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A cchiù bella

Tu si ‘a cchiù bella cosa
ca tene stu paese,
tu si comm’ a na rosa,
rosa… rosa maggese.
Sti ccarne profumate
me metteno int’ ‘o core
comme fosse l’essenza,
l’essenza ‘e chist’ammore.

Antonio De Curtis Totò

Questa poesia di Totò fu musicata dall’indimenticabile Giuni Russo. Lei ne fece un pezzo struggente, delicato e  toccante.

Subito mi è venuta in mente,  quando ho pensato che oggi si festeggia Santa Rosa e Rosa era il nome della mia nonna materna.  Lei era una creatura dolcissima e infelice, tormentata tutta la vita da quel male oscuro che spegne dentro ogni voglia di vivere. Conobbe l’orrore di terapie disumane come l’elettroshock, l’isolamento e altro….eppure di lei, oltre a due camicie da notte di lino  d’altri tempi ricamate a mano e che indosso in estate,  mi è rimasta la tenerezza delle sue mani sui miei capelli e il  sorriso appena accennato, ogni volta che mi guardava.

 

(La canzone inizia dal minuto 0.50)

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Buon viaggio!

2017-06-19 12.17.59

 

Le tue prime scarpe erano bianche e di pelle morbida.

Oggi sono un ninnolo appeso

alla porta della tua vecchia stanza,

 la tua bambina ogni tanto ci gioca.

Non si adattano più  all’impronta  (enorme) del tuo piede,

solo,   dondolano ogni volta che si entra.

Allora,   ti raccontavo il mondo così: 

il bosco,  il cavaliere coraggioso,

viaggi lunghi quanto una vita,

 terre lontane,  reami sconosciuti e poi  

la via del ritorno, sempre così facile  da percorrere!

Crescendo, i tuoi piedi hanno sempre avuto

voglia più di correre  che di camminare,

insaziabili di strada come le vele lo sono del  vento.

Sei partito tante volte per vedere come è fatto il mondo

e ogni volta sei ripartito con la stessa urgenza di andare.

 Anche ora parti, figlio,  vai con tutta la tua vita,

l’orizzonte negli occhi  e la sete  del remoto nel cuore,

vedrai mari mai visti, il mondo come dovrebbe essere,

senza confini,  respirerai il vento e le sue distanze,

 vedrai i mattini che sempre ricompaiono uguali

dopo notti scintillanti. E uccelli migratori   

che imparano ogni volta la via del ritorno.

Anche tu tornerai, alla tua casa. Al tuo cuore.

Perché, ricorda,  è da lì che sei partito ogni volta,

da  te stesso, ed è lì che troverai le risposte che cerchi

 intanto che in te nuove  domande  nasceranno  ancora e ancora e ancora……

Buon viaggio!

mamma


cercavamo la strada…..

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Nelle auto

Eravamo tranquilli,
ce ne stavamo seduti nelle vecchie auto,
giravamo la manopola della radio
e cercavamo la strada
per il sud.

Alcuni ci scrivevano cartoline dalla solitudine
per spronarci a decisioni definitive.

Alcuni sedevano sulla montagna
per vedere il sole anche di notte.

Alcuni si innamoravano,
mentre è assodato che una vita
non rappresenta una faccenda privata.

Alcuni sognavano un risveglio
Alcuni sedevano come star del cinema morte

che doveva essere più radicale di ogni rivoluzione.

e aspettavano il momento giusto
per vivere.

Alcuni morivano
senza essere morti per la loro causa.

Eravamo tranquilli,
ce ne stavamo seduti nelle vecchie auto,
giravamo la manopola della radio
e cercavamo la strada
per il sud.

 

Wolf Wondratschek , Turingia 14  /8 /1943

da ” Il riso sommesso all’orecchio di un altro”

traduzione di Anna Maria Curci

 

Leggo questa meraviglia e penso ai miei vent’anni e quelli dei miei coetanei verso la fine degli anni 60 e l’inizio dei terribili 70. Così eravamo,  in un mondo vecchio come auto d’epoca,  “giravamo la manopola della radio” per cercare stazioni nuove, nuovi obiettivi da raggiungere e dare  un  senso pieno alle nostre vite. Il Sud era  il simbolo di una realtà libera dai tabù e dal conformismo che ci soffocava. Una generazione predestinata, almeno così pensavo. Alcuni sono stati a guardare  e non hanno fatto nulla , altri hanno scelto la violenza e la morte propria e quella di esseri innocenti, una strada  che li ha condannati alla solitudine. In tanti, invece,  abbiamo creduto che un mondo diverso e migliore fosse possibile e raggiungibile con la forza delle idee e degli ideali, attraverso la protesta pacifica. Non ci siamo riusciti ma ci abbiamo provato. E siamo ancora qui a credere in un mondo migliore, a “girare la manopola” alla ricerca di  nuove stazioni, altre strade per il “Sud”.

