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…il sapore di un frutto, il ritmo di un esametro, l’odore di una biblioteca, la levigatezza dell’unghia limata…

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Quando ci annichilisce la sfortuna,
in un momento ci salvano
le minime avventure
dell’attenzione o della memoria:
il sapore di un frutto, il sapore dell’acqua,
quel volto che un sogno ci riporta,
i primi gelsomini di novembre,
l’anelito infinito della bussola,
un libro che credevamo smarrito,
il ritmo di un esametro,
la piccola chiave che ci apre una casa,
l’odore di una biblioteca o del sandalo,
il nome antico di una strada,
i colori di una mappa,
una etimologia imprevista,
la levigatezza dell’unghia limata,
la data che cercavamo,
contare i dodici rintocchi oscuri,
un brusco dolore fisico.
Sono otto milioni le divinità dello Shinto
che viaggiano per la terra, segrete.
Queste semplici divinità ci toccano,
ci toccano e ci lasciano.

 

Jorge Luis Borges

da “La cifra” in I Meridiani di Borges  tomo II

traduzione di Domenico Porzio

 

 

….piccole cose, spesso preziose, se ciò che ci accade ci sembra insopportabile. A.S.

 

 


La cifra

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L’amicizia silente della luna

[cito male Virgilio] ti accompagna

fin da quella smarrita ormai nel tempo

notte o crepuscolo quando i tuoi vaghi

occhi la decifrarono per sempre

in un giardino o cortile che son polvere.

Per sempre? Io so che un giorno qualcheduno

ti potrà dire veritieramente:

non tornerai a veder la chiara luna.

Hai consumato già l’inalterabile

somma di volte che ti dà il destino.

E’ vano aprire tutte le finestre

del mondo. E’ tardi. Non potrai trovarla.

Viviamo riscoprendo ed obliando

l’abitudine dolce della notte.

Devi guardarla bene. Può esser l’ultima.

 

Jorge Luis Borges

da “La cifra” in I Meridiani di Borges  tomo II

traduzione di Domenico Porzio


Il riflesso dell’Islam

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RONDA *

L’Islam che fu spade

che desolarono il ponente e l’aurora

e strepito di eserciti sulla terra

e una rivelazione e una disciplina

e la distruzione degli idoli

e la conversione di tutte le cose

in un terribile Dio, che sta solo,

e la rosa e il vino dei sufi

e la rimata prosa del Corano

e i fiumi che rispecchiano minareti

e il linguaggio infinito della sabbia

e quell’altro linguaggio, l’algebra,

e il lungo giardino delle Mille e Una Notte,

e uomini che commentarono Aristotele

e dinastie che sono ora nomi della polvere

e Tamerlano e Omar, i distruttori,

qui, a Ronda,

nella delicata penombra della cecità,

è un concavo silenzio di cortili,

un ozio del gelsomino

e un tenue fruscio di acqua che esorcizzava

memorie di deserti.

 

Jorge Luis Borges

da “La cifra” in I Meridiani di Borges  tomo II

traduzione di Domenico Porzio

 

* Ronda è  è una città moresca dell’Andalusia. In questa, che è una delle ultime composizioni di Borges, il poeta  disegna un mondo, quello arabo. Le sue tracce sono presenti in uno sperduto paesino della Spagna e così,  al di là di geografiche geometrie, non ci sono solo le storie dei popoli ma un’unica Storia, quella del genere umano.

Le immagini le ho prese da un libro di Folco Quilici  “Il riflesso dell’Islam” 1983, regalo di un amico nei lontani anni 80. Ricordo che fu  una lettura piacevole e inconsueta per i tempi. Quel mondo, i rapporti con l’occidente, le guerre, la fame, il petrolio,  gli evidenti influssi sulla nostra civiltà, mi sembrarono  così remoti e lontani. Oggi  che la  globalizzazione ha accorciato distanze e cancellato confini,  paradossalmente la follia umana ha  innalzato muri di irreparabile incomunicabilità che  solo la memoria e la conoscenza della Storia potrebbero abbattere. 

Annamaria Sessa


…l’istante rabbrividito dell’alba…

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[…]

Se sono prive di sostanza le cose

e se questa numerosa Buenos Aires

non e’ altro che un sogno

che ergono in condivisa magia le anime,

c’e’ un istante

in cui pericola tumultuosamente il suo essere

ed e’ l’istante rabbrividito dell’alba,

quando sono pochi coloro che sognano il mondo

e soltanto alcuni nottambuli conservano,

cenerina e appena abbozzata,

l’immagine delle strade

che completeranno poi con gli altri.

