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Talvolta

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Talvolta sei
come la pioggia
che non cessa

Talvolta ritardi
perché pensi
di essere un treno

Talvolta avverti
di non sapere tutto
e ti basta

Talvolta
capisci le rotaie
che non portano
da nessuna parte.

Talvolta guardi
le nuvole
per non guardare
la gente.

Talvolta
sparisci
con la poesia

 

 

Esad Babačić, Lubiana 21 7 1965

Traduzione  di Jolka Milič

 


La Poesia non sa niente

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La poesia è nella strada, nel flusso,

è completamente priva di gerarchia,

non lo sa. Lei non sa niente. 

È la canzone della nostra ignoranza. 

Non conosce il suo uomo,

i suoi amori, le sue idee politiche

o le sue ambizioni sociali. 

È ciò che è sempre lì, ai nostri giorni

e nelle nostre notti difficili … 

 

 

Georges Perros

(citazione)

Parigi 23 8 1923 – Parigi 24 1 1978


La follia è la sorella infelice della poesia

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Vorrei rimanere nel tempo

agave incolta

avvinghiata a questa terra.

 

Le anime ritorte degli ulivi al vento

schiudono a raggiera

in polverose carezze

ritagli di cielo e di astri.

 

E stesa su questo prato d’agosto

vorrei essere gioia di vivere.

 

S’incendia il bosco

di aghi secchi,

di finestre solari,

e dalle grate arboree degli ulivi

filtra una tenera luce

che accende le pietre

come schegge di ghiaccio

contro il cielo.

E ritorna il sapore della vita…..

 

I versi sono di Margherita. Lo psichiatra Eugenio Borgna li riporta nel suo saggio “La follia che è  anche in noi” dove racconta la storia di questa sua paziente, che  non è  soltanto una donna  malata: prima di ogni cosa è una donna  capace di comporre poesie di una straziante bellezza che ne indicano la sensibilità  e la ricchezza umana.  (Annamaria S.)

 

 

 

 

 


Un verso ancora, impercettibile giravolta dell’anima, e la vita ricomincia…..

 

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Che sia breve o lunga la vita, tutto

ciò che viviamo si riduce

a un residuo grigio nella memoria.

Dei vecchi viaggi rimangono

monete enigmatiche

che rivendicano  falsi valori.

Dalla memoria si alza solo

un’impalpabile polvere e un profumo.

Che sia poesia?

 

Ida VitaleMontevideo, 2  11  1923

traduzione mia


La poesia per me

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La poesia è un ramo saldo
A cui ogni tanto lego la mia altalena
Per dondolarmi sopra il nero.

 

Antonis Fostieris, Atene 1953


…..una felice bruma intorno al pensiero

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Nella mia mente è scolpita una poesia
che esprimerà la mia anima intera.
La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.

Non ha strofa, verso né parola
non è neppure come la sogno.

E’ un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.

Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,

e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.

So che non sarà mai scritta.
So che non so che cosa sia.

Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità.

 

 

Fernando Pessoa,  Lisbona 13 6 1888 – Lisbona 30 11 1935

da “Una sola moltitudine” a cura di Antonio Tabucchi

traduzione di Maria José de Lancastre


Quanto ai poeti….

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Tu sai che la poesia deve essere così com’è,

come l’albero che è secco e poi fa frutti,

che non significa niente,

che scriverla o leggerla sono la stessa cosa.

Insomma, uno si prova, in un modo o nell’altro,

a tracciare una retta di luce

tra due anonimi e intercambiabili mucchi di escrementi.

La poesia è respirare:

si prende l’aria da fuori e fuori la si butta.

 Ossido di carbonio più anidride carbonica.

Sai che qui pochi sanno che cos’è una poesia,

 pochi sanno che cos’è un poeta,

e tutti sono convinti

che il posto migliore per un libro è la biblioteca.

Quanto ai poeti, lo sai, ne farebbero a meno tutti.

 

E … quando quelli che ho amati sono tutti qui,

dentro di me,

polpa e buccia una sull’altra,

penso al tuo disincanto

come alla casa dell’infanzia dove ci abitano altri

e nulla più conserva dei nostri gridi

e dei nostri pianti,

 ma a te non importa

lentamente vivere e lentamente appassire

 ma i poeti, Beatrice, esistono

proprio perché troppi ne farebbero a meno.

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

 

 

 

 


…cerco una poesia

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Stai pensando, cerco  una poesia
un fatto di pensiero che si trovi annodato
al mondo, in una visione
ancora indistinta; l’interlocutore
annuisce con un cenno del capo

– un pensiero non arriva da solo
cerca labbra
dei libri invaghiti delle strade 
sempre riprese da consonanti
melanconiche lasciate al loro stesso oblio
nell’ora cardinale del tuo grido
– canto
            che si avvia

e senza una lacrima
il sangue fluisce.

 

Paul Bélanger, Quebec 1953

da “Origine des méridiens”

traduzione di Viviane Ciampi

 

La lettura della poesia è per me una consuetudine quotidiana. La mia è una ricerca e un’attesa.  Ogni volta mi aspetto di trovare tra quei “viali di parole” un senso a quello che non capisco del mondo, della vita, dell’uomo, di me stessa. Nell’attimo in cui anche un solo verso riesce a diradare l’opacità delle cose, davvero, “…. senza una lacrima il sangue fluisce” e sento, improvvisa, tutta la benevolenza della vita.

Annamaria S.


Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio…

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[…] Una cosa è certa: non potrò mai scrivere le cose come la vita le ha scritte per me, in caratteri viventi.  Ma non esistono forse altre realtà oltre a quella che si trova sui giornali e nei discorsi vuoti e infiammati di uomini intimoriti? Esiste anche la realtà del ciclamino rosso – rosa e del grande orizzonte, che si può sempre scoprire dietro il chiasso e la confusione di questo tempo. Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio […]

 

Eetty  Hillesum,  Amsterdam 15 1 1914 – Auschwitz 30 11 1943

da “Lettere”

Eetty  Hillesum era una scrittrice olandese di origini ebraiche,  morta ad Auschwitz insieme alla sua famiglia. Mentre l’Europa cadeva a pezzi, la letteratura le permise di andare oltre il tempo convenzionale e  di afferrarsi strettamente alla vita per non dimenticarne l’immenso patrimonio di bellezza e dignità. Le Lettere sono un toccante esempio di quanto le parole siano insufficienti ma necessarie a dare un nome anche a ciò che di più insensato al mondo ci sia, e questo perché in futuro possa nascere un nuovo e più giusto senso delle cose. Le sue opere sono oggetto di studio e  testimonianza del potere della  scrittura.

 


Schegge di speranza

 

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Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

 

 

Arundhathi Subramaniam, Bombay 1973

dall’antologia “India dell’anima”

traduzione Andrea Sirotti


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