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L. Ferlinghetti, 24 marzo 1919 98 anni di poesia

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…..da qualche parte ho letto

il Significato dell’esistenza

ma mi sono dimenticato

esattamente dove.

Ma sono io

e ci sarò

e può darsi che faccia parlare

le labbra

dei dormienti

e può darsi che trasformi i miei taccuini

in doglie d’erba

e può darsi che scriva

il mio epitaffio eponimo

ordinando ai cavalieri di fermarsi.

 

Lawrence Ferlinghetti, New York 24 marzo 1919

da Messaggi orali in “Una Coney island della mente”

traduzione di Damiano Albeni e Moira Egan


Io aspetto

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[…] Io aspetto 

che mi giungano premonizioni 

d’immortalità

ricordando la mia prima infanzia

e aspetto

che le verdi mattine ritornino

che gli stolti prati verdi della giovinezza ritornino

e aspetto

che un pizzico di arte non premeditata

smuova la mia macchina da scrivere

e aspetto di scrivere

la somma poesia indelebile

e aspetto

l’ultima protratta estasi spontanea

e aspetto in perpetuo

che gli amanti in fuga sull’Urna Greca

si raggiungano alla fine

e si abbraccino

e aspetto

in perpetuo e per sempre

un rinascimento dello stupore.

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan

 

E’ l’ultima parte di una di sette poesie, concepite come letture sperimentali con accompagnamento jazz. Furono incise  in un reading con il Jazz Quintet di San Francisco.


…dove per la prima volta mi sono innamorato dell’irrealtà

 

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Il negozio di caramelle da un soldo

oltre la sopraelevata

è dove per la prima volta 

mi sono innamorato 

dell’irrealtà.

Le gelatine di frutta luccicavano nella penombra

di quel pomeriggio settembrino.

Un gatto sul bancone si muoveva tra 

bastoncini di liquirizia

e toffee al cioccolato

e gomme Oh Boy.

Fuori le foglie cadevano man mano che morivano.

Il vento aveva spazzato il sole

Una ragazza entrò trafelata

aveva i capelli fradici di pioggia

il seno senza fiato nella stanzetta.

 

Fuori le foglie cadevano

e gridavano piangendo

Troppo presto! Troppo presto!

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “A Coney Island of mind” 

traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan


……in un istante raffreddato di tempo carbonizzato decifrai l’eternità

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Gli uomini di Cro-Magnon portavano libri di pietra

E una pietra piatta e scura nella quale mi imbattei fu quella

 in cui lessi le storie a copia carbone dell’uomo ripugnante

stampate nella fine stampa dei fossili

tra le pagine di pietra invecchiate

le prime sillabe del tempo registrato trasformate in messaggi di fuoco

sul primo declino e caduta

e sul disaccordo delle specie

cosicché

quando la spaccai in due sorpresi l’ombra

di una lucertola sui gradini di una succursale

della biblioteca di Alessandria

che bruciava sulla pietra rotta

luminosamente stordita dal sole

E in un guizzo della lingua penzolante di quella lucertola

in un istante raffreddato di tempo carbonizzato

decifrai l’eternità

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Open Eye, Open Heart”

traduzione Ernesto R. Milani

 


Nessun problema!

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E allora mostra a tuo figlio un tramonto

                                    prima che non ce ne siano più
                 consigliò un vecchio sinistroide
                                    esibendo la solita paranoia
                                                                         della
Sinistra
                 che adesso si è riversata sugli
                                                                ecologisti
                                                  e altri della stessa specie
sempre a farneticare sul
       buco dell’ ozono e
                il cancro e il fumo e
                         la popolazione della terra
                                 che raddoppierà di nuovo
                                         entro il duemilaventi
e su come la terra
                   si stia avviando a un’improvvisa
                                      brutta fine
Mentre sappiamo tutti che i media e
                  i cartelli del petrolio e
                                   le compagnie del tabacco e
                                                 gli scienziati dell’industria e
                  il perplesso industriale in generale
                                            ci raccontano un mucchio di
stronzate
                                            e nient’altro che stronzate
            Quindi non c’è bisogno di preoccuparsi
                              “Nessun problema”
                                                    come dicono giù in città

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Beatitudini della baia”


Storia dell’aeroplano

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E i fratelli Wright dissero che pensavano di aver inventato

qualcosa che poteva portare pace sulla terra

(se non se ne fossero impossessati i fratelli sbagliati)

quando la loro meravigliosa macchina volante si alzò da Kitty Hawk

verso il regno degli uccelli ma il parlamento degli uccelli fu terrorizzato

da quell’uccello costruito dall’uomo e fuggì in paradiso

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E poi la famosa Fortezza Volante decollò rizzandosi con armi

e testosterone per garantire al mondo pace e capitalismo

ma gli uccelli della pace non si riuscirono a trovare

 né prima né dopo Hiroshima

 

E allora degli uomini saggi costruirono macchine volanti più grandi e più veloci

e quei grandi uccelli artificiali con le piume a reazione

volarono più alti di qualsiasi vero uccello

e sembrarono sul punto di volare nel sole e fondere le proprie ali

e come Icaro precipitare sulla terra

 

E i fratelli Wright furono a lungo dimenticati nei

bombardieri d’alta quota che ora cominciavano

ad elargire le loro benedizioni su vari Terzi Mondi

 continuando a proclamare che stavano cercando

le colombe della pace

 

E continuarono a volare e volare

finché non volarono dritti nel XXI secolo

e allora un bel giorno un Terzo Mondo restituì il colpo e

prese d’assalto i grandi aerei e li pilotò

dritti nel cuore pulsante di Skyscraper America

dove non c’era alcuna uccelliera e nessun parlamento di colombe

e in un lampo accecante l’America divenne parte

del cuore bruciato della terra

 

E un vento di ceneri soffia sulla nazione

E per un lungo momento nell’eternità

C’è caos e disperazione

 

E amori sepolti e voci

Pianti e sussurri

Riempiono l’aria

Ovunque

 

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919

da “Storia dell’areoplano”

Traduzione di Giada Diano e Raffaella Marzano


….come un uccello che solleva l’ultima luce sull’orizzonte e vola via con essa

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Il mare è calmo stanotte

a largo di Dover Beach

gli uccelli al crepuscolo

gridano sillabe

di qualche parola decostruita

che non siamo ancora capaci

di decifrare

per spiegare l’esistenza.

E sollevano l’ultima luce

con le proprie ali

e volano via con essa

oltre l’orizzonte

mantenendo il segreto.

 

Lawrence Ferlinghetti,  New York 24 marzo 1919
da “Un luna park del cuore”

 

Si dice che le belle persone non lascino mai del tutto questa terra,nei luoghi della loro assenza, infatti, possiamo vedere una scia luminosa, è la loro profonda, umanissima generosità. E’ così per Claudia Maria D’Antona che a Dacca ci viveva da vent’anni. Insieme al marito Gianni Boschetto, aveva fatto della loro casa, la base dei medici volontari dell’ Interethnos Interplast Italy onlus, un presidio prezioso per curare adulti e bambini in situazione di indigenza e con gravissime patologie. Anche mio figlio, partito con la missione di due anni fa, è stato accolto con amore e dedizione e, sempre, mi ha parlato di una donna di rara umanità e gentilezza. Oggi è un giorno molto triste per l’Italia e per la mia famiglia. Grazie di tutto, Claudia.


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