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…cerco una poesia

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Stai pensando, cerco  una poesia
un fatto di pensiero che si trovi annodato
al mondo, in una visione
ancora indistinta; l’interlocutore
annuisce con un cenno del capo

– un pensiero non arriva da solo
cerca labbra
dei libri invaghiti delle strade 
sempre riprese da consonanti
melanconiche lasciate al loro stesso oblio
nell’ora cardinale del tuo grido
– canto
            che si avvia

e senza una lacrima
il sangue fluisce.

 

Paul Bélanger, Quebec 1953

da “Origine des méridiens”

traduzione di Viviane Ciampi

 

La lettura della poesia è per me una consuetudine quotidiana. La mia è una ricerca e un’attesa.  Ogni volta mi aspetto di trovare tra quei “viali di parole” un senso a quello che non capisco del mondo, della vita, dell’uomo, di me stessa. Nell’attimo in cui anche un solo verso riesce a diradare l’opacità delle cose, davvero, “…. senza una lacrima il sangue fluisce” e sento, improvvisa, tutta la benevolenza della vita.

Annamaria S.


Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio…

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[…] Una cosa è certa: non potrò mai scrivere le cose come la vita le ha scritte per me, in caratteri viventi.  Ma non esistono forse altre realtà oltre a quella che si trova sui giornali e nei discorsi vuoti e infiammati di uomini intimoriti? Esiste anche la realtà del ciclamino rosso – rosa e del grande orizzonte, che si può sempre scoprire dietro il chiasso e la confusione di questo tempo. Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio […]

 

Eetty  Hillesum,  Amsterdam 15 1 1914 – Auschwitz 30 11 1943

da “Lettere”

Eetty  Hillesum era una scrittrice olandese di origini ebraiche,  morta ad Auschwitz insieme alla sua famiglia. Mentre l’Europa cadeva a pezzi, la letteratura le permise di andare oltre il tempo convenzionale e  di afferrarsi strettamente alla vita per non dimenticarne l’immenso patrimonio di bellezza e dignità. Le Lettere sono un toccante esempio di quanto le parole siano insufficienti ma necessarie a dare un nome anche a ciò che di più insensato al mondo ci sia, e questo perché in futuro possa nascere un nuovo e più giusto senso delle cose. Le sue opere sono oggetto di studio e  testimonianza del potere della  scrittura.

 


Schegge di speranza

 

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Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

 

 

Arundhathi Subramaniam, Bombay 1973

dall’antologia “India dell’anima”

traduzione Andrea Sirotti


Echo

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Dopo l’ululato di un animale.

      Dopo il tuono. Dopo il corno.

                Dopo il canto di una donna di montagna

                         c’è il silenzio e l’aria vuota.

                               Poi ci sei tu.

 

Ascolti. Il tuono chiama.

           Ascolti. Le onde parlano.

                   Rispondi. Ma nessuno mai

                             ti risponderà. E lo sai.

                                       E questo vale anche per te

                                                                                            – poeta!

 

 

Eavan Boland, Dublino 24 9 1944
da “The code ” in   “Tempo e violenza”
traduzione di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti

 

 


Se la poesia mi potesse aiutare…

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Se la poesia mi potesse aiutare
a sperare
che tutto ciò che ho lasciato indietro
sarà uguale
quando ritornerò
dal grande viaggio…

Se la poesia mi potesse aiutare
a credere
che i nostri anni sono conservati
in una banca di massima sicurezza
e la mia giovinezza non sarà violata
da nessuno e da niente

Se la poesia mi potesse aiutare
a conservare

il tuo sorriso immutato e l’ambra della palpebra…

 

Amelia Stanescu, Costanza 22 6 1974.

Traduzione di Lucia Tarase

 


Lettera al Signor Hölderlin

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Ha scritto da qualche parte in un verso: “A cosa serve il poeta, 
in tempo di povertà?” E proprio questo mi dà l’audacia 
di rivolgermi ad un grande poeta e dire che il vero  
coraggio,
il vero coraggio della poesia forse non è cantare le piogge
quando tutto il mondo le vede, il vero suo coraggio è di vedere
il cielo incendiato e sperare. E prima che sia la pioggia vera
che bagna i campi, la pioggia sia speranza e canto…………..

Un poeta 
davanti ad un cielo bruciato, davanti ad un campo incendiato
e che non è capace di cantare e credere nelle piogge, 
di ricordarci che la pioggia esiste, e che farà fiorire 
la terra malata, 
un poeta che non è un profeta della speranza, 
un poeta con le labbra arse che non sente il bisogno
di cantare le piogge del mondo 

non ha capito che la poesia è prima di tutto una forma di 
speranza.……………………………………………………..

Chi può avere il coraggio di vedere
sul cielo vuoto di nuvole la pioggia, 
chi si prende il rischio di profetizzare le piogge se non la poesia,
quella che è stata con i Greci sotto le mura di Troia
e quella che è scesa con Dante nell’Inferno?

 

 

Octavian Paler,  Lisa, 2 7 1926 – Bucarest, 7 5 2007
Traduzione dal romeno di Magda Arhip

 


Stanotte ho sognato un verso

 

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“Innevate  talvolta dalla neve”

Stanotte ho sognato un verso

e,  come quando per strada

incroci un viso sconosciuto

 e tuttavia familiare,

mi sono chiesta

“Dove l’ho visto?”

 

Annamaria S.


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