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La mia solitudine mi coglie di sorpresa come una presenza: come un essere invisibile

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Ho letto le poesie di Prados

in un libro che era di mio marito:

c’è il suo nome, il luogo, la data

e segni di matita accanto ai versi

che gli sono piaciuti.

“Quien roba luz en las ramas

del arbol?”

Si sarà tolto gli occhiali,

avrà guardato fuori.

Mi tolgo gli occhiali, guardo fuori,

segno con la matita altri versi.

“Mi soledad me ha sorprendido

como una forma humana”.

Lui è morto da undici anni,

e il libro di Prados è del sessantasei.

 

 

Alida Airaghi, Verona  1953

da “Frontiere del tempo”

 

Sul mio comodino c’è sempre più di un libro,  per via dell’abitudine che ho, fin dall’adolescenza,  di leggerne due, a volte anche tre,  contemporaneamente. Mio marito, invece, negli ultimi anni  aveva ammassato, sul suo,   libri e libri  e ciò era spesso motivo di battibecchi tra di noi, perché nell’operazione di rispolvero, cadevano e lui si lamentava del confuso riordino da parte mia. Trattavano tutti di un unico argomento: la genetica, una materia per me di difficile lettura. Ora che non c’è più,  li ho riposti nella libreria dello studio. Quando mi capita di fare pulizia,  li sfoglio, leggo qualche titolo, mi soffermo alle sottolineature a matita,  li richiudo, con la mano percorro  i loro margini e sfioro lentamente  la superficie delle pagine, quasi fossero carezze.

Iraida (Annamaria S.) 

 


Le parole sono capaci di salvarci, quando la crudeltà del mondo e il dolore rischiano di prosciugarci la vita.


Liesel vive gli ultimi anni della sua infanzia in una Germania sconvolta dalla follia nazista e dalla guerra. Rimasta sola al mondo, viene adottata da Rosa , donna burbera ma buona, e da suo marito Hans. L‘uomo, tenero e gentile, le insegna a leggere e Liesel, piano piano, supererà l’iniziale diffidenza per ciò che la circonda e la sofferenza che ha dentro. Il padre, insomma, proteggerà sua figlia dall’orrore, attraverso le parole dei libri che, però, l’ottusità della dittatura brucia nelle piazze. Così Liesel comincerà a rubarli nella biblioteca del borgomastro, e la sera li leggerà a Max, un ebreo nascosto nella sua cantina e che sta per cedere alla costrizione dell’isolamento. Lettura dopo lettura, le parole renderanno sopportabile l’assurdità del mondo adulto e attenueranno il dolore.


Le parole sono azioni. Ludwig Wittgenstein

Ancora dal “Dizionario affettivo della lingua italiana” di Matteo Bianchi

Coraggio

Ho pochi anni e cammino in bilico su un muretto. Mia madre si sposta di fronte a me con le braccia pronte ad afferrarmi, mi insegna le prove di coraggio. Ce ne sono molte ma questa è la mia preferita. Mi ha aiutato a salire sul muretto via via sempre più alto e ha esclamato: prova di coraggio numero uno! Poi ha lasciato le mie mani. Non so descrivere l’emozione. La produco dentro il mio piccolo corpo, la trasmetto ad ogni centimetro di pelle, la dono a mia madre in un sorriso impavido, sprezzante del rischio.

Vent’anni dopo e prima di andarsene, mia madre lascia ancora una volta le mie mani. Non sappiamo a che numero di prova siamo arrivate. C’è un vento forte che mi spinge ma non cado. Lei osserva il mio equilibrio con una certa soddisfazione. Dice: sai che la parola “coraggio” deriva da cor-cordis, ti ricordi cosa significa? Sostantivo neutro, terza declinazione, cuore. Scendo dal muretto  con un salto il più ampio del dovuto.

E’ una prova solo mia. Adesso

(Ester Armanino, autrice di “Storia naturale di una famiglia”)


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