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…..questo è il tempo della piena sufficienza del riso

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Sono disteso sul sedile accanto al finestrino

e sonnecchio, e leggo una pagina  o due, e sonnecchio

e sento l’aria vicina come un’acqua sopra di me

grandi ondate d’aria solatia che baciano e battono

con un piccolo rumore, monotono e dolce

contro il finestrino e il profumo di freschi,

fragili fiori di qualche scuro stagno zuppo di rugiada

mi possiede dalla testa assonnata ai piedi.

 

Questo è il tempo della piena sufficienza del riso

contro le cose idiote che uno ha fatto,

e non c’è il passato neppure un vago futuro.

E tutto il tuo corpo si stira nel sole

e sorseggia la luce come una liquida cosa,

pieno di languore divino della tarda primavera..

 

Stephen Vincent Benet

Bethlehem 22 7 1898 – New York 13 3 1943

traduzione di Emilio Capaccio


………ed era maggio

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Ricordo che mia madre
entrava nella mia stanza
ed era maggio
e i grilli cucivano la campagna
là lontano.
Nell’aria dolce
come dopo una febbre
stavamo in quel silenzio
che entrava dappertutto.

Nino Pedretti

S. Arcangelo di Romagna 1923 – Rimini 1981


….mentre intorno spiove

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Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia
 
con cieche schiarite… questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
 
alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,
 
tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare
 
tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…
 
Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,
 
quanto meno sventato e impuramente
sano
dei nostri padri – non padre, ma umile
fratello – già con la tua magra mano
 
delineavi l’ideale che illumina
 
(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido
 
giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia
 
patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito
 
nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude
 
la sua giornata, mentre intorno spiove.

 

Pier Paolo Pasolini

da “Le ceneri di Gramsci”

 

Quanto rimpianto per il   “maggio” della nostra generazione se penso alle “ceneri” dell’oggi!!

Annamaria S.


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