali.)
Ho pensato al luogo prestabilito che la tela non occuperà.
Poi ho pensato: se la tela fosse lì, diverrebbe con il tempo
quella cosa in più, una cosa, una delle vanità o
abitudini della mia casa; adesso è illimitata, incessante,
capace di qualunque forma e di qualunque colore e
non legata a nessuno.
Essa esiste in qualche modo. Vivrà e crescerà come una
musica, e rimarrà con me fino alla fine. Grazie,
Jorge Larco*.
(Anche gli uomini possono promettere, perché nella promessa
c’è qualcosa di immortale.)

Jorge Luis Borges
*il pittore che non è riuscito a mantenere la promessa


Oggi l’immortalità è un tuo diritto.

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Al figlio che compie diciotto anni

Ora che hai diciotto anni prendi con te il bambino
che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte e la madre
poggiò il tuo corpo sul suo perché ascoltassi
ancora il battito del cuore
che per nove mesi era stata la tua musica.
A quel bambino hanno sorriso i genitori
e se gli antichi hanno mai capito qualcosa della vita
sii sicuro che con lui gli uomini ameranno spartire
il cibo e le donne il letto.
Ciò ti renderà meno duro vivere, quando anche tu
sarai attraversato dal dolore e meno ostile ti apparirà
questo mondo che non è né il migliore
né il peggiore di tutti i mondi possibili..
Ora che hai diciotto anni, ora che è il giorno
che l’immortalità è un tuo diritto,
ora che nessuno sa come per te sarà ciò che sarà,
prendi con te il bambino che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte
e insegnagli a interrogare le nuvole
che attraversano il cielo e poi si dissolvono.
Ricorda che io ho lasciato passare un fiume in piena tra le mie dita
e ne ho bevute poche gocce, ma quell’acqua
era la mia acqua. Ricorda che se tutto quello che amiamo
prima o poi si perde come l’intonaco sui muri delle case,
di ciò che odiamo non resta che il dolore di avere odiato.
Ora che hai diciotto anni prendi con te il bambino
che vide la luce un giorno di luglio
che il sole batteva forte e non ti farà mai dimenticare
i volti che amandoti ti hanno insegnato ad amare.

Emilio Piccolo
Acerra, 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.


Io sono Timandra….

etera
……………..
La mia vita è stata bella e felice, ma ero piú felice
quando la vita si fermava e l’uomo che amavo da quando
avevo dieci anni si coricava accanto a me con un sorriso
impercettibile sulle labbra.
Allora riuscivo a sentire che la vita non era
piú grande di me.

da”Timandra”*
Thòdoros Kallifatidis (Laconia 1938)

* Timandra fu la bellissima etera che dedicò la sua vita ad Alcibiade. Quando l’uomo che amava da quando aveva dieci anni, morì, ne raccolse le ceneri.
Il bellissimo romanzo di Thòdoros Kallifatidis (tradotto da Nicola Crocetti), al di là delle vicende narrate, parla dell’amore, l’unica dimensione nella quale gli umani si sentono all’altezza della Vita e in cui arrivano perfino a pensare di essere immortali.


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