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Gli occhi imprigionati

presente-passato-futuro

 

Mi sfugge la vita dalla bocca
e più non so dove guardare
se dietro se di fronte.
Non so più andare avanti.
E nemmeno fermarmi.

 

JORGE ARBELECHE,  Montevideo (Uruguay) 23  10  1943

da “Gli occhi imprigionati” in “40 poesie”

a cura di Alessio Brandolini e Martha Canfield

 


…le cose umili e complesse che compongono la vita: l’amore e la frutta lo sguardo la mano il sorriso e il canto.

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Il contadino di Taškent dai denti d’oro
mi regala un fascio d’erbe con un sorriso
e mi dice con suoni che non riesco a riconoscere
qualcosa come albero falò mantice o fiume.
È un uomo semplice del centro dell’Asia
e io un sudamericano che s’è portato dietro
il suo logoro bagaglio.
Egli mi offre con le sue erbe
quest’aria così reale e così chiara
della quale si nutrono uva pesche
spezie cipolle cannella
i visi aperti verso il giorno
che si riempie delle cose umili
e complesse che compongono la vita:
l’amore e la frutta lo sguardo la mano
il sorriso e il canto.
Sono un uomo d’America e un uomo
dell’Asia che non capiscono ciò
che pronunciano le loro bocche ma conoscono
quello che non entra nelle parole
e che fa gravida l’aria quest’aria
che illumina ed avvolge
quando insieme si trovano
l’uomo dell’Asia con l’uomo americano.

Jorge Arbeleche, Montevideo 1943
traduzione Martha L. Canfield

E’ un respiro largo davanti a un campo aperto questa poesia! Ogni cosa, sulla terra, nella vita dell’uomo, ha una sacralità che prescinde l’esprimibile.
Che meraviglioso stupore!!! (Annamaria S.)


La memoria

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Nel confine dove termina la memoria
ondeggia un manto flessibile di ricordi:
si sedimentano, s’accumulano uno
ad uno, a volte uno sale e cancella
il profilo di quello rimasto sotto
e quello più in basso soffre tradito
dal nuovo del piano superiore
altre volte il tradito finge di tradire.

Nessun ricordo è fisso: si muovono
si sistemano a volontà a volte
autonomi altre volte si organizzano
pietra su pietra fino alla rigida
costruzione della memoria
dove “la morte non avrà dominio”*
e il tempo somiglierà a un limbo
di punti sospensivi………..


Jorge Arbeleche, Montevideo 1943
Trad. Alessio Brandolini e Martha Canfield

*citazione da Dylan Thomas


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