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E ricordo anche alcuni versi che seppero convincermi……

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Esistono momenti in cui lasciamo
le parole d’amore ed i silenzi
per parlar di poesia.
Tu riposi la voce nel passato
e ricordi il titolo di un libro,
la storia di certi versi,
la notte giovanile di alcuni cantautori,
l’importanza che hanno
poeti e bandiere nella tua vita.
Io ti parlo di virgole e maiuscole,
d’immagini che eccedono o che mancano,
della necessità di ottenere un ritmo
che sostenga la storia,
come con le mani si sostengono
l’umidità e le mura d’un castello di sabbia.

E ricordo anche alcuni versi
in notti dove virgole e maiuscole,
metafore e ritmi,
riscaldarono casa mia,
mi fecero compagnia,
seppero convincermi
col tuo stesso potere seduttivo…
……………………………..

 

Luis García Montero, Granada 1958
da “Completamente venerdì”
traduzione di Alessandro Ghignoli


Ma esistono luoghi intermedi……

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Il desiderio

Il futuro e l’ordine sono luoghi inospitali,
perché il pavimento è freddo e non si può
camminare scalzi né dimenticare i vestiti.
……………………………….
Ma esistono luoghi intermedi,
passati e presenti con luce d’avvenire,
città di frontiera,
navi ancorate sugli scaffali
e bagliori di porti nella notte
e nomi sulle cartine.
Vivere con lo sguardo pensieroso
o nelle affabulazioni che si conservano
sotto i polpastrelli delle dita,
quando il tempo diventa volontà
e va verso il Sud
con l’obbedienza di uno schiavo
senza pensare, perché tutto è pensiero,
senza amare, perché lui stesso
è l’amore e si confonde
come luce nella luce,
come passaggio d’acqua
nelle ingovernabili correnti dell’oceano.
Luoghi intermedi,
albe di giugno a volte condivise
in prima persona plurale.

 

Luis García Montero, Granada 1958
da “Completamente venerdì”
traduzione di Alessandro Ghignoli


La speranza

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Non a causa della vita,
bensì dell’aumento di leggende,
di canzoni e miti
di cui ho avuto bisogno per vivere,
ho imparato che l’inverno con le sue piogge metalliche
non sfocia mai
negli hotel della primavera,
solo nel fiore dell’autunno
di una passione completa.
Ma l’inverno ha segreti da conservare.
Mentre la nebbia della strada cancella
i limiti del mondo,
ci sono luci che si avvicinano dal retrovisore
come un ricordo
e mi sorpassano veloci
in cerca del futuro.
Non so,
semplice questione casuale
o forse ricompensa.
Ma nuovamente lì
la presagìta
luce d’aprile sulle campagne.

Luis García Montero, Granada 1958


…..ora imparo a vivere con la vista stanca

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La vita non è un sogno.

Ho accertato il mare con i suoi cadaveri,
l’esistenza del sole, la pelle, i freddi,
le luci con le loro ore,
le porte che gli anni lasciano mal chiuse.
Oblio e ricordo hanno gli stessi occhi.

Le parole, come un crepuscolo
che si confonde con la notte,
sono arena che cade dinanzi il vuoto.
Mai il tempo discute
la consegna del muschio che riceve.
Però perde le chiavi delle sue porte.
Ora imparo a vivere con la vista stanca.

Stanco sono di vederti
mondo strano,
prestigio del dolore,
acribia della menzogna,
torbida corona
dei letamai abitati.
Stanco sono di vedere
le morti umiliate
nelle stanze del silenzio.

Mi dolgono
i finali ingiusti,
che serrano i nostri occhi
perché siamo cadaveri viventi.

Ho accertato il mare. La vita non è un sogno.

Che lebbra di bandiere!
Che adorno di numeri putridi!
Che paesaggio di macerie!

Perde il tempo le sue chiavi,
ed io cerco i miei occhiali.
Per proseguire qui,
alle finestre ed alle tavole,
con gli anni aperti
ai piedi della città.

Lì si riconoscono,
a sud, all’altro lato di questa nuvola,
della torre, a sinistra, proprio lì,
i rami della vita, la memoria,
i pinareti pacifici,
l’abbraccio che chiede una verità,
il vento che innalza un’allegria,
le splendide rovine,
la stanza serena dove si ricorda,
con la luce spenta,
la storia libera della dignità.

Non parlo di illusioni,
se non di dignità, e dei miei occhiali,
cristalli lavorati che mi aiutano
a controllare il prezzo delle cose,
a cercare i telefoni voglio,
a scorrere i libri,
a guardare l’orologio e i giornali.

A stare qui,
in una condivisa solitudine,
per vedere quello che
ci succede.


Luis García Montero, Granada 1958
da “Vista Cansada”
Traduzione di Luigi Bosco


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