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…dove per la prima volta mi sono innamorato dell’irrealtà

 

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Il negozio di caramelle da un soldo

oltre la sopraelevata

è dove per la prima volta 

mi sono innamorato 

dell’irrealtà.

Le gelatine di frutta luccicavano nella penombra

di quel pomeriggio settembrino.

Un gatto sul bancone si muoveva tra 

bastoncini di liquirizia

e toffee al cioccolato

e gomme Oh Boy.

Fuori le foglie cadevano man mano che morivano.

Il vento aveva spazzato il sole

Una ragazza entrò trafelata

aveva i capelli fradici di pioggia

il seno senza fiato nella stanzetta.

 

Fuori le foglie cadevano

e gridavano piangendo

Troppo presto! Troppo presto!

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan

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L’infanzia è un film di culto e a lui torneremo tutta la vita ( D. Ávila)

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Parlo con l’uomo che sta sempre con me, 
sentenziò Machado, 
e dentro di me cammina un bambino 
che esplora i colori del mondo. 

Lui è il personaggio ed io la trama. 

Nella sua immaginazione vedo gli eroi 
che sognò nei miei passi.

Dennis Ávila, Honduras 1981

Traduzione di Alessio Brandolini


 

Giovanni Quessep in una sua poesia dice

“la nostalgia è vivere senza ricordare

da quale parola fummo inventati”

e perciò tornare all’infanzia

è cercare quella parola…

Annamaria S.


Il filo dell’infanzia

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Il filo dell’infanzia

è fatto di molti fili.

Si confondono tra gli animali grandi,

una e un’altra volta. Chissà se guardandoli

non smettiamo di vederli. Quel paese

ci appartiene tardivamente.

Assomiglia a qualcosa di udito

quando il sole inonda

l’albero di fronte,

la nuvola che passa.

 

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


Come se tu non fossi mai partito. Come se tu non fossi mai tornato.

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E un giorno ti decidi

di ritornare:

vicino a un fiume più stretto,

a ponti più modesti,

a chiese più umili.

Non sei il signor Cogito,

non torni in carcere –

quei tempi sono passati.

Ritorni tra le radici

dell’infanzia,

alla radice della lingua.

Ossia, detto diversamente: ti è venuta

la nostalgia di chiacchierare

senza sforzi mentali.

E già intravedi:

il castello,

e, sotto, la città

sprofondata nella neve.

Gli amici,

con le facce simili a quelle nei quadri

fiamminghi del sedicesimo secolo,

irreali,

in un caffè.

Senza difficoltà

t’inserisci nel discorso.

Come se tu non fossi mai partito.

Come se tu non fossi mai tornato.

 

Peter Semolič, Ljubljana 1  2  1967

traduzione di Jolka Milič


……perciò disegno la pioggia

Robert DOISNEAU53339

 

È faticoso avere il corpo
sempre con me,
specialmente quando la fuga si accumula
e la tristezza si addensa, allora strani
simboli velano il cielo
e mi smarrisco in me stesso,
perciò disegno la pioggia,
moltiplico le acquerugiole infantili
affinché il giorno non soffochi

 

Janez Bernik,  nato a Lubijana  nel 1933

traduzione  di Jolka Milič


Ciò che abbiamo perduto

 

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…… e chi saprà che una volta

le parole erano possibilità e delusioni,
erano cassetti odorosi pieni di lettere d’amore
e ricordi e lavanda serbata in
sacchetti di mussola, a profumare il letto;

e sete esotiche e le tonalità del cotone
teso in camiciole, che il respiro dolcemente modella;
erano le stanze dell’infanzia con la loro pace senza pena,
le loro mani, i sussurri, le candele che piangono luminose?

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
ultimi versi della poesia “Ciò che abbiamo perduto”
da “Outside History” in Tempo e violenza. Poesie scelte
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti


….fammi tornare.

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La bambina con treccine e frangetta, col bavaglino e la borsa sulla schiena,
nella quale le foto dei miei mi insegnarono a riconoscermi,
oggi, davanti a me, compare in questo quaderno.
Felice coincidenza: da questa creatura venni
per giungere a lei dopo un lungo cammino.
Ti prego: continua a essere te stessa, o torna a godere i tuoi genitori ancora giovani,
l’agnello e l’acqua nel suo letto di pietra. Non preoccuparti:
sono una di quelle signore che a volte trovi in visita a casa
e il cui nome non riesci più a ricordare.

María Victoria Atencia, Malaga 1931
Traduzione: Raffaella Marzano

Questa poesia, in cui il presente e la memoria si intrecciano come fili di un tessuto inestricabile, mi riporta alla mente  un verso bellissimo  di Mahmoud Darwish:

 “Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia /fammi tornare…..”


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