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Sogno

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Perché sono ormai sei anni da allora,
perché non c’è sulla terra, ancora,
nulla che sia tanto dolce quanto una stanza
per due, se è tua e mia;
perché persino il tempo, questo parente povero
che conobbe giorni migliori,
sembra oggi partigiano della felicità,
cantiamo, allegria!

E poi alziamoci più tardi,
come fosse domenica. Che la mattina intera
ci sfugga nel fare un’altra volta l’amore,
perché sia migliore; in un modo diverso
che la notte non può immaginarsi,
mentre la stanza si anima
di sole e vicinanza tranquilla, come il tempo,
e di storia serena.

L’eco dei giorni di piacere,
il desiderio, la musica accordata
dentro in fondo al cuore, e che io ho messo appena
nelle mie poesie, perché romantica;
tutto il profumo, tutto il passato infedele,
quello che fu dolce e dà nostalgia,
non vedi come si fonde nella realtà che allora
sognavi e sognavo?

La realtà – non troppo attraente –
con gli inconvenienti di essere due,
le vergognose notti d’amore senza desiderio
e di desiderio senza amore,
che nemmeno in sei secoli di sonno solitario
le sconteremmo. E con
le transizioni vaghe, dal tradimento al tedio,
dal tedio al tradimento.

La vita non è un sogno, tu sai
già che tendiamo a dimenticarlo.
Ma un poco di sogno, non di più, un assaggio
per questa volta, tacendo
il resto della storia, e un istante
– mentre tu ed io ci auguriamo
felice e lunga vita in comune –, sono sicuro
che non possa far male.

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990

da “Le persone del verbo”

traduzione di G. Calabrò

Ci sono poesie che sono come  posti che, appena ci metti piede, hai l’impressione che da sempre  non stiano  aspettando che  te. Così è, ogni volta che leggo la Poesia di Jaime de Bidma.

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Epidemica e Celeste

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*… quam magnus numerus Libyssae arenae
………………………………………….
aut quam sidera multa, cum tacet nox,
furtivos hominum vident amores

                                                       (Catullo)

Immaginati adesso che tu ed io

ormai a notte fonda
parliamo da uomo a uomo, finalmente.
Immaginatelo,
in una di quelle notti memorabili
di rara comunione, con la bottiglia
mezza vuota, i posacenere sporchi,
e dopo aver sviscerato il tema della vita.
Ti mostrerò un cuore,
un cuore infedele,
nudo dalla cintola in giù,
ipocrita lettore – mon semblable, – mon frère!

Perché non è l’impazienza del cacciatore d’orgasmo
che trascina il mio corpo verso altri corpi
se possibile giovani:
io inseguo anche il dolce amore,
il tenero amore per dormirci accanto
e che rallegri il mio letto al risveglio
……………………………………………
Per sapere d’amore, per apprenderlo,
essere stato solo è necessario.
Ed è necessario in quattrocento notti 
– con quattrocento corpi differenti –
aver fatto l’amore. Che i suoi misteri,
come disse il poeta, sono dell’anima,
ma un corpo è il libro in cui si leggono.
………………………………………………

La sua gioventù, la mia,
– musica del mio fondo –
sorride ancora nella imprecisa grazia
di ogni corpo giovane,
di ogni incontro anonimo,
illuminandolo. Dandogli un’anima.
…………………………………………
Né la passione di una notte d’avventura
che possa comparare
con la passione che porta il conoscersi,
gli anni di esperienza
del nostro amore.
Perché anche in amore
è importante il tempo,
e dolce, in qualche modo,
verificare con mano melanconica
il suo percettibile passaggio sopra un corpo
………………………………………………….                                                                
Sulla sua pelle indefinita,
quando passeranno altri anni e saremo alla fine
voglio schiacciare le labbra invocando
l’immagine del suo corpo
e di tutti i corpi che una volta amai
anche fosse un istante, disfatti dal tempo.
Per chiedere la forza di poter vivere
senza bellezza, senza forza e senza desiderio,
mentre continuiamo uniti
fino a morire in pace, entrambi,
come dicono che muoiono  quelli che hanno amato molto.

 

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990

da Antologia Poetica (1953 – 1981) traduzione F. Luti

 

E ‘stato uno dei più grandi poeti spagnoli della generazione degli anni Cinquanta. La sua è una poesia  di grande intensità e  perfezione formale: colloquiale, comprensibile fin da subito, e tuttavia raffinata. Sebbene fosse nato da una famiglia dell’alta borghesia, la denuncia sociale e la sua ferma opposizione al franchismo sono temi che ricorrono spesso nella sua opera, ma non solo.

