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Non hai imparato ancora…..

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E’ sporca d’un disordine

lo guarda, lo riconosce

quell’essere nello storto delle ore.

Lontana dal nitore

e dalle potenze. Ancora

ripetente in uno star male

adolescente in quel disagio

d’essere qui e non avere dove.

 

Vergogna e pena

di ritrovarsi ancora dove un tempo

era acerba, da poco scesa

nella pista. Pochi maestri

e maestre allora. Ma ora.

Sente il vasto scoramento

di chi l’ha imboccata. Non hai imparato

ancora.

Bocciata. Bocciata.

 

 

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”

 


Quanti verbi ha il mondo!

 

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La vita allora…
Penso che ho solo questa.

E’ stato bello,
pensare, progettare, costruire, sognare
andare perdersi tornare. Quanti verbi
ha il mondo.

Fra le miriadi di pianeti e di stelle
essere proprio qui
nati e vissuti dentro questo cielo
qui, con i piedi poggiati su un punto
della terra, ora, con il passato pieno
di tutti i miei errori.

 

Mariangela Gualtieri

da “Caino”


Sei qui per conoscere tutto, sei qui per amare tutto

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Una mano come questa tua

Scriverà la nona, la settima, il paradiso,

il notturno. Una mano,

come la tua mano scriverà la formula

vertiginosa della luce, e guarirà

solo sfiorando

una fronte sudata

e scolpirà nella pietra la pietà umana

e cucirà fili d’oro e di seta.

 

E poi la vedremo agitarsi in certi addii

d’un dolore

che noi non conosciamo.

 

Questa tua mano scoprirà

la trama nascosta della creazione

e cadendo in un abbandono,

cadendo nel moto

che muove il sole e le altre stelle

cadendo in quello farà meraviglie.

 

Una mano come questa tua mano.

 

 

Mariangela Gualtieri

da “Caino”


…o forse no?

La commessa, ora, non si preoccupa neanche più di nascondere l’evidente impazienza e tamburella nervosamente le dita sul bancone. Io  da un bel po’,  mi rigiro tra le mani  una borsa color panna, con i bordi di cuoio e un’altra completamente bianca di nappa morbida. Tra  un numero imprecisato di altri modelli, queste le ho preferite quasi subito ma adesso non so decidermi tra le due. La verità è che odio dover scegliere. E’stato sempre così. Per mia madre ero “l’eterna indecisa”, mi raccontava che da piccola, di fronte a una bancarella di giocattoli, finivo per andarmene piangendo, tanto insopportabile era per me,  prendere qualcosa ed escluderne un’altra . Dicono che l’indeciso sia timido e insicuro,  che ha paura della realtà e della vita stessa.

Sarà per questo che odio chi è sempre soddisfatto di se stesso e del mondo, chi ha certezze incrollabili e sa sempre qual è il suo posto, chi si fida solo di ciò che è razionale e ha una risposta per ogni domanda, chi è felice a tutti i costi ed ha sorrisi indelebili  stampati sulla bocca, chi cammina dritto sulle gambe, non inciampa e non ritorna mai sui propri passi.

A me piacciono gli indecisi, quelli che sui propri passi sono capaci anche di perdersi, quelli che attraversano la vita come l’equilibrista sul  filo e non sono neanche tanto sicuri che  ci sia  un filo,  quelli per cui le “convinzioni” hanno la stessa stabilità di un muro puntellato, che non sono innamorati dei loro pensieri e  trovano interessante anche quello che hanno da dire gli altri, quelli che non hanno paura di “perdere” tempo,  quelli che non tanto facilmente sanno separare con il gesso  i “buoni” dai “cattivi”, quelli che  quando escono dal negozio, la commessa tira un sospiro di sollievo, che  in garage gli si rompe  il sacchetto della spesa e intanto pensano “ Forse avrei fatto meglio a  prendere la  borsa bianca. Eh sì, il bianco va bene su tutto..O forse no?”
Iraida

Io non so se questa mia vita sta spianata su un
buco vuoto. Non so se il silenzio che indago
é intrecciato alla mia sostanza molle.
Io non so se quello che cerco e ho cercato e
cercherò, non so se quello che cerco
é un insulto a quel vuoto….

Io non so nient’altro
che la vita e molte nuvole intorno che
me la confondono me la confondono e non
so cosa aspetto, cosa sto aspettando in questo
sporgermi al tempo che viene….

Io non so se in questa schiena
senza ali ci son grandi pianure da cui fare
il decollo..
Dal “Dialogo del non so” di M.Gualtieri


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