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Ritorni

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E così sei ritornato.

Come se niente fosse successo.

Come se il campo di concentramento, niente.

Come se è 23 anni 

che non sento la tua voce e non ti vedo.

Sono ritornati l’orsacchiotto verde, il tuo

soprabito lunghissimo e io

padre di allora.

Siamo tornati al tuo esser -figlio incessante

fra queste catene che non finiscono mai.

Non mancherai mai di mancare.

Torni e ritorni

e ti devo spiegare che sei morto.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini

 

Juan Gelman, poeta, scrittore e giornalista argentino, è vissuto a lungo in esilio, perchè impegnato nella lotta legale contro il regime di Videla, che negli anni 70, gli uccise il figlio Marcelo e la nuora. Quest’ultima, prima di essere giustiziata, aveva partorito una bambina, che fu data subito in adozione. Gelman iniziò quindi una lunga e difficile ricerca che finì nel 2000, quando il poeta riuscì a rintracciarla in Uruguay. Insieme a lei ha continuato a battersi, per il riconoscimento dei diritti dei familiari dei desaparesidos, fino alla fine. Gran parte della sua poesia trae spunto dalla vicenda biografica e politica che ha attraversato tragicamente la sua storia. Il suo stile è caratterizzato da una originale libertà idiomatica , neologismi,  inversioni sintattiche e semantiche…


Il filo dell’infanzia

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Il filo dell’infanzia

è fatto di molti fili.

Si confondono tra gli animali grandi,

una e un’altra volta. Chissà se guardandoli

non smettiamo di vederli. Quel paese

ci appartiene tardivamente.

Assomiglia a qualcosa di udito

quando il sole inonda

l’albero di fronte,

la nuvola che passa.

 

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


Viaggi

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Va ai suoi versi come chi va al suo nido.
Penelope non
gli farà mai un pullover e tanto meno
glielo disferà. Lui
non ha esigenze da argivo.
Gli amori di Priamo ed Arisbe
non gli interessano proprio e lo stesso
ascolta cembali e altre
avventure aeree
come un distempo, un disluogo.
La luce delle stelle lo sfiora
per un’aliena coincidenza dell’universo.
Da lui si staccano foglie secche
che egli contempla con stupore.
Sta nudo e trema. Non c’è
giustizia là fuori e lui
va cercando quel che non c’è.

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


….non c’è il tuo corpo e c’è bisogno del calore del tuo corpo….

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fa freddo in questa zona del paese
dove non c’è il tuo corpo e c’è bisogno
del calore del tuo corpo e non mi sento
addolorato o pentito o triste ma
soltanto solo…..

 

John Wendell, eteronimo di Juan Gelman
da ” Gotàn”
traduzione di Laura Branchini
 

Succederà

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Quando anima e spirito

e corpo sapranno,

e la luna sarà bella perché io la amai

ed il mondo sarà appeso al filo

della memoria e

sanguinerà la luce dietro

il bagno della sua grazia,

obbligheremo il futuro

a ritornare ancora. Allora

tutti gli occhi saranno uno

e la parola tornerà a parolare 

contro le sue creature.

Avrà termine l’eternità e questa poesia

cercherà ancora il suo

equipaggio e ciò

che non seppe nominare, tanto lontano.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere”

 traduzione di Laura Branchini

 

 

Juan Gelman, poeta, scrittore e giornalista argentino, è vissuto a lungo in esilio, perchè impegnato nella lotta legale contro il regime di Videla, che negli anni 70, gli uccise il figlio Marcelo e la nuora. Quest’ultima, prima di essere giustiziata, aveva partorito una bambina, che fu data subito in adozione. Gelman iniziò quindi una lunga e difficile ricerca che finì nel 2000, quando il poeta riuscì a rintracciarla in Uruguay. Insieme a lei ha continuato a battersi, per il riconoscimento dei diritti dei familiari dei desaparesidos, fino alla fine. Gran parte della sua poesia trae spunto dalla vicenda biografica e politica che ha attraversato tragicamente la sua storia. Il suo stile è caratterizzato da una originale libertà idiomatica , neologismi,  inversioni sintattiche e semantiche…


In un libro di versi…

 

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In un libro di versi schizzato

dall’amore, dalla tristezza, dal mondo,

i miei figli hanno disegnato signore gialle,

elefanti che avanzano sopra ombrelli rossi,

uccelli trattenuti sul bordo di una pagina,

hanno invaso la morte,

il grande cammello azzurro riposa sulla parola cenere,

una guancia scivola sopra la solitudine delle mie ossa,

il candore vince sul disordine della notte.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

Da Gotán, 1962

traduzione di Emilio Coco

 

Ricordo  i tanti libri di poesie che, tra  minestrine e  merende, lasciavo in giro quando i miei figli erano piccoli. Armati di penne e pastelli,  ricoprivano le pagine con i loro disegni. Allora mi arrabbiavo, oggi sfogliando quelle “opere d’arte”,  provo tanta tenerezza e mi torna in mente un pensiero del poeta Mario Quintana che dice più o meno così I libri di poesie devono avere margini spaziosi e molte pagine in bianco e sufficienti spazi vuoti nelle pagine stampate, perché i bambini possano riempirli di disegni – gatti, uomini, aeroplani, case, comignoli, alberi, lune, ponti, automobili, cani, cavalli, buoi, trecce, stelle – che saranno anch’essi poesie…”


oggi fa male

 

 

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Oggi fa male senza possibile distrazione, nemmeno l’uccellino

che consolava lo consola

né quel che sarà-fu

né le sorgenti

dell’endecasillabo

né premi della tenerezza

né il mondo che va in malora

né le pallottole che lo ferirono

di verità

né la polenta dell’infanzia

né la paura

dell’angolo di strada

né le cicatrici nascoste

in un angolo

né piangere per ciò che non fu

le curve del paesaggio

amato oggi dentro al cuore.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

dal volume  “Hoy”

 traduzione di Laura Branchini

 

 


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