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Tamerlano

camicia di forza

 

[…] ordinerò che i miei arcieri lancino
frecce di ferro contro il cielo avverso
e imbandierino di nero il firmamento
perché non ci sia un uomo che non sappia
che gli dei sono morti. Io sono gli dei.
Che altri ricorrano all’astrologia
giudiziaria, al compasso e all’astrolabio,
per sapere cosa sono. Io, sono gli astri.[….]

 

Jorge Louis Borges
da ” L’oro delle tigri” 1972
in Poesie (1923-1976)

 

I versi sono tratti dalla poesia “Tamerlano”, il personaggio storico diventato leggenda che, con la sua invincibile Orda d’Oro, toccò Mosca, la Persia, L’Egitto, le foci del Gange, facendo di Samarcanda il centro di un impero sterminato.
Chi parla, però, non è il signore dei mongoli ma un malato di mente che ha letto il dramma di Marlowe “Tamerlano il grande” e si identifica nel grande personaggio storico, rovesciando, in un delirio di onnipotenza, il suo stato di uomo soggiogato e vinto dal destino. Il monologo è drammatico.
A me fa pensare alla follia che c’è in ogni volontà di potere assoluto dell’uomo su altri uomini.


El sur (Il Sud)

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Da uno dei tuoi cortili aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina dell’ombra aver guardato
quelle luci disperse
che la mia ignoranza non ha imparato a nominare
né a ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio dell’acqua
nella segreta cisterna,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzio dell’uccello addormentato,
l’arco dell’androne, l’umidità
– queste cose, forse, sono la poesia.

Jorge Louis Borges
da “Fervore di Buenos Aires”
in “Poesie 1923 – 1976”

Borges diceva che il “Sur” , più che una zona precisa di Buenos Aires, era la sostanza originale, l’idea platonica della città. ” Non c’è un palmo di Buenos Aires che pudicamente, intimamente, in senso assoluto, non sia il “Sur” J.L.Borges


Fine d’anno (1939)

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Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

Jorge Louis Borges

 


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