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Buon viaggio!

2017-06-19 12.17.59

 

Le tue prime scarpe erano bianche e di pelle morbida.

Oggi sono un ninnolo appeso

alla porta della tua vecchia stanza,

 la tua bambina ogni tanto ci gioca.

Non si adattano più  all’impronta  (enorme) del tuo piede,

solo,   dondolano ogni volta che si entra.

Allora,   ti raccontavo il mondo così: 

il bosco,  il cavaliere coraggioso,

viaggi lunghi quanto una vita,

 terre lontane,  reami sconosciuti e poi  

la via del ritorno, sempre così facile  da percorrere!

Crescendo, i tuoi piedi hanno sempre avuto

voglia più di correre  che di camminare,

insaziabili di strada come le vele lo sono del  vento.

Sei partito tante volte per vedere come è fatto il mondo

e ogni volta sei ripartito con la stessa urgenza di andare.

 Anche ora parti, figlio,  vai con tutta la tua vita,

l’orizzonte negli occhi  e la sete  del remoto nel cuore,

vedrai mari mai visti, il mondo come dovrebbe essere,

senza confini,  respirerai il vento e le sue distanze,

 vedrai i mattini che sempre ricompaiono uguali

dopo notti scintillanti. E uccelli migratori   

che imparano ogni volta la via del ritorno.

Anche tu tornerai, alla tua casa. Al tuo cuore.

Perché, ricorda,  è da lì che sei partito ogni volta,

da  te stesso, ed è lì che troverai le risposte che cerchi

 intanto che in te nuove  domande  nasceranno  ancora e ancora e ancora……

Buon viaggio!

mamma

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Un ricordo

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino —
Perché non scendi ? Perché non ristai ?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d’una volta: oh non facean già male!
Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido cosí ? ….
……………………………………

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Era un maggio caldo su una terrazza all’ombra.

Una bambina ripeteva ad alta voce 

“I cipressi che a Bólgheri alti e schietti………”

Tutta!  la devi imparare tutta

sennò niente ciliegie!

“Fresca è la sera e a te noto il cammino……”

e tormentava tra le dita

le  treccine nere,

che la mamma aveva fermato

con due nastri di seta bianca.

E che poteva saperne la bambina,

che tra alberi che parlano,

galli che cantano e treni ingoiati

dalla linea ingannevole dell’orizzonte,

si nascondevano  le eterne domande

di un’umanità inquieta:

perchè la fugacità del mondo?

e il destino degli uomini?

e il senso della vita?

Quel giorno di maggio su una terrazza all’ombra

tutte le risposte erano negli occhi dolci

della donna alta e bionda davanti a lei

che l’incoraggiava col sorriso.

Erano tutte lì ….

e in un cestino di ciliegie rosse

fra le mani di sua madre.

 

Annamaria Sessa


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