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Così trascorre questa vita….

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Così trascorre questa vita:
lentamente.
Da una stazione all’altra.
Scalzo oltre pascoli disseminati di cardi
e con dei treni di provincia
verso anonime città.
Ricorda i boschi
e i lunghi fiumi
e qualche straniante notte
su spiagge ambrate.
Nella cattedrale
accende un bianco cero
davanti a un altare laterale.
Nella vigna 
si spicca un grappolo d’uva
e dietro la casa 
scuote il noce.
Così va e va
e qualche volta si ferma sulla riva.
Davanti a lui
il mare sconfinato.
Sopra di lui
il cielo per le rondini.

 

Kajetan Kovič

Maribor (Slovenia)  21 10 1931,  7 11 2014

traduzione  di Jolka Milič 


devi essere aperto come una ferita, perché il vero nome delle cose è nascosto

 

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So ben poco.
Ciò che mi hanno insegnato
e le mie esperienze personali
bastano appena per un pugno di verità.
Le ripeto tra la gente
che in apparenza la pensa come me,
e le colloco
tra me e gli altri come uno steccato,
dietro cui i miei pensieri particolari
si muovono al sicuro.
Non temo di parlare in pubblico,
ma definire le cose
in quanto tali, esattamente,
esige forza.
Devi essere aperto
come una ferita,
perché il vero nome delle cose
è nascosto
sotto il primo, il secondo e
il terzo strato delle parole
o ancora più in fondo.
Non è possibile scavare
di continuo nel proprio intimo
senza conseguenze durature
e inoltre è perfino inutile
guidare teste che corrono a vuoto
e forestieri, giunti da lontano,
attraverso una miniera,
ricca di metalli che
nemmeno apprezzano.
Soltanto
per non dimenticare chi sono,
e per coloro
che senza questo alimento
non riescono a vivere,
penetro spontaneamente
come il simbolico pellicano
nel mio cuore tenebroso.
Così intendo questo mondo.
E non so vivere
diversamente.
Tutto il resto è sonno
e nulla.

 

Kajetan Kovič

Maribor (Slovenia)  21 10 1931,  7 11 2014

traduzione  di Jolka Milič 


La sorte

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Lungo il cammino da qui all’eternità

da qualche parte ti aspetta

immancabilmente

un’altra stazione.

Ma forse tu neanche la vedi

e dietro nemmeno un’intera fila di altre,

finché ad una ennesima,

in apparenza ugualmente incolore,

non entra la sorte,

l’invisibile sposa dell’istante,

che si sceglie

chissà perché

proprio questa stazione,

questo treno

per portarti

o pretendere da te

un dono o la riscossione

di una tassa.

Talvolta ti reca la cenere

con cui tu possa

cospargerti per le colpe

commesse nel passato,

talora la schiuma

perché tu ti renda conto

che la gloria è effimera,

a volte, dopo un silenzio soffocante,

un’ariosa ispirazione

e talvolta

la tenerezza.

È arbitraria,

generosa e avara,

e non gliene vuoi

se mille volte ti ignora,

ti basta che una volta sola ti inondi

con il gusto del paradiso.

 

Kajetan Kovič

Maribor (Slovenia) 21 10 1931,  7 11 2014

 traduzione  di Jolka Milič 

Finestre

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Dietro i vetri

e le tendine da qualche

parte in lontananza

arde la luce.

Fuori

sembra che l’asfalto

non abbia ancora dimenticato

il ritmo dei passi

diretti

dalla stazione degli autobus

alla soglia di casa.

Adesso si muovono

impercettibilmente dentro.

Nella stanza

una mano invisibile apre

una finestra scoperta.

Dietro alle altre aleggia

sommessa la vita

riposta nella memoria.

In essa vi sono anche

finestre immaginarie

tra cui tante che da

anni ormai nessuno apre.

I codici d’accesso sono

persi o dimenticati.

Solo ai margini dei sogni

talora s’iscrive la parola

la password estate

e già cade

tra le altre eternità

come le foglie dalle betulle

in un universo estraneo.

 

Kajetan Kovič

Maribor (Slovenia)21 10 1931,  7 11 2014

traduzione  di Jolka Milič 


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