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Ho imparato l’addio

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Ho imparato l’addio dalla mia culla d’acqua,
l’amnio che mi nutriva e mi narrava la mia storia
nella lingua degli uomini.
Innocenza e sogno era ancora lo sguardo
dentro il blu della notte,
quando l’infanzia raccontava di stelle
che sfilavano via e nell’incanto,
nel mistero del brillio  c’erano tanti si.
Si per la mia piccola vita di bambina,
si per quelle notti a cielo aperto sfolgorante,
si purchè finisse lì, senza domande.

 

Blumy, da Lettere senza destinatario

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E la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?

 

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E la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?
Perché io la voglio.
Le acque che bevesti,
i fiori che calpestasti,
le trecce che annodasti,
le risa che perdesti.
Come è possibile che non fossero miei?
Dimmelo, ché sono triste.
Quindici anni soltanto tuoi, e mai miei.
Non mi celare la tua infanzia.
Chiedi a Dio che ci rifaccia il tempo:
tornerà la tua infanzia, e giocheremo.

 

Gerardo Diego

Santander 3 ottobre 1896, Madrid 8 luglio 1987

Fotografie

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

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Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


….sarò ancora in tempo

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

 

2017-12-01 18.10.48

Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


La vita bambina

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Sono l’agnello.
La vacca.
Il maiale.
Il verde dell’erba sotto gli zoccoli indulgenti.
Sono le cose chiamate col loro nome.
L’accento sbagliato.
La sillaba spezzata.
Sono lo sguardo al soffitto.
La noia buona.
Sono il piede sinistro.
Il ginocchio sbucciato.
La crosta lattea delle costellazioni a venire.
E mi scorre una linfa sottile
le vene azzurre ai polsi.
Sono il tempo della luna addormentata.
I bruchi mi parlano
e le lumache.
Sono l’istante piccolo del
«Mi racconti una storia?»

Sono la rugiada
e la brina.
E poi mi scioglie
il sole
nel mattino che già bussa
alla trasparente allegria d’un vetro.

 

Ottavia Taini


…dove per la prima volta mi sono innamorato dell’irrealtà

 

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Il negozio di caramelle da un soldo

oltre la sopraelevata

è dove per la prima volta 

mi sono innamorato 

dell’irrealtà.

Le gelatine di frutta luccicavano nella penombra

di quel pomeriggio settembrino.

Un gatto sul bancone si muoveva tra 

bastoncini di liquirizia

e toffee al cioccolato

e gomme Oh Boy.

Fuori le foglie cadevano man mano che morivano.

Il vento aveva spazzato il sole

Una ragazza entrò trafelata

aveva i capelli fradici di pioggia

il seno senza fiato nella stanzetta.

 

Fuori le foglie cadevano

e gridavano piangendo

Troppo presto! Troppo presto!

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan


L’infanzia è un film di culto e a lui torneremo tutta la vita ( D. Ávila)

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Parlo con l’uomo che sta sempre con me, 
sentenziò Machado, 
e dentro di me cammina un bambino 
che esplora i colori del mondo. 

Lui è il personaggio ed io la trama. 

Nella sua immaginazione vedo gli eroi 
che sognò nei miei passi.

Dennis Ávila, Honduras 1981

Traduzione di Alessio Brandolini


 

Giovanni Quessep in una sua poesia dice

“la nostalgia è vivere senza ricordare

da quale parola fummo inventati”

e perciò tornare all’infanzia

è cercare quella parola…

Annamaria S.


Il filo dell’infanzia

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Il filo dell’infanzia

è fatto di molti fili.

Si confondono tra gli animali grandi,

una e un’altra volta. Chissà se guardandoli

non smettiamo di vederli. Quel paese

ci appartiene tardivamente.

Assomiglia a qualcosa di udito

quando il sole inonda

l’albero di fronte,

la nuvola che passa.

 

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


Come se tu non fossi mai partito. Come se tu non fossi mai tornato.

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E un giorno ti decidi

di ritornare:

vicino a un fiume più stretto,

a ponti più modesti,

a chiese più umili.

Non sei il signor Cogito,

non torni in carcere –

quei tempi sono passati.

Ritorni tra le radici

dell’infanzia,

alla radice della lingua.

Ossia, detto diversamente: ti è venuta

la nostalgia di chiacchierare

senza sforzi mentali.

E già intravedi:

il castello,

e, sotto, la città

sprofondata nella neve.

Gli amici,

con le facce simili a quelle nei quadri

fiamminghi del sedicesimo secolo,

irreali,

in un caffè.

Senza difficoltà

t’inserisci nel discorso.

Come se tu non fossi mai partito.

Come se tu non fossi mai tornato.

 

Peter Semolič, Ljubljana 1  2  1967

traduzione di Jolka Milič


……perciò disegno la pioggia

Robert DOISNEAU53339

 

È faticoso avere il corpo
sempre con me,
specialmente quando la fuga si accumula
e la tristezza si addensa, allora strani
simboli velano il cielo
e mi smarrisco in me stesso,
perciò disegno la pioggia,
moltiplico le acquerugiole infantili
affinché il giorno non soffochi

 

Janez Bernik,  nato a Lubijana  nel 1933

traduzione  di Jolka Milič


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