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E tu da che parte stai nella terza guerra mondiale, la guerra contro il Terzo Mondo? (L. Ferlinghetti)

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E mi rimane, infine, la certezza
che si possa sbagliare dalla parte giusta
schierati a protezione di un’intesa
tra l’utopia di chi insegue gli orizzonti
e gli orizzonti stessi che si spostano per noi……

Stefano Tassinari
Ferrara, 24 dicembre 1955 – Bentivoglio, 8 maggio 2012

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L. Ferlinghetti, 24 marzo 1919, 99 anni di poesia

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…..e aspetto che foreste e animali

si riapproprino della terra

e aspetto

che si trovi il modo

di distruggere tutti i nazionalismi

senza uccidere nessuno

e aspetto

che i cardellini e i pianeti cadano come pioggia

e aspetto che chi ama e chi piange

giaccia insieme di nuovo

in una nuova rinascita di stupore….

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan

 

 


E tu da che parte stai?

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CANTO DEGLI UCCELLI DEL TERZO MONDO 

Mentre dormivo un gallo ha cantato a gran voce
da qualche parte nella Middle America
per risvegliare il Pensiero Medio
dell’America

E il gallo ha cantato a gran voce
per svegliarmi affinché vedessi
un mare di uccelli
volare su me
attraverso l’America

E c’erano uccelli di ogni colore
uccelli neri e uccelli marroni
uccelli gialli e uccelli rossi
dalle terre di ogni
movimento di liberazione

E tutti quegli uccelli giravano intorno alla terra
e volavano su ogni grande nazione
e sulla fortezza America
con la sua grande aquila
e le sue saette

E tutti gli uccelli cantavano con una sola voce
la voce di quelli che non hanno voce
la voce degli invisibili del mondo
la voce dei diseredati del mondo
i fellahin della terra
che si stavano sollevando

E tu da che parte stai
cantavano gli uccelli
Oh da che parte stai
da che parte stai
nella Terza Guerra Mondiale?
la guerra contro il Terzo Mondo?

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

traduzione di Raffaella Marzano


Cristo è smontato dal Suo Legno nudo quest’anno

 

Martyr

 

Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale senza radici
con appesi dolcetti e fragili stelle
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano alberi di Natale dorati
nè alberi di Natale di lustrini
nè alberi di Natale di stagnola
nè alberi di Natale di plastica rosa
nè alberi di Natale d’oro
nè alberi di Natale neri
nè alberi di Natale blu cobalto
con appese candele elettriche
e circondati da trenini elettrici di stagno
e da stucchevoli parenti sapientoni
Cristo è smontato

dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano zone di competenza
di intrepidi venditori di Bibbie
con cadillac bicolori
e dove nessun presepe da grande magazzino
completo di bambino in plastica nella mangiatoia
arrivava come pacco postale
al bambino per raccomandata
e dove in tv non si trasmettevano i Re Magi
che lodano il whisky Lord Calvert
Cristo è smontato

dal Suo Legno nudo

quest’anno
ed è scappato in un posto dove
nessuno sconosciuto ciccione maniaco-del-dare-la-mano
con un vestito rosso di flanella
e la barba bianca finta
se ne andava in giro spacciandosi
per una specie di santo del Polo Nord
che attraversa il deserto fino a Betlemme
nella Pennsylvania
su una slitta Volkswagen
trainata da gioviali renne degli Adirondack
dai nomi tedeschi
e che porta sacchi di Umili Doni
da Saks della Fifth Avenue
per l’immaginato Cristo bambino di tutti quanti
Cristo è smontato
dal Suo Legno nudo
quest’anno
ed è scappato in un posto dove
non c’erano cantori alla Bing Crosby
che mugolavano di uno stanco Natale
e dove nessun angelo di Radio City
pattinava senza ali sul ghiaccio
attraverso un paese invernale delle meraviglie
fino a un paradiso alla jinglebell
ogni giorno alle 8 e mezza
con matinèe della Messa di Mezzanotte
Cristo è smontato
dal suo Legno Nudo

quest’anno
e piano piano s’è infilato di nuovo via
in un anonimo ventre di Maria
dove nella più tenebrosa notte
dell’anonima anima di tutti quanti
Egli di nuovo attende
un’inimmaginabile
e impossibilmente
Immacolata Riconcezione
in assoluto il più folle
dei Secondi Avventi.

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan

 

E’ la quinta delle sette poesie, concepite come letture sperimentali con accompagnamento jazz. Furono incise  in un reading con il Jazz Quintet di San Francisco.

Lawrence Ferlinghetti compose questa meraviglia nel 1958. E’ una poesia di critica sociale. L’immagine di Cristo che scende dalla croce può sembrare blasfema ma rappresenta la protesta contro un mondo senz’anima, spiritualmente corrotto,  governato dalla volgarità, dal  consumismo che mortifica l’espressione dello spirito umano e contraddice ciò che è eterno.  In realtà è la rivolta contro la cultura del consumo e del profitto e l’appello a una rivoluzione umana che ricomponga i valori essenziali  che sono la semplicità e l’immaginazione.   

 


L. Ferlinghetti, 24 marzo 1919, 98 anni di poesia

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…..da qualche parte ho letto

il Significato dell’esistenza

ma mi sono dimenticato

esattamente dove.

Ma sono io

e ci sarò

e può darsi che faccia parlare

le labbra

dei dormienti

e può darsi che trasformi i miei taccuini

in doglie d’erba

e può darsi che scriva

il mio epitaffio eponimo

ordinando ai cavalieri di fermarsi.

