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Nel tempo circolare, passo e rimango. Mi sveglio e mi addormento fra le galassie e bevo tra due soli la mia eternità (L.I.)

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IV

Le luci dell’aeroporto corrono come arlecchini.

Nei passaggi a livello, fischiano i treni merci

portando i manichini che riforniscono i sogni.

 

E io sono colui che parte. E resta. E vola. E rimane…..

  

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da  ” Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 


…Ho sempre amato ciò che nasce. Ho sempre amato ciò che muore quando la notte crolla sopra le case degli uomini.

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Ho sempre amato il giorno che nasce. La prua della nave,

il chiarore che avanza fra le ombre sparse,

il lungo mormorio della vita nelle stazioni ferroviarie.

 

Un falò di parole irrompe nella piazza.

Un nero treno lacustre attraversa la città.

Il giorno rovescia le sillabe del mondo sui marciapiedi.

 

Ho sempre amato il tuono che squarcia il pomeriggio,

la ruggine e la pioggia, gli amori che finiscono

e il fumo che sale dalle gomme consumate.

 

I giorni idioti passano come i ponti.

Le statue volano come uccelli.

Le porte più chiuse si aprono come labbra.

 

Ho sempre amato quel che passa: i taxi affollati,

i fischi dei treni, le nuvole smarrite

e le foglie trascinate dal vento.

 

La grandine fustiga le piramidi della morte.

La porta del bordello stride nella canicola.

Un crepuscolo giallo circonda l’arsenale.

 

Ho sempre amato il rottame, la forma distrutta

dal tempo divenuto brezza marina.

Ho sempre amato il curculione nascosto nel silo.

 

Il rumore del torrente rende più chiara la notte

e dispiega fra le pietre i bei stendardi

di un sogno che accompagna un sole smantellato.

 

E ho sempre amato l’amore, che è come i carciofi,

qualcosa che si sfoglia, qualcosa che nasconde

un verde cuore impenetrabile…..

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da  ” Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira

 

Sono i primi versi di un lungo componimento, il III,  tratto dalla raccolta Requiem.  In tutte le ventinove terzine  il poeta celebra ciò che è fuggevole, ciò che dal tempo è decomposto  e inevitabilmente muore,   ma  anche la vita,  nel massimo delle sue espressioni: l’amore. Come se  la bellezza, gli affetti che ci legano ad altri esseri umani, il naturale sentirsi parte di un disegno universale, sia l’unico rito propizio per esorcizzare la morte o semplicemente affermarne la invincibile superiorità.     Annamaria S.


Mai ho saputo chi sono né mai lo saprò…

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Mai ho saputo chi sono né mai lo saprò.

So solo che il vento soffia e la pioggia cade,

il mare selvaggio bramisce tra le rocce

e il sole illumina i lieti boschi.

Ma chi mi insegnerà a essere me stesso

perché io possa udire il tiro a caso

risuonare tra il dubbio e la certezza 

e possa leggere, nelle carte sul tavolo, 

la verità delle carte di un mazzo?

Non so dire neanche se sono l’altro,

l’ombra che mi insegue sotto il sole

e mi sfoglia come se fossi un girasole

e in me si nasconde quando mi scopro

nella mancanza e nell’assenza e mi cerco

nel graffito  che macchia la calce del muro.

Tutto in me è domanda e incertezza.

E perplesso cammino verso la spiaggia

prima che tutto in me in me si perda.

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da “Plenilunio” in Requiem

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira


Anno Nuovo

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Come gli uomini sono loquaci!
E il loro stridore sale al cielo
che si sfoglia in luce e folate.
Sul bordo della spiaggia,
l’Anno Nuovo nasce fra feticci bianchi
e bianche ombre strepitose che si muovono sulla sabbia
finché albeggi e il giorno sia
la nuvola che passa.
Una certa mano abituata all’incertezza
tenta un’altra volta di raggiungere il cuore della materia:
la vena dove il mistero della vita
palpita nell’ombra come una galassia.
Sebbene il domani canti nella voce delle sirene
sappiamo che qualcosa ci è stata strappata
e mai più ci sarà restituita.

 

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012

da Testi inediti, a cura di Vera Lùcia de Oliveira

 


Brucia!

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Brucia tutto ciò che puoi:
le lettere d’amore
le bollette telefoniche
la lista dei vestiti sporchi
le scritture e certificati
le confidenze di colleghi risentiti
la confessione interrotta
il poema erotico che ratifica l’impotenza e annunzia l’arteriosclerosi
i ritagli antichi e le fotografie ingiallite.
Non lasciare agli eredi famelici
nessun ricordo di carta.

Sii come i lupi: vivi in una caverna
e mostra alla canaglia delle strade soltanto i denti affilati.
Vivi e muori chiuso come una chiocciola.
Dì sempre di no alla scoria elettronica.

Distruggi le poesie interrotte, i bozzetti, le varianti e i frammenti
che provocano l’orgasmo tardivo dei filologi e glossatori.
Non lasciare ai raccogliori della spazzatura letteraria nessuna briciola.
Non confidare a nessuno il tuo segreto.
La verità non può essere detta.

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012
traduz. di Carlo Bordini


Sebbene il domani canti nella voce delle sirene…….

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Come gli uomini sono loquaci!
E il loro stridore sale al cielo
che si sfoglia in luce e folate.
Sul bordo della spiaggia,
l’Anno Nuovo nasce fra feticci bianchi
e bianche ombre strepitose che si muovono sulla sabbia
finché albeggi e il giorno sia
la nuvola che passa.
Una certa mano abituata all’incertezza
tenta un’altra volta di raggiungere il cuore della materia:
la vena dove il mistero della vita
palpita nell’ombra come una galassia.
Sebbene il domani canti nella voce delle sirene
sappiamo che qualcosa ci è stata strappata
e mai più ci sarà restituita.

Lêdo Ivo
Maceió, 18 2 1924 – Siviglia, 23 12 2012


Ho sempre amato………

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Ho sempre amato il giorno che nasce. La prua della nave,
il chiarore che avanza fra le ombre sparse,
il lungo mormorio della vita nelle stazioni ferroviarie.
……
Ho sempre amato il tuono che squarcia il pomeriggio,
la ruggine e la pioggia, gli amori che finiscono
e il fumo che sale dalle gomme consumate.
…..
E ho sempre amato l’amore, che è come i carciofi,
qualcosa che si sfoglia, qualcosa che nasconde
un verde cuore impenetrabile.
…..
Ho sempre amato ciò che vive nell’acqua nera delle mangrovie.
Ho sempre amato ciò che nasce. Ho sempre amato ciò che muore
quando la notte crolla sopra le case degli uomini.

 
Lêdo Ivo. Maceió, 18 febbraio 1924 – Siviglia, 23 dicembre 2012

da “Requiem”

traduzione di Vera Lùcia de Oliveira


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