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io ti canto…

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LIX
io ti canto
per le tue tenerezze senza pudore
per i  ” vaffanculo”  che mi getti addosso
io ingiusto come un dio e come un dio capriccioso
della stessa ingiustizia del padre
cacciatore e preda
superbo nel suo regno
fatto di venti nobili
venti di brughiera che soffiano
su terreni non facili
tutti ancora da costruire
dove il sangue ti schiuma tra l’inguine e i garetti
come i temporali di luglio
o la neve signora delle alte vette
convinto che c’è un attimo
un attimo soltanto tra le 4 e le 4 ed un minuto
che il mondo si rifonda ogni mattina
riprende le sue ragioni a malavoglia
le geometrie antiche della materia e della specie
prima che gli uccelli si posino sui fili elettrici della luce
prima che io ti riconosca
all’angolo di una strada qualsiasi
di una città qualsiasi
dove sette stazioni ci stanno tutte
e sette omicidi al chiaro di luna
e sette false partenze
e sette addii
e sette minotauri
un poco alticci un po’ feroci
io ti canto
per vedere le cose che tu vedi
e frequentare i venti che frequenti
e leggere i sogni che non sai leggere
e poi andarci una volta e per sempre
sull’altra faccia della luna
senza chiederci più  “perché come”
per sapere, insomma,
che cazzo siamo
dopo cinquantanni che ce lo chiediamo.

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Les arrangements”


potessero farsi dei dolori…..

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XXXIII

 

potessero farsi dei dolori

o anche degli amori

scatole e pacchetti

e carriaggi e trucks on the road

da portare in giro

per le strade del mondo

o da nascondere da qualche parte

in attesa del niño di

Inkary

o di un terno al lotto

 

potessero farsi boîtes e pavlove

dei sogni andati a male

da abbandonare nei frigoriferi del mondo

o lungo i mari incisi dai venti

e fossero sufficienti trapunte

polipi di corallo o saraghi alla griglia

per convincersi che nulla già accade

che non sia già accaduto

e non fossero invece trapunte

polipi di corallo e saraghi alla griglia

rune enimmatiche e preziose

da consultare nella convinzione

che ciò che è già accaduto

ancora accadrà

 

potessi strappare

con animo leggero i giorni a venire

lasciando alle scommesse

tempo e luogo

e pazienza e sistema

e manciate di sensi obliqui

e spartiti per piano e orchestra

 

potessero invisibili le mie mani

costringerti a morderti il labbro

mentre fai e disfai parole

e docile assecondi

gesuiti senza più colletti e dei

 avessi polipi d’oro e corallo

e amuleti di labradorite

in cui sigillare il tempo

e trapunte sotto cui covare

le tenerezze che non ci daremo mai

e potessi intuire

come si tengono le cose alle cose

e le infinite trame dei verbi

che fasciano il mondo intero

e le differenze tra il dito e la luna

e la quidditas

dell’ago e della zinna

 

mi darei una ragione

prima o poi

di questa dissennata

voglia mia di amarti.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 –  Acerra 23 7 2012

da “Les arrangements”

 


anche domani e l’altro…..

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VI
anche domani e l’altro
saranno le parole a strutturare rapporti e sguardi
e occhi a spillo a spingere dentro i sogni
donne bambini soldati come in un cinema dopolavoro
e memorie antiche di prove d’amore
con le ginocchia che tremano alle mani
mentre i venti ancora ci portano la primavera
e ai dadi i lupi di mare si giocano santi e donne
senza ai santi credere né alle donne
o che siano le alternanze dei pari sulla ruota di napoli
primo estratto alle 16.30
a regolare la vita che s’impantana
mentre tu ti abbandoni tanto per averci l’estro
per non cambiar divano e dei
a idee appese ad asciugare
a cose andate a male
a discorsi letti tutto d’un fiato
per capirci una volta per tutte quel che c’è da capire
dove finisca il volto per esempio
e l’immagine allo specchio e lo specchio
o se per un great dream fatto alla buona
sia giusto barattare l’anima col cervello
o più semplicemente convincersi
che è l’ora di lavarsi i denti
di augurare a tutti la buonanotte
Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”

…treni che se ne vanno via come la vita

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LXI
e non saranno santi e sacrilegi
e litanie e rosari ottobrini
o serti di alloro nella notte di san giovanni
a mutare alla fine la paura che ti prende
ad essere sola più sola
sola per i sogni provvisori
i mille sogni
più uno che rovesci tra le lenzuola
dove passarci la notte di tutti i giorni
è un muscolo che fa male
perché dei miracoli impastati
di mirra e incenso
tutti sono capaci dopotutto
ma lo scandalo vero
senza governo alcuno
è la fatica che si spende e si spande
nelle piazze affollate di stallieri e regine
di sgualdrine in odore di santità
di eroi da striscia e bucanieri
così che non saranno cristi e rosari
a rifare il
look
a madonne sante e puttanelle
ai palazzi in disuso
alle stelle e alla stalle
né è sufficiente recarsi ai
check in
dove si svendono i voli ad alta quota
o ai porti dove l’acqua è scura come il cuore
o ai treni che se ne vanno via come la vita
e farsi un biglietto di sola andata
per heidelberg favignana o per giugliano
perché ad uno ad uno tu possa contarli
i mille sogni più uno che ci passano accanto
lasciandoci
soli
appassiti
di pezza.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”


