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Self – service

 

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La runa Odal è la propria dimora,
Peorth è luce e oscurità,
Eoh è l’unità:
le ho provate tutte le divinazioni,
rune tarocchi ching e mo,
ho provato a sapere dalle carte
quello che già sapevo,
ho provato a escogitare di volta in volta
modi raffinati o grossolani di sopravvivenza,
a farmi una religione meno provvisoria
di quelle che hanno a che fare con la storia,
ho creduto il lunedì in cristo,
il martedì in maometto,
il mercoledi in budda,
il giovedì nel sole,
il venerdì nella grande madre,
il sabato in nietzsche o in marx a caso,
ma la domenica ho sempre riposato.
Peter mi suggerisce di invertire l’ordine dei giorni,
di riposare, caso mai, il mercoledì
e di dedicare la domenica ad esperimenti
un po’ più sensati che provare a credere in qualcosa.
Ho pensato che potrei vedere la televisione
o farmi tre volte lo shampoo
o semplicemente fare come fanno tutti
che la domenica si annoiano
e si lamentano che domani è lunedì e c’è il lavoro.
Peter si diverte quando fa così,
ma nessuno è così triste come lui quando si diverte.
Anche Louis è triste.
Il fatto è che se non li conosci non lo capisci.
Io invece mi sento
come quando ad un tavolo di poker
quello alla tua destra ti legge negli occhi
se hai un poker o una sequenza bucata,
e sei fottuto, fottuto di brutto,
fottuto come quando sei costretto
a chiedere alle carte
quello che già sai. […]

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…per il resto, ti perdo

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[…] 

Io voglio vedere quello che i ciechi vedono,

e non perdermi nell’ansia di chi mi ama,

ed essere sconcio, ma vivo,

dolorante ma in piedi……

Per il resto, ti perdo.

Ti perdo per questa volta, e le altre,

che ti ho incontrata senza riconoscerti.

Ti perdo, per incoscienza e/o per saggezza.

Ti perdo perché ho conquistato il diritto di stare solo con me

e non mi risparmio la crudeltà di perderti.

Ti perdo perché lunedì prossimo ti avrò fra le mani

e non sopporterò il pensiero d’essere fra le tue mani.

Ti perdo perché assomiglio ai selvaggi dei boschi

ma porto le timberland e ho moglie e figli e credo che dio esiste.

Ti perdo perché devo disciplinarmi per non perderti,

perché il mio modo di far pace con il mondo è la poesia,

perché non sono né un cardiologo né un ingegnere,

perché tra un cristiano e un buddista io sono maomettano,

perché la birreria è il mondo e il mondo è alla rovescia,

perché non sopporto né le case vuote né le case piene,

perché mi libero dal dolore per ricomprarlo l’istante dopo,

perché a volte mi sembra di non perderti abbastanza.

Ti perdo,

perché si perde pìù spesso che si vince.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…..bruciarmi le dita a contare quanti petali ha la vita

 

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(…) e penso che sono arrivato sempre tardi,

tardi proprio nel senso che dici tu,

per potermi prendere un fiore di fuoco

dal roseto ardente della vita

e portarmelo via e dirmi questo è mio

e bruciarmi le dita a contare

quanti petali ha la vita se la smetti di sognarla

per scopartela e basta,

come potrei scoparmi anche te

se la smettessi di guardarti

come guardavo da dietro i vetri

la pioggia che cadeva

e la gente che passava con l’ombrello

e la luce dei lampioni

che oscillava nelle pozzanghere

e avevo cinque anni o forse otto

ed ero solo come lo sono adesso

che ho i capelli quasi bianchi

e penso come sarebbe stato

se mi fossi sentito qualche volta meno solo

e fossi uscito per strada sotto la pioggia

senza ombrello.

 

Luther Blissett, eteronimo di

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…. le cose hanno un sapore dolce solo se hai il buon gusto di non pensare che stanno lì per te.

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Ciò che è reale, è razionale.
E io, allora?

 

Carver, stavo pensando a te

mentre guardavo il mare.

Mi sforzavo di immaginare com’era tess

quando l’hai conosciuta

e luoghi come port angeles e juan de fuca e sky house.

Dovrò venirci, prima o poi,

portare con me tutti i tuoi libri e uno dopo l’altro

abbandonarli ai salmoni e alla corrente del fiume,

perché se ne vadano come sono venuti.

Te lo prometto, verrò.

Ho voglia di capire ciò che va capito,

e di capirlo con gli occhi, e le mani, e il respiro.

Non mi basta più pensare questo o quello,

o stare lì a chiedermi chi ha dormito nel mio letto.

E fa nulla se tess non vorrà darmi credito

o mi farà aspettare d’aver potato le rose.

Ehi, amico, hai cambiato qualcosa, mi pare, nella mia vita.

Ora le mie mani voglio toccare ciò che gli occhi vedono.

E i miei occhi guardare ciò che le mie dita sfiorano.

E questa è la mia pelle. Questi i miei sogni.