Ora in cui il sogno pertinace della vita

corre pericolo di rottura,

ora in cui sarebbe facile a Dio

uccidere del tutto la Sua opera!

[…]

 

Jorge Luis Borges

frammento di “Alba” in Tutte le opere vol. II

traduzione D. Porzio


Nubi (I)

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Non vi sarà mai cosa che non sia

una nube. Lo son le cattedrali

di vasta pietra e bibliche vetrate

che il tempo spianerà. Lo è l’Odissea,

che cambia come il mare. Se la riapri

sempre cambia qualcosa. Anche il riflesso

del tuo viso è già un altro nello specchio

ed il giorno è un dubbioso labirinto.

Siamo chi se ne va. La numerosa

nuvola che si disfa all’occidente

è nostra effigie. Incessantamente

la rosa si tramuta in altra rosa.

Sei nuvola, sei mare, sei l’oblio.

Sei anche tutto quello che hai smarrito.

 

Jorge Luis Borges

da Tutte le opere vol. 1 (1984)

 

E’ così invecchiare: trasformarsi a poco a poco, come la farfalla inconsapevole, come la rosa in quel bicchiere, come le foglie della buganvillea. Siamo mutevoli come le nuvole, siamo anche quello che eravamo e non siamo più.

Annamaria S.

 

 


Versi che potei aver scritto e perduto verso il 1922

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Silenziose battaglie del tramonto
in sobborghi ultimi,
sempre antiche sconfitte di una guerra nel cielo,
albe ruinose che ci vengono
dal profondo deserto dello spazio
come dal profondo del tempo,
neri giardini della pioggia, una sfinge di un libro
che avevo paura di aprire
e la cui immagine torna nei sogni,
la corruzione e l’eco che saremo,
la luna sopra il marmo,
alberi che si alzano e durano
come divinita’ tranquille,
la mutua notte e la sperata sera,
Walt Whitman, il cui nome e’ l’universo,
la spada valorosa di un re
nel silenzioso letto di un fiume,
i sassoni, gli arabi e gli spagnoli
che, senza saperlo, mi generarono,
sono io tali cose e le altre
o sono chiavi segrete e ardue algebre
di cio’ che non sapremo mai?

 

Jorge Luis Borges

da Tutte le opere vol. 1 (1984)


Il mondo è alcune tenere imprecisioni

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MANOSCRITTO TROVATO IN UN LIBRO DI JOSEPH CONRAD *

Sulle tremule terre che esalano l’estate,
il giorno è invisibile tanto è bianco. Il giorno
è una striatura crudele in una persiana,
un fulgore nelle coste e una febbre nella pianura.

Ma l’antica notte è profonda come un vaso
di acqua concava. L’acqua si apre e infinite orme,
e in oziose canoe, davanti alle stelle,
l’uomo misura il vago tempo con il sigaro.

Il fumo ombreggia di grigio le costellazioni
remote. L’immediato perde preistoria e nome.
Il mondo è alcune tenere imprecisioni.
Il fiume, il primo fiume. L’uomo, il primo uomo.

 

 

Jorge Louis Borges

Da “Luna di fronte”

Traduzione di Livio Bacchi Wilcock

 

* Il riferimento a Conrad si spiega con la personale predilezione di Borges per questo scrittore. E’ noto quanto il poeta argentino sia lontano da un’idea di letteratura improntata al realismo “Il Realismo è un episodio, solo un momento nella storia della letteratura…… La grande letteratura non è mai stata realista…[la letteratura] non è fatta di parole; cioè, è fatta anche di parole, ma è fatta soprattutto di immagini, di sogni…” E, per Borges, Conrad è stato dopo Cervantes, un importante artefice di costruzioni romanzesche “…tutti l’hanno dimenticato. Eppure Conrad ha salvato quello che c’è di epico nel romanzo, e gli altri non l’hanno fatto..”.
La poesia, diciamo così, è un omaggio alle immagini e alle atmosfere dei romanzi di Conrad.
Le citazioni di Borges sono tratte da un’intervista del 1977 di Arbasino al poeta argentino che, in quel periodo, si trovava in Italia.

Annamaria Sessa


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