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Stato di grazia

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Ho invocato una volta gioia senza limiti,
ho invocato una volta dolore, senza fine come lo spazio.
Davvero la modestia cresce con gli anni?
Bella, bella è la gioia, bello è anche il dolore.
Ma più bello è stare sul campo della sofferenza
con cuore placato e vedere che il sole risplende.

Karin Boye, Göteborg, 26 ottobre 1900 – 24 aprile 1941
Da GÖMDA LAND, Terre nascoste, 1924
Traduzione di Daniela Marcheschi


…..difficile voler stare e volere cadere

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Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia

dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio –
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.

Karin Boye
Göteborg 1900 – Alingsas 1941
da “Terre nascoste” 1924

Karin Boye nasce in Svezia, a Göteborg nel 1900 e muore suicida nel 1941 ad Alingsas, nello stesso anno in cui, per una drammatica coincidenza, si tolgono la vita Virginia Woolf e Marina Cvetaeva.
Negli anni Trenta partecipa al movimento socialista e pacifista legato alla rivista di Henry Barbusse, Clartè e si interessa a Freud e alla psicoanalisi animando la rivista Spektrum.
Tra le opere in prosa, il romanzo di fantascienza “Kallocain”, 1940, considerato il suo capolavoro, una denuncia delle dittature, un’anticipazione del “1984” di Orwell.


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