Archivi tag: Le scatole di Joseph Cornell

La direzione delle cose

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La mano sulla sveglia ferma la notte
nel tempo che ancora ci prendiamo.

La tapparella taglia i contorni.

L’acqua nel termosifone è l’inizio
del giorno, le cose da fare.

Se dico ciabatte, armadio, servomuto,
so come arrivare alla porta.

La direzione delle cose é nelle parole
che dico, ma esiste prima.
Quando mi colpisce, cerco parole
per dirla, ma spesso non bastano.

Forse nel buio le cose
hanno una loro intelligenza
perché sono più di quello che siamo.

Roberto Cescon, Pordenone 1978
da “La direzione delle cose” 2014


L’ordine delle cose

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L’albero del susino,
laggiù le gardenie a sinistra,
più in là il blù.
Il mare.
Dove, amore,
metteremo il mare?
Gli anni in quaderni gialli
e la risata dorata quando badiamo ai gatti.
In quale cofanetto dell’inverno
metteremo il temporale?
In solaio le ore della tua assenza.
Gli allori, i gerani,
la menta ai piedi
di questa promessa.
Vedrai
com’è imprevedibile la terra, amore,
se solo esisti.

Carmen Yanez
Santiago del Cile 1952

Quando ho letto questa poesia mi sono venute in mente le scatole di Cornell, opere create con la tecnica del collage, un collage scultoreo o a tre dimensioni.qui e qui le ho già citate.
Joseph Cornell, artista eclettico americano della prima metà del secolo scorso, costruisce delle scatole su misura nelle quali racchiude oggetti stravaganti ma anche ordinari, raccolti durante i suoi viaggi: fotografie, animali, copie di vecchi film, pipe, un bicchiere con un uovo, bussole, cucchiai, carte di viaggi e molto altro ancora. Alla fine ogni scatola diventa un mondo in miniatura, fatto di frammenti di una storia che l’autore ricompone attraverso le cose, le innumerevoli cose che, mute, fanno parte delle nostre vite.
E se si potesse avere una “scatola” dove conservare, per esempio, quel momento lì, sì proprio quello, che era bellissimo solo mentre lo vivevi? quel brivido lungo la schiena ? i baci di tua madre? il senso d’immortalità quando hai messo al mondo un figlio? un dolore indimenticabile e tuttavia dimenticato? un pensiero irripetibile? il riso, il pianto e le ore in cui siamo stati quello che non siamo più?

Annamaria Sessa


La vita delle o nelle cose?

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Le Cose
Il bastone, le monete, il mazzo di chiavi,
la facile serratura, le ultime note
che non potranno leggere quei pochi giorni
che mi rimangono, le carte e la scacchiera,
un libro e nelle sue pagine appassita
la viola, monumento d’una serata
senza dubbio indimenticabile e già dimenticata,
il rosso specchio occidentale nel quale arde
un’illusoria aurora. Quante cose,
lime, ombrelli, atlanti, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
prive di occhi e stranamente segrete!
Dureranno di là dal nostro oblio
e non sapranno mai che ce ne siamo andati.

Jorge Luis Borges
Da “Elogio dell’Ombra”


E nascemmo alla vita che già c’era. Le cose c’erano, le tante, le inaudite cose….Giancarlo Pontiggia

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La pelle levigata degli oggetti è tesa
come la tenda di un circo.
Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno.
Siamo come palpebre, dicono le cose,
sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità
e la luce, l’India e l’Europa.
E all’improvviso sono io a parlare: sapete,
cose, cos’è la sofferenza?
Siete mai state affamate, sole, sperdute?
Avete pianto? E conoscete la paura?
La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia,
i peccati veniali non inclusi nel perdono?
Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire
quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra
nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia,
il lutto, il trascorrere del tempo?
Cala il silenzio.
Sulla parete danza l’ago del barometro.

Adam Zagajewski.
da “Dalla vita degli oggetti”

Ucraino di nascita, Leopoli 21 giugno 1945, Zagajewski ha studiato e si è formato a Cracovia. Oggi è considerato una delle maggiori voci della poesia polacca.


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