…..forse dio ci inventò in quell’istante

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XI.
tu avevi ogni mattina
un vestito diverso ed un colore nuovo
io avevo per caso una camicia pulita
e un disordine grande nelle tasche

tu parlavi con le amiche
io ingoiavo piano il silenzio della notte

poteva finire lì
quella trama semplice
fatta di tempo che è tempo e basta
di cose che non vanno da nessuna parte
unico problema
dove mettere
tutti quei mattini
che foravano la notte
con la stessa inclinazione sud-sud est
chiari
puliti come la gota rasata di fresco
o le bucce di limone asprigno nella crema

forse fu un colpo di vento
o la giovinezza
che ci corse sul filo della schiena
forse un grano di sale sulla lingua
forse la noia aspettando le 13.15
e le ore che precedono le ore
forse dio ci inventò in quell’istante
tu avevi un pullover di kashmir rosa
io per caso una camicia pulita
e un disordine grande nelle tasche

chi può dirlo ormai

certe volte sento il vento nel vento
e le cose nelle cose
certe volte ti sento respirare.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”


Ci sono sogni…..

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LIV

ci sono sogni testardi e duraturi
e sogni fatti a gambe larghe
sogni per amanti e sogni sopratono
che fanno male all’ernia del disco
sogni scaduti come il biglietto del tram
e altri scaduti come il sogno cui non hai creduto
sogni esemplari di vita andate a merda
e sogni che sogni capannoni di periferia
sale di té
l’ombrello dell’infanzia
nonno e nonna in viaggio di nozze
prede allineate al mirino, per favore,
o anche un cinema di periferia
con la voglia di toccarle la coscia

ci sono sogni di prima classe
e sogni che neanche dio li fa
sogni su misura
e sogni fra un caffé e panini tutto compreso
sogni in cui si parla della mostra del té
e sogni che tu finisci alla cappella pappacoda
o all’albergo dei poveri
sogni lunghi e a puntate
e sogni che dopotutto, cazzo, qualcuno
ci dovrà pur essere che li sogna

il nostro, amore, è un sogno
un poco da romanzo e un po’ da manuale
da cucinare a fuoco lento
come un sarago.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012
da “Les arrangements”


…..si vive come nelle camere d’albergo

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XXXIX


capita dopo notti passate a contare rughe e ricordi
di vivere per trasalimenti ed eroici furori
o di intuire che tre grammi di
high tech
sono sufficienti per un comfort impermeabile e sicuro
l’unico d’altra parte per non sentirsi provvisori
capita anche di accorgersi
che tutto dappertutto è uguale
la manopola del gas
la grattugia
l’occhio monocolo e senza prospettive
davanti a San Guido a Giotto a Cimabue
davanti ai cazzi tuoi e ai cazzi miei
così che alla fine ti ritrovi come shéhérazade
con un mucchio di storie da raccontare
con vocaboli gentili e vocaboli sguaiati
e altri né carne né pesce
né cerchio né quadrato
che ne fai poesie buone per ogni occasione
e poesie da recitare togliendosi le braghe
poesie in salsa di lumaghe e poesie per misto di cipolle
poesie per ogni donna che ci ha tre buchi
e poesie per beatrice laura e assuntina
poesie per il cane e poesie per lo zio
che dalla guerra scriveva a mio padre
lettere di sconfitte malvissute
perché così, amore, si vive
come nelle camere d’albergo
fra avanzi di colazioni e conti sparsi sul tavolino
fra arrivi e false partenze
tra notti passate a guardare la luna e le tue mani
e notti rubate alle cameriere gentili
per mance per pazienza o per dovere
si vive per scommessa o con metodo
per l’infamia o per la lode
perché chi vuoi, amore, che se ne importi
se il cielo è così terso
se ancora una volta è il mattino
se siamo felici.

 

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Les arrangements”

 

In una sua poesia, Emilio diceva:

“…che triste, amore mio, morir d’estate
come la vita oscena e un po’ baldracca
che brucia sulla pelle e fra le gambe

a primavera voglio io morire
il tredici di maggio che son nato
lontano da chi amo e chi mi ama
ché in ogni filo d’erba in ogni fosso
è bella questa vita ed io son vivo”

e invece morì in piena estate, lui che in primavera era nato, il 13 di maggio.
Ciao Emilio, ovunque tu sia!


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