Annamaria S.


Flash

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Lei è immobile come il silenzio

vorrebbe  dire quello che non sa.

Lui ha scarpe rotte e le ali chiuse

di un angelo che non vola più.

E in questo scatto allucinato

per un attimo

mi pare di capire 

qualcosa della vita.

 

Annamaria S.


Cammina per il mondo con il cuore e gli occhi avanti…

Anno scolastico 1969/70, in piena contestazione studentesca, con i miei compagni, mi avviavo all’esame di maturità. Il nostro professore di filosofia, un marxista leninista con la passione del cinema e della poesia, ci insegnava a riflettere sulla vita, sull’uomo e sul significato del suo stare al mondo, attraverso la narrazione cinematografica di capolavori come Zabriskie Point, Easy Rider, Il Laureato….E poi un giorno ci fece leggere Evtušenko.   Allora non sempre tutto ci era  chiaro,  ma  credo volesse dirci “…..osserva, ascolta cerca, cerca…” incoraggiandoci  a camminare “…per il mondo a testa alta, con il cuore e gli occhi avanti…”

Che maestri abbiamo avuto!!!!

 

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Da “La stazione di Zima’”

 

….Abbi pazienza, osserva, ascolta

cerca, cerca. Percorri tutta la terra

Sì, la verità è buona, ma la felicità migliore

eppure non c’è felicità senza verità.

Cammina per il mondo a testa alta

con il cuore e gli occhi avanti

e sul viso l’umida sferza delle  nostre conifere

e sulle ciglia lacrime e tempesta

tra gli uomini e saprai capirli.

Ricordati, io ti seguo.

Va’!

E io andai

E sono in cammino…

 

Evgenij  Evtušenko

Russia 18 luglio 1932 – 1 aprile 2017

Chissà………

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Chissà quanti anni avrai

quando scivolerò da un’onda bianca.

Scegli l’eterna estate, i l sole, il sonno,

l’umida luna che si sveglia a cena,

il dolce vento della siepe e il muro

d’un glicine perenne, il gelsomino

che odora anche se dormi,

chiuso nel mio saluto che ti sfiora.

Francesco Scarabicchi

da “L’ora felice”

———-

La mia nipotina.

Come le bambine della sua età,  

va a scuola e poi gioca,

va in bici, canta, balla.

Mi parla

e racconta della maestra,

delle sue amiche, del suo amoroso,

del colore giallo che non le piace……

ed io, ogni volta,

mi addentro nel suo mondo  e nella sua vita,

con la stessa esitazione

di chi apre una porta

e aspetta che gli dicano “entra!”

E mi avvicino alla sua tenerezza

con, negli occhi , lo stesso stupore

di chi, per la prima volta, ha visto il mare.

Annamaria


La mia solitudine mi coglie di sorpresa come una presenza: come un essere invisibile

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Ho letto le poesie di Prados

in un libro che era di mio marito:

c’è il suo nome, il luogo, la data

e segni di matita accanto ai versi

che gli sono piaciuti.

“Quien roba luz en las ramas

del arbol?”

Si sarà tolto gli occhiali,

avrà guardato fuori.

Mi tolgo gli occhiali, guardo fuori,

segno con la matita altri versi.

“Mi soledad me ha sorprendido

como una forma humana”.

Lui è morto da undici anni,

e il libro di Prados è del sessantasei.

 

 

Alida Airaghi, Verona  1953

da “Frontiere del tempo”

 

Sul mio comodino c’è sempre più di un libro,  per via dell’abitudine che ho, fin dall’adolescenza,  di leggerne due, a volte anche tre,  contemporaneamente. Mio marito, invece, negli ultimi anni  aveva ammassato, sul suo,   libri e libri  e ciò era spesso motivo di battibecchi tra di noi, perché nell’operazione di rispolvero, cadevano e lui si lamentava del confuso riordino da parte mia. Trattavano tutti di un unico argomento: la genetica, una materia per me di difficile lettura. Ora che non c’è più,  li ho riposti nella libreria dello studio. Quando mi capita di fare pulizia,  li sfoglio, leggo qualche titolo, mi soffermo alle sottolineature a matita,  li richiudo, con la mano percorro  i loro margini e sfioro lentamente  la superficie delle pagine, quasi fossero carezze.

Iraida (Annamaria S.) 

 


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