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Ulisse nelle acque di Itaca

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Stai arrivando sull’isola e, quindi, sai

cos’ è il destino; vivere, cosa significa

Il tuo arco sarà polvere in un attimo.

Polvere sarà il telaio e la trama.

I pretendenti, che nel patio accampano,

sono ombre nei sogni di Penélope.

Stai arrivando sull’isola: come il tempo

nell’Odissea, batte il mare sugli scogli.

Nessuno ha mai tessuto la tua assenza. E nessuno

è venuto a disfare il tuo oblio.

Anche se, a volte, la ragione lo ignora,

Penelope è l’ombra del tuo sogno.

Stai arrivando sull’isola: i gabbiani

coprono la spiaggia e non si muoveranno

quando passerai senza lasciare tracce,

perché non esisti: sei leggenda.

Forse un lontano Ulisse morì a Troia,

e forse una donna pianse,

ma nel sogno di un poeta greco

sei l’idea dell’uomo:

nella mente di Omero, puntuale

eterno, ad ogni alba sbarca un solitario Ulisse.

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna 11 5 1938


Come i treni che nell’infanzia…

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Cosa fare con le parole alla fine? 
Posso solo cercare, per sapere chi sono, 
nell’infanzia e ora nella vecchiaia: 
qui è dove la notte è fredda e chiara 
come un principio logico. Il resto della mia vita 
è una confusione per tutto quello 
che non ho mai capito: 
le noiose domande sul sesso
e gli inutili lampi 
di  intelligenza. Devo convivere 
con la tristezza e la felicità, 
vicini spietati. 
L’ultima verità si avvicina, dura e semplice. 
Come i treni che nell’infanzia, 
giocando sul marciapiede, mi superavano sfiorandomi.

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938

da “Amar es dònde”

 


L’amore è un posto

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Seduto su un treno guardo il paesaggio
e all’improvviso, fugace, un vigneto passa
come un  lampo di  verità.
Scendere dal treno sarebbe un errore
perché intanto il vigneto scomparirebbe.
L’amore è un posto,  lo evoca sempre qualcosa:
un tetto in lontananza, il podio  vuoto
(a terra una rosa) di un direttore d’orchestra,
i musicisti che oggi suonano da soli.
La tua camera all’alba.
E, naturalmente, gli uccelli che cantano
in quel cimitero una mattina di giugno.
L’amore è un posto.
Resiste nel più profondo: è da dove veniamo.
Ed è anche il luogo dove si trova la vita.

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938

da “Llegas tarde a tu tiempo”

traduzione mia


Non gettar via le lettere d’amore

 

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Loro non ti abbandoneranno.

Il tempo passerà, si spegnerà  il desiderio

– questa linea d’ombra-

e la sensuale aria, bella e intelligente,

in te sarà  nascosta, in fondo ad uno specchio.

Cadranno gli anni . Ti stancherai dei libri.

Scenderai ancor più

e perderai perfino la poesia.

Il rumore della città attraverso i vetri

finirà per essere la tua unica musica,

e le lettere d’amore che hai conservato

saranno la tua ultima letteratura.

 

 

Joan Margarit 

Sanahuja , Spagna  11 5 1938

dall’antologia “La libertà è uno strano viaggio

liberamente da me tradotta


La ragazza del semaforo

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Hai la  stessa età che avevo io
quando ho cominciato a sognare di incontrarti
Allora non sapevo,  proprio come  non 
hai ancora imparato tu,  che arriva il giorno in 
cui l’amore è quest’arma carica
di solitudine e malinconia 
puntata dai   miei occhi. 
Sei la ragazza che ho cercato 
quando non esistevi ancora. 
E io l’uomo verso il quale 
vorrai  un giorno dirigere i tuoi passi. 
Ma sarò tanto lontano da te allora 
quanto sei tu da me ora a questo semaforo.

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938

da “Llegas tarde a tu tiempo”

traduzione mia


Cose che abbiamo in comune

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Esserci conosciuti un autunno su un treno che andava vuoto.

La promessa di desiderio radiosa, sebbene crudele .

La cicatrice della malinconia e l’antico sentimento con cui

comprendiamo i motivi del lupo. 

La luna che accompagna il treno notturno 

Barcellona-Parigi. 

Un coltello di luce per i crimini 

che dobbiamo commettere per amore. 

La nostra dannata fortuna innocente. 

La voce del mare, che ti dirà sempre 

dove sono, perché è il nostro confidente. 

Le poesie, che sono lettere anonime 

scritte da dove non immagini, 

alla stessa ragazza che un autunno

ho incontrato su quel treno che andava vuoto.

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938

traduzione mia

 

 


Consuetudine

Andrew Wyeth - Wind from the Sea, 1947

 

Già da bambino  cercavo finestre

per poter scappare con gli occhi.

Da allora, se entro in un posto,

guardo con attenzione dove lascio la giacca

e dov’è l’uscita.

La libertà, per me, significa fuga.

Ci sono molte porte nel mondo.

Anche il sesso, in caso di emergenza,

può esserlo, anche se tutti vanno chiudendosi

e, per fuggire, molto presto 

solo le finestre dell’infanzia

resteranno spalancate

per poter saltare.

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938

 


Ho rimosso tappeti e tende….

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Ho rimosso tappeti e tende,

tutti i tavoli su cui da tanto tempo

non mangio né scrivo.

Ho tolto i quadri e  dipinto le pareti

per cancellare i segni degli anni.

Tengo alcuni libri. So bene quali.

Ho distrutto

lettere d’amore che non mi amavano più.

Silenziosi, ora, gli amori

sono  iceberg  di pensiero che vagano…..

 

Joan Margarit 

Sanahuja, Spagna  11 5 1938


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