E questo l’ordine antico e feroce delle cose

che nemmeno la poesia può farci qualcosa

Qui, mi dico, è la mia vita. E non c’è altrove

dove sprecarla o goderla.

Ma qualche volta me ne dimentico e prendo nota

di tutti i dettagli che non tornano.

Divento serio, e rigoroso, fino a farmi male.

Ma poi guardo i tuoi libri e mi ripeto: tanto c’è Carver.

E riesco persino a mandare giù

questa cosa imbarazzante d’essere innamorato a mezza età.

E ad essere tenero con me e a dirmi:

vecchio pazzo, vecchio e pazzo,

ma cosa è questa cosa di vivere scrivendo.

Di te diranno che non sei originale.

E hai confuso letteratura e vita.

E non sei buono per il mercato.

Bene, carver,

i pettegolezzi non mi interessano.

Ho ancora da lavorare sette giorni la settimana

ed essere così preciso da omettere tutto ciò che va omesso.

Da fare i conti con la paura

che ciò che amo sia letale per quelli che amo.

E raccontare a mio figlio che le cose hanno un sapore dolce

solo se hai il buon gusto di non pensare che stanno lì per te.

Poi sarò pronto per il resto,

basta che fumo e alcol me ne lascino il tempo.

Ma ce la farò, vedrai. E verrò a sky house,

dove i due fiumi confluiscono nel mare.

Avrò la mia donna con me.

La presenterò a tess:

tess, questa è Beatrice.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 


Latte e miele

Juke

Facevano vecchie canzoni stasera al caffé del campeggio.
Di quelle che anni fa ascoltavo distratto
e, perché no, con disprezzo.
L’aria era calda e non c’era vento.
Il mare quasi fermo.
Una sigaretta tra le dita, e vino rosso.
Qualche pensiero in giro per la testa,
non più stupido né meno confuso
di quelli che oggi m’hanno fatto compagnia.
La luce gialla della tenda. L’odore della notte.
Un cane lasciato al palo ad abbaiare. E quelle canzoni poi.
Non ne avevo certo bisogno stasera.
Volevo starmene tranquillo,
sono un uomo maturo ormai
e non posso perdermi
in cose di cui non sono padrone.
Volevo solo che le ore scivolassero via
al più presto.
Ma sono rimasto lì,
a raccattare una parte di me
che avevo dimenticato,
ad ascoltare canzoni vecchie,
e stupide,
come tutte le cose che durano.

Luther Blissett, eteronimo di
Emilio Piccolo. Acerra, 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.
da “Beatrice. My heart is full of troubles


Se fosse davvero così semplice…

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se fosse davvero così semplice
attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo
con piante e fiori da spostare da un angolo all’altro
tanto per fare qualcosa
perché è domenica e si deve, comunque, vivere
perché meglio tutto
che le intermittenze crudeli del cuore
che ci lasciano senza difesa
a chiederci dove andiamo
e se ne valga dopotutto la pena
attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo
dove anche le cose lasciate in disordine
hanno l’ordine che vogliamo per loro
così docili
così refrattarie a movimenti e oscillazioni
che viene voglia di prenderle ad esempio
come se prima o poi un temporale
un vento improvviso venuto su dal mare
un lieve cedimento del pavimento
non ci ricordasse
proprio quando meno ce l’aspettiamo
che la domenica
e il lunedì
e tutti gli altri giorni della settimana
sono l’unica cosa che abbiamo
la nostra parte d’eternità
e la spendiamo così
senza nemmeno confessarci
che a restituircela
è proprio un temporale che vorremmo
o un vento venuto su dal mare
che ci rendesse
innocenti
creature senza domenica e lunedì
che attraversano il tempo
con la dolcezza e la gioia
di chi di nulla ha colpa
e senso
e dolore
se non d’aver fatto delle settimane
e dei mesi e degli anni
il deposito dei propri sogni
e della propria capacità reale d’amare
se fosse davvero così semplice
attrezzarsi il mondo come se fosse un libro
con le parole il ritmo e lo stile
appreso nelle notti
passate a credere che per essere felici
fosse sufficiente essere poeti
e che la felicità fosse un nostro diritto
e nostro diritto e dovere cercarla
dovunque e comunque
e qualunque fosse il prezzo di dolore
con cui mettersi alla prova
come se ne fossimo sempre più forti
come se soffrendo
potessimo garantirci
che ad attenderci da sempre
ci sia davvero qualcuno
magari
un cane
con cui essere fragili insieme
e insieme vivere e insieme morire
per dolori che s’assomigliano
per sogni terribili e crudeli
che ti fanno pulsare la vita tra le mani
come il muscolo di un animale scannato
per domeniche che si devono, comunque, vivere
se fosse davvero così semplice amarsi
non avrei più bisogno delle parole
per dirti
ti amo.

Luther Blissett*
da “Beatrice, my heart is full of troubles”
Luther Blissett è un eteronimo di Emilio Piccolo


Oggi.

Oggi un alunno mi ha chiesto come ero

quando avevo la sua età.

“Come te,

innamorata della vita tanto,

da non averne paura”

Annamaria S.


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