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan


Io aspetto

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[…] Io aspetto 

che mi giungano premonizioni 

d’immortalità

ricordando la mia prima infanzia

e aspetto

che le verdi mattine ritornino

che gli stolti prati verdi della giovinezza ritornino

e aspetto

che un pizzico di arte non premeditata

smuova la mia macchina da scrivere

e aspetto di scrivere

la somma poesia indelebile

e aspetto

l’ultima protratta estasi spontanea

e aspetto in perpetuo

che gli amanti in fuga sull’Urna Greca

si raggiungano alla fine

e si abbraccino

e aspetto

in perpetuo e per sempre

un rinascimento dello stupore.

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan

 

E’ l’ultima parte di una di sette poesie, concepite come letture sperimentali con accompagnamento jazz. Furono incise  in un reading con il Jazz Quintet di San Francisco.


…dove per la prima volta mi sono innamorato dell’irrealtà

 

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Il negozio di caramelle da un soldo

oltre la sopraelevata

è dove per la prima volta 

mi sono innamorato 

dell’irrealtà.

Le gelatine di frutta luccicavano nella penombra

di quel pomeriggio settembrino.

Un gatto sul bancone si muoveva tra 

bastoncini di liquirizia

e toffee al cioccolato

e gomme Oh Boy.

Fuori le foglie cadevano man mano che morivano.

Il vento aveva spazzato il sole

Una ragazza entrò trafelata

aveva i capelli fradici di pioggia

il seno senza fiato nella stanzetta.

 

Fuori le foglie cadevano

e gridavano piangendo

Troppo presto! Troppo presto!

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan


……in un istante raffreddato di tempo carbonizzato decifrai l’eternità

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Gli uomini di Cro-Magnon portavano libri di pietra

E una pietra piatta e scura nella quale mi imbattei fu quella

 in cui lessi le storie a copia carbone dell’uomo ripugnante

stampate nella fine stampa dei fossili

tra le pagine di pietra invecchiate

le prime sillabe del tempo registrato trasformate in messaggi di fuoco

sul primo declino e caduta

e sul disaccordo delle specie

cosicché

quando la spaccai in due sorpresi l’ombra

di una lucertola sui gradini di una succursale

della biblioteca di Alessandria

che bruciava sulla pietra rotta

luminosamente stordita dal sole

E in un guizzo della lingua penzolante di quella lucertola

in un istante raffreddato di tempo carbonizzato

decifrai l’eternità

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Open Eye, Open Heart”

traduzione Ernesto R. Milani

 


Nessun problema!

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E allora mostra a tuo figlio un tramonto

                                    prima che non ce ne siano più
                 consigliò un vecchio sinistroide
                                    esibendo la solita paranoia
                                                                         della
Sinistra
                 che adesso si è riversata sugli
                                                                ecologisti
                                                  e altri della stessa specie
sempre a farneticare sul
       buco dell’ ozono e
                il cancro e il fumo e
                         la popolazione della terra
                                 che raddoppierà di nuovo
                                         entro il duemilaventi
e su come la terra
                   si stia avviando a un’improvvisa
                                      brutta fine
Mentre sappiamo tutti che i media e
                  i cartelli del petrolio e
                                   le compagnie del tabacco e
                                                 gli scienziati dell’industria e
                  il perplesso industriale in generale
                                            ci raccontano un mucchio di
stronzate
                                            e nient’altro che stronzate
            Quindi non c’è bisogno di preoccuparsi
                              “Nessun problema”
                                                    come dicono giù in città

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Beatitudini della baia”


Storia dell’aeroplano

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E i fratelli Wright dissero che pensavano di aver inventato

qualcosa che poteva portare pace sulla terra

(se non se ne fossero impossessati i fratelli sbagliati)

quando la loro meravigliosa macchina volante si alzò da Kitty Hawk

verso il regno degli uccelli ma il parlamento degli uccelli fu terrorizzato

da quell’uccello costruito dall’uomo e fuggì in paradiso

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…………………………………………………………………

E poi la famosa Fortezza Volante decollò rizzandosi con armi

e testosterone per garantire al mondo pace e capitalismo

ma gli uccelli della pace non si riuscirono a trovare

 né prima né dopo Hiroshima

 

E allora degli uomini saggi costruirono macchine volanti più grandi e più veloci

e quei grandi uccelli artificiali con le piume a reazione

volarono più alti di qualsiasi vero uccello

e sembrarono sul punto di volare nel sole e fondere le proprie ali

e come Icaro precipitare sulla terra

 

E i fratelli Wright furono a lungo dimenticati nei

bombardieri d’alta quota che ora cominciavano

ad elargire le loro benedizioni su vari Terzi Mondi

 continuando a proclamare che stavano cercando

le colombe della pace

 

E continuarono a volare e volare

finché non volarono dritti nel XXI secolo

e allora un bel giorno un Terzo Mondo restituì il colpo e

prese d’assalto i grandi aerei e li pilotò

dritti nel cuore pulsante di Skyscraper America

dove non c’era alcuna uccelliera e nessun parlamento di colombe

e in un lampo accecante l’America divenne parte

del cuore bruciato della terra

 

E un vento di ceneri soffia sulla nazione

E per un lungo momento nell’eternità

C’è caos e disperazione

 

E amori sepolti e voci

Pianti e sussurri

Riempiono l’aria

Ovunque

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Storia dell’areoplano”

Traduzione di Giada Diano e Raffaella Marzano


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