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………ed era maggio

lucciole

Ricordo che mia madre
entrava nella mia stanza
ed era maggio
e i grilli cucivano la campagna
là lontano.
Nell’aria dolce
come dopo una febbre
stavamo in quel silenzio
che entrava dappertutto.

Nino Pedretti

S. Arcangelo di Romagna 1923 – Rimini 1981


Mi è molto difficile dirti figlio …..

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Mi è molto difficile dirti figlio dirtelo senza venir meno al ricordo

perché anch’io cado piovo mi apro mi chiudo

 mi parlo mi tremo mi tendo con le sferzate dei templi

del primo indizio la mezza carezza l’ultimo volo

per dirti così semplicemente figlio senza letteratura

così nella pura aria che tutti siamo viaggiatori e che per questo

malgrado tutto ciò che trascorre sotto la poesia

malgrado tutto ciò che muoio ti scrivo e ti amo.

 

Adriano Corrales, San Carlos in Costa Rica 1958.

da “Lettera al figlio” 

in “Ad ora incerta”

cura e traduzioni di Tomaso Pieragnolo

 

Se dovessi scrivere una lettera ai miei figli, vorrei farlo così. Vorrei che fossero ben visibili anche i timori e le fragilità che hanno caratterizzato e caratterizzano il mio essere madre. E, con la medesima semplicità, esprimere il mio incondizionato amore verso di loro.   Annamaria S.


Le madri

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Le madri bussano alla porta di notte
sempre quando non sappiamo
che darle, come accoglierle.
Perché siamo così impreparati?
Quello che ci hanno insegnato
sul ricevere ospiti inaspettati
adesso non serve affatto,
offrirle un bicchiere d’acqua
un pasto caldo un letto
non è mica questo ciò che attendono
quelle camminatrici indefesse.

Le madri quando bussano
vogliono che le stringa le mani
sapere se tornerai alla terra
se potranno gioire il ritorno
imbandire la tavola più bella
tendere al sole i panni della danza
l’allegria del ricongiungimento.
Le madri bussano alla porta di notte
e se anche vanno via affrante
perché il ritorno è stato rinviato
loro non vanno mai via davvero,
restano proprio come quelle liane
ormai fuse ai tronchi d’albero
per attraversare i fiumi in piena.

 

Lucia Cupertino

da Fili d’aquilone n. 42


Il destino di una madre

Viaggio-della-Vita

 

 

…Dormono a volte nei nostri letti e li proteggiamo

dal dolore come  figli che non avremo mai

perché non ci rassegniamo a perderli.  E,  un giorno,  partono,  vanno.

 

Colpevoli, non arrivano a spiegare ciò che li trascina via. Scrivono

delle lettere dopo – una o due per alleggerirsi di questa spada.

E noi rimaniamo, eternamente, senza vergognarci, in attesa che ritornino.

 

 

Maria do Rosário Pedreira.  Lisbona  1959

da “La casa e l’odore dei libri”.

traduzione Mirella Abriani

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Aspetti i figli

quando ancora non sono nati,

li aspetti all’uscita della scuola,

al ritorno dal loro primo viaggio con gli amici.

Trepidi

nell’attesa di  una telefonata da chissà dove,

quando sono grandi abbastanza,

per  andare a scoprire com’è fatto il mondo.

 Aspetti ogni volta

di trovare  nelle parole che dicono,

in ciò che sono  e che fanno,  

quel sentimento della vita

che è passato insieme al tuo latte

e alla prima aria che hanno respirato

e che speri  

abbia insegnato loro 

come si fa ad amare…

Annamaria Sessa


8 settembre 1943. Mia madre di vent’anni*

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Questa fotografia fu l’unica cosa che mia madre portò con sé, quando scappò dalla sua casa in fiamme nell’autunno del 1943. Aveva vent’anni, nel suo quartiere i tedeschi avevano ucciso civili inermi e bruciato ogni loro cosa. La guerra attraversava la sua giovinezza, distruggendone progetti e desideri. Aveva voluto salvare quel cartoncino spiegazzato, perché dimenticare l’orrore sarebbe stato più facile che ricordare che era stata bella ed incosciente come lo sono i giovani e i loro sogni.  Annamaria S.

Tutto su mia madre

Si affaccia da una cornicetta
che ne circoscrive il volto puro
e guarda la finestra
che ritaglia il cielo
mia madre di vent’anni,
mia madre che sognava ancora
e le nascevano voli tra i capelli
mia madre occhi di marzo
con le tasche piene di paure,
lei che non cantava mai.
– Com’è che te ne innamorasti?-
-Fu il suo modo di incedere…-
Lui, principe di sabbia e pioggia,
lei, corolla spalancata in un deserto.

Blumy
La poesia è tratta dal sito lettere senza destinatario

*A neanche un mese dalla firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, ad Acerra un gruppo di partigiani del luogo tentò di bloccare, con povere masserizie e carri agricoli, i potenti mezzi dei tedeschi in fuga. Fu una carneficina, i tedeschi bruciarono le case. I morti, tra uomini, donne e bambini, furono 75, 15 donne e 60 uomini. Sette di loro avevano da 1 a 9 anni e, 18, da 13 a vent’anni. Tutto ciò, lungo la via dove abitava mia madre con la sua famiglia. Da allora quella strada si chiamò Corso della Resistenza. Acerra è Medaglia d’oro al valor civile. Annamaria S.


Mi è molto difficile dirti figlio….

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Mi è molto difficile dirti figlio dirtelo senza venir meno al ricordo

perché anch’io cado piovo mi apro mi chiudo

 mi parlo mi tremo mi tendo con le sferzate dei templi

del primo indizio la mezza carezza l’ultimo volo

per dirti così semplicemente figlio senza letteratura

così nella pura aria che tutti siamo viaggiatori e che per questo

malgrado tutto ciò che trascorre sotto la poesia

malgrado tutto ciò che muoio ti scrivo e ti amo.

 

Adriano Corrales, San Carlos in Costa Rica 1958.

da “Lettera al figlio” 

in “Ad ora incerta”

cura e traduzioni di Tomaso Pieragnolo

Se dovessi scrivere una lettera ai miei figli, vorrei farlo così, vorrei che fossero ben visibili i timori e le  fragilità che hanno caratterizzato il mio essere madre. E, con la medesima semplicità, esprimere il mio incondizionato amore verso di loro.


….pietre per le mie tasche

 

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Seppellite le madri una dopo l’altra

ci lasciamo trasportare dalla corrente

le buone e le cattive ragazze.

Nessuno più ci chiederà,

quando torni a casa?

Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.

Dopo le prime ore di dolore in caduta libera

diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.

Un’amica dipinge le mani di sua madre

su stoffa, vetro, carta.

Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi

un certo chiuso dolore.

Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti

nell’autunno della loro nonna.

Io raccolgo le tue storie,

pietre per le mie tasche

per ancorarmi a terra

quando la radice cede.

 

Karen Press, Città del Capo 1956

da “Pietre per le mie tasche” 

trad. di Paola Splendore

 

 


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