Jaime de Bidma ebbe una personalità  e una vita complesse e tormentate. L’eccesso di alcol e una vita senza regole lo portarono  a situazioni, spesso,  drammatiche e complicate. Un suo biografo dice di lui ” aveva una sessualità trasgressiva, disperata, incontenibile e in questo somigliava a Pasolini..” Debbo dire che mi è capitato di pensare la stessa  cosa quando ho letto Pandemia e Celeste.  Tocca l’anima. Nei versi è espresso,  con profondo sentimento e commovente sincerità,  l’irrefrenabile bisogno di passare attraverso molteplici avventure omosessuali, una specie di viatico necessario,  per esaltare, comunque sia,  l’unico vero grande amore, il mondo di relazioni che si stabilisce tra due persone che si amano l’un l’altro, profondamente. 

 

*sono versi tratti dal VII carme di Catullo (sotto, in neretto, la traduzione dei versi citati)

Tu chiedi, oh Lesbia, quanti tuoi baci  siano a me sufficienti e di avanzo Quanto grande il numero di (granelli di) sabbia libica (che) giace a Cirene la sarpicifera (ricca di laserpicio, una pianta detta anche silfio), tra l’oracolo di Giove infuocato e il sacro sepolcro dell’antico Batto, oppure quante stelle, quando la notte tace, vedono i furtivi amori degli uomini. Solo così Catullo pazzo d’amore sarà sazio, se tu lo bacerai con tanti baci che i curiosi non possano contarli, né gettare il malocchio i maldicenti.


…..una casa deserta a due ore da qui

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Una casa deserta che io amo,

a due ore da qui,

mi serve di conforto.

 

Sulle sue tegole rose dall’erba

la luna si fiacca,

si addormenta il sole del tempo.

 

Tra le sue mura il silenzio esiste

che ora io immagino

sognando di vivere

 

una seconda infanzia prolungata

fino all’avvizzimento

di essere carnale, felice.

 

Mi affaccerò silenzioso a vedere il giorno,

contento di stare solo

con la vita che ho.

 

Sorprendere nel letto un altro corpo,

solamente qualche notte,

sarà come bagnarmi.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


Invecchiare è un’arte

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Arti di essere maturo

A José Antonio

Anche ora la vecchia tentazione
dei corpi felici e della gioventù
conserva un qualcosa di attraente per me,
non mi lascia dormire
e questa notte mi eccita.
Perché qualcuno raccontò storie
di pescatori sulla spiaggia,
quando tornano: la luce dell’alba
segnando, livida, il limite del mare,
e arrostiscono sardine fresche,
con gli spiedi, sulla sabbia.
Lo immagino subito.
E mi prende una voglia di vivere
e vedere far giorno, andando a letto tardi,
cosa che non sta bene ormai alla mia età.
Sebbene forse dia sollievo svegliarsi
a un altro ritmo, domani…..
Come libri letti sono passati gli anni
che si allontanano, ormai senza ragione d’essere
– opere d’altri tempi.
E l’ansia di piangere
e il contatto con il lenzuolo, che mi rendeva inquieto
nelle odiose notti d’estate,
il lusso dell’impazienza e il dono dell’elegia
e il dono della disciplina applicata al sogno,
la mia fede nella grande storia…
Invecchiare ha il suo fascino.
È come quando da giovani
si impara a ballare, a piegarsi a un ritmo
più insistente della nostra esperienza.
E produce perfino un certo istintivo
piacere curioso,
una seconda natura.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


“Oggi amo molto meno la vita ma sempre mi piace vivere”… César Vallejo

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De senectute

Y nada temí más que mis cuìdados
(Góngora).

Non è il mio, questo tempo.
E sebbene sia così mio questo frusciare d’uccelli
fuori nel giardino,
la loro profusione fra le piccole foglie, che mi commuove
come un’intimazione
non dice più le stesse cose.
Mi sveglio
come chi sente un respiro
osceno. È che fa giorno.

Nasce un altro giorno in cui non sarò invitato
nemmeno a un momento felice. Né a un pentimento
che, per non essere antico,
ah Seigneur, donnez–moi la force et le courage! –
inviti davvero a pentirmi
con qualche traccia di sincerità
Ormai non temo nulla più delle mie cure.
Della vita mi ricordo, ma dove sta.

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


le dimensioni del teatro

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Non tornerò ad essere giovane.

Che la vita faceva sul serio
uno lo comincia a comprendere più tardi
– come tutti i giovani, io pensai
di tenere in pugno la vita.
Lasciare un segno, volevo,
e andarmene fra gli applausi
– invecchiare, morire, erano solamente
le dimensioni del teatro.
Ma è passato il tempo
e la verità sgradevole affiora:
invecchiare, morire
è l’unico argomento dell’opera.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


De vita beata

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In un vecchio paese inefficiente,
un po’ come la Spagna tra due guerre
civili, in un paesino sul mare,
possedere una casa e pochi beni
e memoria nessuna. Non leggere,
non soffrire, non scrivere, non pagare conti,
e vivere come un nobile decaduto
fra le rovine della mia intelligenza.

 

Jaime Gil de Biedma
Barcellona 13 11 1929 – Barcellona 8 1 1990


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