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Quel  che più mi piaceva

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Quel  che più mi piaceva
era frugare nel cassetto del tuo tavolino.
Imbattermi in quell’inventario di oggetti inutili.

Il portapillole rotto,
la scatolina di madreperla coi miei denti da latte,
negativi senza fotografia,
trasparente emulsione
in cui l’oscurità abbaglia
col suo metallico riflesso d’argento.

Scene già vissute
dalla donna che eri stata in altri tempi
e che io mi ostinavo a comprendere.

Chiocciole senza mare, fili sparsi e bottoni,
un guanto spaiato,
simili a quei pezzettini di cera benedetta, 

a quelle manine orfane
che si appendono in certe cappelle,
ex voto celebranti
la guarigione di un piccolo ammalato.

Chiavi accantonate
che hanno smarrito le loro porte  le loro serrature
sgangherata magia   pezzi
non assemblati

rimasugli
tutti frammenti della tua vita di prima.

Humus fiorito
sul banco di terra smossa
in cui l’infanzia trova un obiettivo,
una ragione d’essere.

 

 

Rosana Acquaroni, Madrid 1964

da “La casa grande”

traduzione di Francesco Tarquini


Ritratto dell’infanzia

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Sconvolge ritrovare 
l’ infanzia nascosta in vecchie fotografie di 
famiglia che non avevi mai visto. 
È strano vedere la creatura  che eri 
tra le braccia di un padre 
giovane, forte ed estraneo. 
Dopo le fotografie, 
il ricordo è abitato 
da giorni lontani. 
E sebbene a questo punto 
tu sappia che il tempo  
impetuoso, giusto, 
cristallino  
ha  le sue  sillabe contate, è necessario
essere di nuovo quella bambina. 
Lasciate che provi a scoprire 
nel suo sguardo 
un’aria di famiglia, 
un’infanzia con il profumo dei giochi, 
che venga fuori dal passato
una traccia di me
che mi faccia credere
che sono  ancora al sicuro.  A casa.

 

Herme G. Donis,  Villalón de Campos (Valladolid) 1951

traduzione mia

 

 


Il bimbo ristette, lo sguardo era triste e poi disse al vecchio con voce sognante: “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!” (F. Guccini)

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Il bambino smise di giocare
e parlò al vecchio come un amico.
Il vecchio lo udiva raccontare
come una favola la sua vita.

Gli si facevano sicure e chiare
cose che mai aveva capite.
Prima lo prese paura poi calma.
Il bambino seguitava a parlare.

 

Franco Fortini

Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994

da “Il falso vecchio” in “Questo muro”

Nei versi  di Fortini come  nel testo di una canzone di Guccini (Il vecchio e il bambino),  le generazioni si incontrano e, in un certo senso, si riconciliano grazie alla narrazione che è uno  straordinario collettore di ricordi ma anche di sogni e aspirazioni.


Ho imparato l’addio

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Ho imparato l’addio dalla mia culla d’acqua,
l’amnio che mi nutriva e mi narrava la mia storia
nella lingua degli uomini.
Innocenza e sogno era ancora lo sguardo
dentro il blu della notte,
quando l’infanzia raccontava di stelle
che sfilavano via e nell’incanto,
nel mistero del brillio  c’erano tanti si.
Si per la mia piccola vita di bambina,
si per quelle notti a cielo aperto sfolgorante,
si purchè finisse lì, senza domande.

 

Blumy, da Lettere senza destinatario


E la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?

 

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E la tua infanzia, dimmi, dove sta la tua infanzia?
Perché io la voglio.
Le acque che bevesti,
i fiori che calpestasti,
le trecce che annodasti,
le risa che perdesti.
Come è possibile che non fossero miei?
Dimmelo, ché sono triste.
Quindici anni soltanto tuoi, e mai miei.
Non mi celare la tua infanzia.
Chiedi a Dio che ci rifaccia il tempo:
tornerà la tua infanzia, e giocheremo.

 

Gerardo Diego

Santander 3 ottobre 1896, Madrid 8 luglio 1987

Fotografie

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

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Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


….sarò ancora in tempo

La bambina (io) che mi fissa dalla foto, pare chiedermi “e allora? come è andata a finire?”

 

2017-12-01 18.10.48

Quando troverò la verità sarò ancora in tempo

per prendere la mia infanzia e

fissarla come un poster

alla parete della cucina.

 

Mario Benedetti, Uruguay 14 9 1920, Uruguay 17 5 2009

da “Il diritto all’allegria”

traduzione di Stefania Marinoni


La vita bambina

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Sono l’agnello.
La vacca.
Il maiale.
Il verde dell’erba sotto gli zoccoli indulgenti.
Sono le cose chiamate col loro nome.
L’accento sbagliato.
La sillaba spezzata.
Sono lo sguardo al soffitto.
La noia buona.
Sono il piede sinistro.
Il ginocchio sbucciato.
La crosta lattea delle costellazioni a venire.
E mi scorre una linfa sottile
le vene azzurre ai polsi.
Sono il tempo della luna addormentata.
I bruchi mi parlano
e le lumache.
Sono l’istante piccolo del
«Mi racconti una storia?»

Sono la rugiada
e la brina.
E poi mi scioglie
il sole
nel mattino che già bussa
alla trasparente allegria d’un vetro.

 

Ottavia Taini


…dove per la prima volta mi sono innamorato dell’irrealtà

 

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Il negozio di caramelle da un soldo

oltre la sopraelevata

è dove per la prima volta 

mi sono innamorato 

dell’irrealtà.

Le gelatine di frutta luccicavano nella penombra

di quel pomeriggio settembrino.

Un gatto sul bancone si muoveva tra 

bastoncini di liquirizia

e toffee al cioccolato

e gomme Oh Boy.

Fuori le foglie cadevano man mano che morivano.

Il vento aveva spazzato il sole

Una ragazza entrò trafelata

aveva i capelli fradici di pioggia

il seno senza fiato nella stanzetta.

 

Fuori le foglie cadevano

e gridavano piangendo

Troppo presto! Troppo presto!

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan


L’infanzia è un film di culto e a lui torneremo tutta la vita ( D. Ávila)

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Parlo con l’uomo che sta sempre con me, 
sentenziò Machado, 
e dentro di me cammina un bambino 
che esplora i colori del mondo. 

Lui è il personaggio ed io la trama. 

Nella sua immaginazione vedo gli eroi 
che sognò nei miei passi.

Dennis Ávila, Honduras 1981

Traduzione di Alessio Brandolini


 

Giovanni Quessep in una sua poesia dice

“la nostalgia è vivere senza ricordare

da quale parola fummo inventati”

e perciò tornare all’infanzia

è cercare quella parola…

Annamaria S.


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