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16/18 settembre 1982. Il massacro di Sabra e Shatila

 

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Potete legarmi mani e piedi

Togliermi il quaderno e le sigarette
Riempirmi la bocca di terra:
La poesia è sangue del mio cuore vivo
sale del mio pane, luce nei miei occhi.
Sarà scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro,
la canterò nella cella della mia prigione,
al bagno,
nella stalla,
sotto la sferza,
tra i ceppi
nello spasimo delle catene.
Ho dentro di me un milione d’usignoli
Per cantare la mia canzone di lotta.

 

Mahmoud Darwish

Birpwa, 13 marzo 1941 – Houston, 9 agosto 2008

 

Erano piombati alle nove d’un mercoledi’ sera, i falangisti di papà Gemayel,…E con la complicità degli israeliani, sempre lieti di soddisfare la loro inesauribile sete di vendetta, avevano circondato i due quartieri per bloccarne ogni via d’uscita. Una manovra cosi’ veloce, perfetta, che pochi avevano avuto il tempo di nascondersi o tentare la fuga. Poi, fieri della loro fede in Gesù Cristo e in San Marone e nella Madonna, protetti dai figli d’Abramo che gli illuminavan la strada coi riflettori, erano irrotti nelle case. S’erano messi ad ammazzare i disgraziati che a quell’ora cenavano o guardavano la televisione o dormivano. Avevano continuato tutta la notte. E tutto il giorno seguente. E tutta la notte seguente, fino a venerdi mattina. Trentasei ore filate. Senza stancarsi, senza fermarsi, senza che nessuno gli dicesse basta ……… alla fine i morti furono piu’ di mille” (Oriana Fallaci)


Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia fammi tornare

 

 

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Ho nostalgia del pane di mia madre
del caffè di mia madre
della carezza di mia madre
ho nostalgia.
Cresce l’infanzia in me
e m’innamoro della vita
chè dovessi morire avrei vergogna
del pianto di mia madre.
Prendimi,
dovessi ritornare,
potessi un giorno tornare,
scialle per la tua frangia,
copri le mie ossa con erba
fatta pura al tuo passo
legami
con una ciocca di capelli
con un filo dell’orlo della veste
ché io diventi dio.
Divento dio se tocco
il tuo cuore.
Mettimi,
dovessi ritornare,
legna nel fuoco tuo
corda al terrazzo di casa.
No, non so stare senza
la preghiera del tuo giorno.
Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia
fammi tornare
come tornano gli uccelli
al nido della tua attesa.

 

Mahmoud Darwish

Al-Birwa (mandato inglese della Palestina) 13 3 1941 – Houston 9 8 2008

traduzione di Francesca Corrao


Il tempo era pigro come uno studente svogliato…

 

 

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Non c’è nemico più potente del tempo, né rivale più nobile dello specchio.

In passato il tempo scorreva lento come una formica.

Lo incitavamo”Dai, forza, sbrighiamoci”….

Il tempo era pigro come uno studente svogliato e noioso come un professore.

Tanto da spingerci a deplorare la lentezza del futuro

e impedirci di guardare indietro al passato,

perché la gioventù non ha ancora un passato.

Appena siamo diventati bravi a leggere libri difficili e a metterli in pratica

tutto si è trasformato in un sapere cucinato a fuoco lento nella pentola del tempo…

Ma siamo arrivati tardi al banchetto e abbiamo intrapreso una gara impari

con il tempo che guida la sua navicella spaziale a velocità stratosferica.

Allora abbiamo cominciato a chiedergli di rallentare…

“Ehi, aspettaci..ci rimane così poco tempo per il ripasso necessario delle voci

connesse a “emozione” nel dizionario dei sinonimi.

Infine arriviamo a implorarlo “Prima di divorarci, lasciaci

attraversare il fiume e guardare da una prospettiva diversa le panchine

lasciate indietro sull’altra sponda, pulite e pronte a ricevere nuovi amanti

che ci guarderanno, come faremo noi, dicendo

“Erano come noi. Saremo come loro?…

 

Mahmoud Darwish

Al-Birwa (mandato inglese della Palestina) 13 3 1941 – Houston 9 8 2008

da “Una trilogia palestinese”

traduzioni di Elisabetta Bartuli e Ramona Ciucani

 

E’  un testo in prosa  ma io l’ho trascritto, dandogli la struttura di una poesia, perché questo libro non è soltanto la biografia di Darwish e del popolo palestinese ma anche la biografia della sua poesia,  dal momento che è un percorso sì umano ma soprattutto poeticamente creativo. (A.S.)


16/18 settembre 1982. Il massacro di Sabra e Shatila

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Potete legarmi mani e piedi
Togliermi il quaderno e le sigarette
Riempirmi la bocca di terra:
La poesia è sangue del mio cuore vivo
sale del mio pane, luce nei miei occhi.
Sarà scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro,
la canterò nella cella della mia prigione,
al bagno,
nella stalla,
sotto la sferza,
tra i ceppi
nello spasimo delle catene.
Ho dentro di me un milione d’usignoli
Per cantare la mia canzone di lotta.

 

Mahmoud Darwish

Birpwa, 13 marzo 1941 – Houston, 9 agosto 2008

Erano piombati alle nove d’un mercoledi’ sera, i falangisti di papà Gemayel,…E con la complicità degli israeliani, sempre lieti di soddisfare la loro inesauribile sete di vendetta, avevano circondato i due quartieri per bloccarne ogni via d’uscita. Una manovra cosi’ veloce, perfetta, che pochi avevano avuto il tempo di nascondersi o tentare la fuga. Poi, fieri della loro fede in Gesù Cristo e in San Marone e nella Madonna, protetti dai figli d’Abramo che gli illuminavan la strada coi riflettori, erano irrotti nelle case. S’erano messi ad ammazzare i disgraziati che a quell’ora cenavano o guardavano la televisione o dormivano. Avevano continuato tutta la notte. E tutto il giorno seguente. E tutta la notte seguente, fino a venerdi mattina. Trentasei ore filate. Senza stancarsi, senza fermarsi, senza che nessuno gli dicesse basta ……… alla fine i morti furono piu’ di mille” (Oriana Fallaci)


….fammi tornare.

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La bambina con treccine e frangetta, col bavaglino e la borsa sulla schiena,
nella quale le foto dei miei mi insegnarono a riconoscermi,
oggi, davanti a me, compare in questo quaderno.
Felice coincidenza: da questa creatura venni
per giungere a lei dopo un lungo cammino.
Ti prego: continua a essere te stessa, o torna a godere i tuoi genitori ancora giovani,
l’agnello e l’acqua nel suo letto di pietra. Non preoccuparti:
sono una di quelle signore che a volte trovi in visita a casa
e il cui nome non riesci più a ricordare.

María Victoria Atencia, Malaga 1931
Traduzione: Raffaella Marzano

Questa poesia, in cui il presente e la memoria si intrecciano come fili di un tessuto inestricabile, mi riporta alla mente  un verso bellissimo  di Mahmoud Darwish:

 “Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia /fammi tornare…..”


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