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Io vecchia donna… intesso la tua infanzia con quella di tuo figlio

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A lungo si parlò di te attorno ai fuochi
dopo le devozioni della sera
in queste case grigie ove impassibile
il tempo porta e scaccia volti d’uomini.

Dopo il discorso cadde su altri ed i suoi averi,
furono matrimoni, morti, nascite,
il mesto rituale della vita.
Qualcuno, forestiero, passò di qui e scomparve.

Io vecchia donna in questa vecchia casa,
cucio il passato col presente, intesso
la tua infanzia con quella di tuo figlio
che attraversa la piazza con le rondini.

 

Mario Luzi

da “La barca”


Alzati a volo….

 

 

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Alzati a volo fin che puoi, raggiungilo

qualunque sia il tuo apice d’ascesa

e d’altitudine, discendi

poi nella profondità dell’aria

e nella tenebra del mare

non però a capofitto, attento!

 evita i gorghi

d’oscurità  da cui è difficile riemergere

e di essi dire ti è negato-  lo sappiamo.

 

Sta’ nei limiti tuoi, usa

la calma, la perseveranza,

l’attenzione dei sensi,

della mente – questo dicono

esperti consiglieri alla mia insufficienza

non sapendo che il patto è già concluso

tra ansia e finitudine

e c’è pace terrena e ultraterrena, c’è.

Di te molto, mia terra,

mi è inciso

nell’anima e nel viso,

mi è scritto nelle carni,

ma tu di me rechi pure qualche traccia,

ti prego, non polverizzarla

del tutto, finché tutto sia compiuto.

 

Mario Luzi
Castello di Firenze, 20 10 1914 – Firenze, 28 2 2005


Sangue, sua profusione in ogni dove del mondo… dove corre il sangue, dove annega? M.L.

 

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Volano i grandi provveditori della pace

con la loro coda di esperti,

gravi, conoscitori a fondo della controversia,

equi nel soppesare

i diritti delle parti. Volano

dunque i signori dell’onesta convivenza

assai larghi di sorrisi

ad ogni scalo del raid – fasciati,

sia pure, di riserbo non però dubbiosi sul buon esito

del lavoro di rammendo, calmi,

non poco rassicuranti

per tutti, per i morti che la storia ha voluto, peccato,

e per i superstiti.

 

Mario Luzi

da Graffito dell’eterna zarina, in ” Al fuoco della controversia”

 


ignominiosamente

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Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima – cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale
di che sognata equità. E l’udienza è tolta.

 

Mario Luzi, Castello di Firenze, 20 10 1914 – Firenze, 28 2 2005

da Al fuoco della controversia


……..malgrado tutto

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Poi malgré tout è fine febbraio o marzo:
la primavera non c’è ancora,
c’è, trepidante, quella luminosa nebula,
quel fuoco bianco nell’aria,
quella velatura bianca e argento,
tutto ciò che desidera il senso ci sia
in questa piega dell’anno, tutto,
la prima barca,
il primo verde dei salici,
la prima ruota d’acqua
alla virata dell’armo.
C’è tutto,
tutto incredibilmente.

Mario Luzi
Castello di Firenze, 20 10 1914 – Firenze, 28 2 2005


È bella e terribile la terra…….

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Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi e gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.
Padre, non giudicarlo
questo mio parlarti umano quasi delirante,
accoglilo come un desiderio d’amore,
non guardare alla sua insensatezza.
Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà
eppure talvolta l’ho discussa.
Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.
Quando saremo in cielo ricongiunti
sarà stata una prova grande
ed essa non si perde nella memoria dell’eternità.
Ma da questo stato umano d’abiezione
vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.
Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina,
ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi.
Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell’iniquità è pagato all’iniquità.
Ma tu sai questo mistero. Tu solo.

Mario Luzi
Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005


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