Archivi tag: Luther Blissett

The little drop of poison

 

 

Tom Waits sta cantando little drop of poison,

ma io ho da fare. Ho da costruirmi un cuore

e un mondo dove poter essere così vigliacco

da avere un cuore.

Ho da fare sandwich di realtà

e prendere le notti a credito.

Gli altri penseranno che io sia cambiato

ma io sarò sempre lo stesso.

Sarò l’uomo dei Tatuaggi, quello che si alza all’alba

per misurare a che punto è la sua idiozia.

Sarò il pesce rosso con ottocento bulloni

che s’arrampica sulla torre eiffel.

Sarò quello che tu vuoi, come tu mi vuoi.

Ma è il fatto che non trovo mai il tempo

per costruirmi questo cuore nuovo,

su misura e che sia gradito à tout le mond.

Un cuore da sostituire al primo infarto.

Un cuore da appendersi al petto come un catetere.

Non sarà la fine della violenza,

non ci sara nessuna notizia dal pianeta

che ci rassicuri se c’è la rivoluzione, o la restaurazione,

non ci sarà granché da ridere o da piangere.

Il fatto è che si dicono un sacco di cose:

come trent’anni fa, quando l’era della felicità era lì.

Ora siamo in quella dell’Acquario,

solo un po’ più vecchi, un po’ più.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 

Annunci

ascolta

 

 

jessica-trish-4

 

ascolta

 

se ti dico ho voglia di ascoltare il canto della terra, stanotte,

 e di piangere tra le tue mani significa che a volte

la vita è di una tenerezza così semplice che fa male

e che domani saremo da soli tu

e io a reggere il mondo

come un rametto di basilico

 saremo ombre

 uccelli

bottiglie gettate nelle onde

incenso e alghe e papiro

e avremo pensieri curiosi

e storie di amore estremo e trasparente

come l’aria antica di lisbona

e crudeli come gli occhi dei figli

che non ci perdonano

d’esser vecchi

 

 ascolta

 

è l’ora che la notte se ne va

l’ora che si è soli come una puttana che rincasa

 l’ora che ad amarti e perderti

è come essere all’angolo della strada

tra amici che parlano della fine del mondo….

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


Self – service

 

tumblr_ojskkt0FKx1rcf4reo1_500

 

La runa Odal è la propria dimora,
Peorth è luce e oscurità,
Eoh è l’unità:
le ho provate tutte le divinazioni,
rune tarocchi ching e mo,
ho provato a sapere dalle carte
quello che già sapevo,
ho provato a escogitare di volta in volta
modi raffinati o grossolani di sopravvivenza,
a farmi una religione meno provvisoria
di quelle che hanno a che fare con la storia,
ho creduto il lunedì in cristo,
il martedì in maometto,
il mercoledi in budda,
il giovedì nel sole,
il venerdì nella grande madre,
il sabato in nietzsche o in marx a caso,
ma la domenica ho sempre riposato.
Peter mi suggerisce di invertire l’ordine dei giorni,
di riposare, caso mai, il mercoledì
e di dedicare la domenica ad esperimenti
un po’ più sensati che provare a credere in qualcosa.
Ho pensato che potrei vedere la televisione
o farmi tre volte lo shampoo
o semplicemente fare come fanno tutti
che la domenica si annoiano
e si lamentano che domani è lunedì e c’è il lavoro.
Peter si diverte quando fa così,
ma nessuno è così triste come lui quando si diverte.
Anche Louis è triste.
Il fatto è che se non li conosci non lo capisci.
Io invece mi sento
come quando ad un tavolo di poker
quello alla tua destra ti legge negli occhi
se hai un poker o una sequenza bucata,
e sei fottuto, fottuto di brutto,
fottuto come quando sei costretto
a chiedere alle carte
quello che già sai. […]

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo

Acerra 13 5 1951 – Acerra 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…per il resto, ti perdo

image

 

 

 

[…] 

Io voglio vedere quello che i ciechi vedono,

e non perdermi nell’ansia di chi mi ama,

ed essere sconcio, ma vivo,

dolorante ma in piedi……

Per il resto, ti perdo.

Ti perdo per questa volta, e le altre,

che ti ho incontrata senza riconoscerti.

Ti perdo, per incoscienza e/o per saggezza.

Ti perdo perché ho conquistato il diritto di stare solo con me

e non mi risparmio la crudeltà di perderti.

Ti perdo perché lunedì prossimo ti avrò fra le mani

e non sopporterò il pensiero d’essere fra le tue mani.

Ti perdo perché assomiglio ai selvaggi dei boschi

ma porto le timberland e ho moglie e figli e credo che dio esiste.

Ti perdo perché devo disciplinarmi per non perderti,

perché il mio modo di far pace con il mondo è la poesia,

perché non sono né un cardiologo né un ingegnere,

perché tra un cristiano e un buddista io sono maomettano,

perché la birreria è il mondo e il mondo è alla rovescia,

perché non sopporto né le case vuote né le case piene,

perché mi libero dal dolore per ricomprarlo l’istante dopo,

perché a volte mi sembra di non perderti abbastanza.

