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Oggi compie 84 anni Jack Hirschman, l’Immenso Jack!!!!!!!!

 

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Felicità

C’è una felicità, una gioia
nell’anima che è stata
sepolta viva in ciascuno di noi
e dimenticata.

Non si tratta di uno scherzo da bar
né di tenero, intimo umorismo
né di amicizia affettuosa
né un grande, brillante gioco di parole.

Sono i superstiti sopravvissuti
a ciò che accadde quando la felicità
fu sepolta viva, quando essa
non guardò più

dagli occhi di oggi, e non si
manifesta neanche quando
uno di noi muore – semplicemente ci allontaniamo
da tutto, soli

con quello che resta di noi,
continuando ad essere esseri umani
senza essere umani,
senza quella felicità.

 

Jack Hirschman, New York, 13 dicembre 1933 

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L’Arcano Quntzeros

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 …………………………………
Eccezionale America!
America l’Eccezione
ora chiede di essere regola
e righello
calato sul palmo aperto del genere umano
che trionfò sui sovietici
in una masturbazione lunga 36 anni,
comprendente lo stupro del Vietnam,
gli snuff del Guatemala,
l’ammassarsi di mucchi di denaro
sui comodini di Nicaragua,
El Salvador, Haiti per proteggere
la bordellizzazione di questi tempi.
Impero? Noi siamo la malavita
del mondo, guidati da una banda
di criminali ben vestiti, un Congresso
folle di lucro di codardi la cui
incallita indifferenza e esternazioni
di stronzate per il passaggio di leggi
di estorsione e banalità hanno assicurato
che a un uomo o una donna ci vorrà
tutta la vita per diventare
un semplice essere umano.
Impero davvero!
Tu gigantesca indegnità!
Tu immenso fallimento sul palcoscenico del mondo!
Solo quando, fra appena qualche anno, spaccone,
quel “mostro” (per usare il nome
 guerrafondaio con cui già la definisci), ti avrà
sorpassato in ogni campo del progresso
umano e di umanità, e quella gente
sia più vecchia che più giovane di te,
un miliardo, dirà:
“Noi non vogliamo che tu faccia la guerra
mai più da nessuna parte sulla terra.
Se lo farai fermeremo te e le tue
armi di distruzione di massa
senza che si spari neanche un colpo.
Noi siamo la maggioranza. Tu sei un ragazzino indisciplinato.
Vai nell’angolo e impara la lezione” –
allora, America, finalmente sarai libera.

Jack Hirschman. New York, 13 dicembre 1933

da “12 arcani”

traduzione Raffaella Marzano”


L’arcano di Pasolini

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… il suono che fa il dolore quando
cade attraverso se stesso e non tocca
fondo…(J.H.)

 

….II braccio distorto insanguinato,

capelli impiastrati di sangue,

braccia annerite di lividi

e arrossate di sangue;

dita della mano sinistra

fratturate e tagliate,

mascella sinistra fratturata,

naso schiacciato e piegato;

orecchie tagliate a metà,

quella sinistra girata,

ferite sulle spalle,

torace, lombi;

profonda lacerazione sulla nuca,

ampio livido sui testicoli,

10 costole e lo sterno rotti,

fegato lacerato, cuore scoppiato.

Avrebbe potuto essere anche qui, in un luogo inesistente, in questo

luogo inesistente

che conosco così bene, questa New York di nulla facente,

 facendo nulla, o, anche,

per tutti gli opportunisti, nulla da fare

nei luoghi che riattraverso

solitario, vecchio e

infelice come nella mia adolescenza

per le strade e giù negli scantinati dei club,

quella vita di muscoli rivoltata

come un guanto,

di pustole e orecchie sporche,

ma adesso immensamente più solo

dacchè la produzione di cose è divenuta

una consunzione che tutto consuma, cosicché ora

il nudo segno del dollaro è stampato

su tutto e su tutti

splendendo d’oscurità dagli abissi dell’avidità

dalla quale lui ci mise in guardia con innocenza indifesa

(come tutti da questa parte) paradossalmente indecente,

lui che aveva persino “imparato a far l’amore senza amore

e senza rimorso”….


 

Jack Hirschman. New York, 13 dicembre 1933

da “L’arcano di Pasolini”

traduzione Raffaella Marzano


Devi avere il cuore infranto per accogliere la vita.

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Vai al tuo cuore infranto.
Se pensi di non averne uno, procuratelo.
Per procurartelo, sii sincero.
Impara la sincerità di intenti lasciando
entrare la vita, perché non puoi, davvero,
fare altrimenti.
Anche mentre cerchi di scappare, lascia che ti prenda
e ti laceri
come una lettera spedita
come una sentenza all’interno
che hai aspettato per tutta la vita
anche se non hai commesso nulla.
Lascia che ti spedisca.
Lascia che ti infranga, cuore.
L’avere il cuore infranto è l’inizio
di ogni vera accoglienza.
L’orecchio dell’umiltà ascolta oltre i cancelli.
Vedi i cancelli che si aprono.
Senti le tue mani sui tuoi fianchi,
la tua bocca che si apre come un utero
dando alla vita la tua voce per la prima volta.
Vai cantando volteggiando nella gloria
di essere estaticamente semplice.
Scrivi la poesia.

Jack Hirschman. New York, 13 dicembre 1933

Era l’aprile del duemilacinque. Quella mattina, davanti ai miei occhi, si materializzò un mito: Jack Hirshman.
Il collega, amico e poeta Emilio Piccolo era riuscito a portarlo nel nostro liceo. Al momento delle presentazioni, intimidita dall’imponente figura ma soprattutto da ciò che rappresentava, gli porsi semplicemente la mano e invece lui si allungò verso di me, ma lo fece con tutti, e mi baciò sulle guance. Ricordo ancora l’ispido dei suoi folti baffi! I ragazzi erano sovraeccitati, avevano saputo che quest’omone dal volto sorridente era stato il professore di letteratura di un loro idolo: Jim Morrison. Ma se ne dimenticarono quasi subito. Hirshman incominciò a leggere ad alta voce e nella sua lingua madre, poesie da “Volevo che voi sapeste” e “I dodici Arcani”. I ragazzi seguivano la traduzione dalle fotocopie distribuite da noi docenti. Lui leggeva e la voce era accompagnata da ampi movimenti delle braccia che parevano allungarsi a dismisura, come a comprendere l’intero auditorium, per poi finire raccolte sul suo petto. Guardandolo, pensai alle pratiche sciamaniche, a quei riti misteriosi capaci di governare il tempo e lo spazio. E qualcosa di magico si stava compiendo, se un centinaio di ragazzi ammutoliti, un attimo dopo ogni lettura, si lasciavano andare ad ovazioni da concerto rock.

Iraida (Annamaria Sessa)


Poesia, l’arte che insorge.

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Nella foto, Lawrence Ferlinghetti con Jack Hirschman.

Osa essere un guerrigliero poetico non-violento,
un antieroe.
Controlla la tua voce più incontrollata con
compassione.
Fai il vino nuovo con gli acini della rabbia.
Ricorda che gli uomini e le donne sono esseri
infinitamente estatici, infinitamente sofferenti.
Solleva i ciechi, spalanca le tue finestre chiuse,
solleva il tetto,
svita le serrature delle porte, ma non buttare via
i cardini.

Da Poesia come arte che insorge
Lawrence Ferlinghetti. New York, 24 marzo 1919


Senza quella felicità

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Felicità

C’è una felicità, una gioia
nell’anima che è stata
sepolta viva in ciascuno di noi
e dimenticata.

Non si tratta di uno scherzo da bar
né di tenero, intimo umorismo
né di amicizia affettuosa
né un grande, brillante gioco di parole.

Sono i superstiti sopravvissuti
a ciò che accadde quando la felicità
fu sepolta viva, quando essa
non guardò più

dagli occhi di oggi, e non si
manifesta neanche quando
uno di noi muore – semplicemente ci allontaniamo
da tutto, soli

con quello che resta di noi,
continuando ad essere esseri umani
senza essere umani,
senza quella felicità

Jack Hirschman
(nato a New York, 13 dicembre 1933)


Interludio umano



Lei stava appoggiata
al muro vicino
all’Hotel Tevere con in mano
un biccchiere di plastica
quando iniziò a piovere.
Ho cercato una moneta, le sono
andato vicino
e l’ho fatta cadere nel bicchiere.
Cadde sul fondo
di un’aranciata.
Sono arrossito, ho guardato
i suoi occhi devastati e la pelle
e i capelli diventati prematuramente
grigi, e ho detto che
mi dispiaceva, che avevo pensato
avesse bisogno di soldi.
“Ne ho bisogno”, rispose
e sorrise “Stavo
solo bevendo
qualcosa”.
E restammo così
a ridere assieme
mentre guardavamo le gocce di pioggia cadere
sul lago d’arancia
sopra la moneta che affondava.

Jack Hirschman (New York, 13 dicembre 1933)


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