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Sogno il mio sogno preferito….

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Sogno il mio sogno preferito
e la notte non finisce mai.
Gli alberi rivelano il loro alfabeto
e stelle che
parlano dell’infinito
di ogni soffio del vivere.
Costruisco madri passate
con la mano affondata nella notte.
Che bello era il suo angolo
dove echi vaghi la nominavano!
Così, di spalle a me,
fuggiva ad un paese baciato
dalla sua gelida gioventù.
Madre che
cucinavi distanze
nelle pentole del giorno.
Mi parli ancora
dalle crepe del tempo.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere

 traduzione di Laura Branchini

 

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La notte autunna fra nebbie andate….

 

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In ogni punto, un volto
di me che non è mio. Che tacciano
le finestre, il mondo.
Cosa faccio qui ai piedi di una parola
che non si lascia dire?
Inutile inseguirla, lei sa
che la sua unica casa è se stessa.
Non capirò mai come cantano i grilli                                                                                            che cesellano la notte.
In quell’animaletto è racchiusa
la lontananza di esserci. La notte
che mi copre la mano
autunna fra nebbie andate
ed i motivi lenti
fanno freddo al cuore.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Mondessere

 traduzione di Laura Branchini

 


La lontananza

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questo aroma di te

sale?

scende?

viene da te?

da me?

in che altro

mi dovrei trasformare?

che altro di me

dovrei essere

per sapere

vedere

i frammenti di mondo che in silenzio unisci?

così bruci distanze?

mi restituisci al mio animale?

Così mi dai grandezza

o corpo che invadi con la tua assenza?

con il tuo sguardo che non tornerà al tuo occhio

già febbre senz’altro padrone che il cammino?

sei qui

è come dire

tutto è qui

il vuoto e l’unione

e tu

e la disordinata solitudine.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “com/posizioni

 traduzione di Laura Branchini

 


l’autunno maestro dell’attesa

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Scrive perché
la vita lo scrive e crede
di scrivere di
quel che essa non sa: l’autunno
maestro dell’attesa,
il dolore di aver provato dolore,
l’uccello che vola
nell’ora presente per
trasformarla in passato.
Le immagini compongono il mondo
e il sole che indora la città
sembra farina calda
che diventa pane nella mia stanza. […]

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


Ritorni

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E così sei ritornato.

Come se niente fosse successo.

Come se il campo di concentramento, niente.

Come se è 23 anni 

che non sento la tua voce e non ti vedo.

Sono ritornati l’orsacchiotto verde, il tuo

soprabito lunghissimo e io

padre di allora.

Siamo tornati al tuo esser -figlio incessante

fra queste catene che non finiscono mai.

Non mancherai mai di mancare.

Torni e ritorni

e ti devo spiegare che sei morto.

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini

 

Juan Gelman, poeta, scrittore e giornalista argentino, è vissuto a lungo in esilio, perchè impegnato nella lotta legale contro il regime di Videla, che negli anni 70, gli uccise il figlio Marcelo e la nuora. Quest’ultima, prima di essere giustiziata, aveva partorito una bambina, che fu data subito in adozione. Gelman iniziò quindi una lunga e difficile ricerca che finì nel 2000, quando il poeta riuscì a rintracciarla in Uruguay. Insieme a lei ha continuato a battersi, per il riconoscimento dei diritti dei familiari dei desaparesidos, fino alla fine. Gran parte della sua poesia trae spunto dalla vicenda biografica e politica che ha attraversato tragicamente la sua storia. Il suo stile è caratterizzato da una originale libertà idiomatica , neologismi,  inversioni sintattiche e semantiche…


Il filo dell’infanzia

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Il filo dell’infanzia

è fatto di molti fili.

Si confondono tra gli animali grandi,

una e un’altra volta. Chissà se guardandoli

non smettiamo di vederli. Quel paese

ci appartiene tardivamente.

Assomiglia a qualcosa di udito

quando il sole inonda

l’albero di fronte,

la nuvola che passa.

 

 

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


Viaggi

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Va ai suoi versi come chi va al suo nido.
Penelope non
gli farà mai un pullover e tanto meno
glielo disferà. Lui
non ha esigenze da argivo.
Gli amori di Priamo ed Arisbe
non gli interessano proprio e lo stesso
ascolta cembali e altre
avventure aeree
come un distempo, un disluogo.
La luce delle stelle lo sfiora
per un’aliena coincidenza dell’universo.
Da lui si staccano foglie secche
che egli contempla con stupore.
Sta nudo e trema. Non c’è
giustizia là fuori e lui
va cercando quel che non c’è.

Juan Gelman

Buenos Aires, 3 5 1930 – Città del Messico, 14 1 2014

da “Valer la pena”

 traduzione di Laura Branchini


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