Ti perdo,

perché si perde pìù spesso che si vince.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…..bruciarmi le dita a contare quanti petali ha la vita

 

sin-city-20051a

 

 

(…) e penso che sono arrivato sempre tardi,

tardi proprio nel senso che dici tu,

per potermi prendere un fiore di fuoco

dal roseto ardente della vita

e portarmelo via e dirmi questo è mio

e bruciarmi le dita a contare

quanti petali ha la vita se la smetti di sognarla

per scopartela e basta,

come potrei scoparmi anche te

se la smettessi di guardarti

come guardavo da dietro i vetri

la pioggia che cadeva

e la gente che passava con l’ombrello

e la luce dei lampioni

che oscillava nelle pozzanghere

e avevo cinque anni o forse otto

ed ero solo come lo sono adesso

che ho i capelli quasi bianchi

e penso come sarebbe stato

se mi fossi sentito qualche volta meno solo

e fossi uscito per strada sotto la pioggia

senza ombrello.

 

Luther Blissett, eteronimo di

Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”


…. le cose hanno un sapore dolce solo se hai il buon gusto di non pensare che stanno lì per te.

tumblr_mijljtqSnO1rdirdro1_500

Ciò che è reale, è razionale.
E io, allora?

 

Carver, stavo pensando a te

mentre guardavo il mare.

Mi sforzavo di immaginare com’era tess

quando l’hai conosciuta

e luoghi come port angeles e juan de fuca e sky house.

Dovrò venirci, prima o poi,

portare con me tutti i tuoi libri e uno dopo l’altro

abbandonarli ai salmoni e alla corrente del fiume,

perché se ne vadano come sono venuti.

Te lo prometto, verrò.

Ho voglia di capire ciò che va capito,

e di capirlo con gli occhi, e le mani, e il respiro.

Non mi basta più pensare questo o quello,

o stare lì a chiedermi chi ha dormito nel mio letto.

E fa nulla se tess non vorrà darmi credito

o mi farà aspettare d’aver potato le rose.

Ehi, amico, hai cambiato qualcosa, mi pare, nella mia vita.

Ora le mie mani voglio toccare ciò che gli occhi vedono.

E i miei occhi guardare ciò che le mie dita sfiorano.

E questa è la mia pelle. Questi i miei sogni.

E questo l’ordine antico e feroce delle cose

che nemmeno la poesia può farci qualcosa

Qui, mi dico, è la mia vita. E non c’è altrove

dove sprecarla o goderla.

Ma qualche volta me ne dimentico e prendo nota

di tutti i dettagli che non tornano.

Divento serio, e rigoroso, fino a farmi male.

Ma poi guardo i tuoi libri e mi ripeto: tanto c’è Carver.

E riesco persino a mandare giù

questa cosa imbarazzante d’essere innamorato a mezza età.

E ad essere tenero con me e a dirmi:

vecchio pazzo, vecchio e pazzo,

ma cosa è questa cosa di vivere scrivendo.

Di te diranno che non sei originale.

E hai confuso letteratura e vita.

E non sei buono per il mercato.

Bene, carver,

i pettegolezzi non mi interessano.

Ho ancora da lavorare sette giorni la settimana

ed essere così preciso da omettere tutto ciò che va omesso.

Da fare i conti con la paura

che ciò che amo sia letale per quelli che amo.

E raccontare a mio figlio che le cose hanno un sapore dolce

solo se hai il buon gusto di non pensare che stanno lì per te.

Poi sarò pronto per il resto,

basta che fumo e alcol me ne lascino il tempo.

Ma ce la farò, vedrai. E verrò a sky house,

dove i due fiumi confluiscono nel mare.

Avrò la mia donna con me.

La presenterò a tess:

tess, questa è Beatrice.

 

 

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo, Acerra 13 5 1951 – 23 7 2012

da “Beatrice. My heart is full of troubles”

 


Latte e miele

Juke

Facevano vecchie canzoni stasera al caffé del campeggio.
Di quelle che anni fa ascoltavo distratto
e, perché no, con disprezzo.
L’aria era calda e non c’era vento.
Il mare quasi fermo.
Una sigaretta tra le dita, e vino rosso.
Qualche pensiero in giro per la testa,
non più stupido né meno confuso
di quelli che oggi m’hanno fatto compagnia.
La luce gialla della tenda. L’odore della notte.
Un cane lasciato al palo ad abbaiare. E quelle canzoni poi.
Non ne avevo certo bisogno stasera.
Volevo starmene tranquillo,
sono un uomo maturo ormai
e non posso perdermi
in cose di cui non sono padrone.
Volevo solo che le ore scivolassero via
al più presto.
Ma sono rimasto lì,
a raccattare una parte di me
che avevo dimenticato,
ad ascoltare canzoni vecchie,
e stupide,
come tutte le cose che durano.

Luther Blissett, eteronimo di
Emilio Piccolo. Acerra, 13/05/51 – Acerra, 23/07/2012.
da “Beatrice. My heart is full of troubles


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: