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Il destino di Saffo

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Non conosco la strada, 
la bella terra che la

luce  mi avrebbe promessa. 
Forse i miei giorni
diventeranno
la bellezza vinta di questo corpo 
la memoria  sospesa nel piacere incandescente 
delle ombre.

Non conosco il ritorno. 
Inutile ricordare quello che ero, 
dov’ero, 
le donne che amavo, gli uomini 
per i quali la pazzia mi baciava ogni notte, 
io ero una statua bruciante 
del mio stesso desiderio, 
presenza del suo tocco sui miei fianchi.

Nessuno mi parli quando 
lascerò la costa alle spalle. 
Nessuno pianga il  luogo lasciato 
dove io ero la bella passione della tristezza.

Nient’altro potrei sentire 
io sono Saffo, dai capelli scuri come la notte 
e dalla carnagione cenere come la memoria. 
Nient’altro potrei sentire. 
Sono la bandita lesbo mentre  abbandona il suo amore, 
il suo tardivo e dolce amore, 
nella grazia che l’ha fatta donna e  rovina 
abitata nel petto felice di quelli che amò  
e non la riconoscono.

Marta López Vilar, Madrid  1 – 2 – 1978

 da “La palabra esperada” in”En otra tierra”

traduzione di Stefania Di Leo


…le parole di quel che è perduto.

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Malinconia di una statua

Stanca, inclini la testa cercando la tua memoria
in quella pena.
Chiudi gli occhi alla ricerca di quel mare
che portò via altri corpi che ti erano accanto,
trasformato in cenere e vecchiaia, essendo calore
prematuro della morte.
Inclini la testa e non senti la mano
fragile che sostiene la tua stanchezza,
quell’oscurità che i tuoi occhi ospitano
in piena alba.

Non hai nulla tranne la solitudine scolpita
in ciò che è custodito, il moto ondoso minuzioso
del dolore penetrando il tempo
fino a cancellarti.

Stanca, ti chiedi dove si farà
il bellissimo cantico della notte,
in quale luogo raccoglierai la tua luce e la tua presenza,
e in quale luogo sono andate le parole
di quel che è perduto.

 

Marta López Vilar 

Madrid  1 – 2 – 1978

traduzione  di Marcela Filippi Plaza


Il destino di Saffo

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Non conosco la strada, 
la bella terra che la

luce  mi avrebbe promessa. 
Forse i miei giorni
diventeranno
la bellezza vinta di questo corpo 
la memoria  sospesa nel piacere incandescente 
delle ombre.

Non conosco il ritorno. 
Inutile ricordare quello che ero, 
dov’ero, 
le donne che amavo, gli uomini 
per i quali la pazzia mi baciava ogni notte, 
io ero una statua bruciante 
del mio stesso desiderio, 
presenza del suo tocco sui miei fianchi.

Nessuno mi parli quando 
lascerò la costa alle spalle. 
Nessuno pianga il  luogo lasciato 
dove io ero la bella passione della tristezza.

Nient’altro potrei sentire 
io sono Saffo, dai capelli scuri come la notte 
e dalla carnagione cenere come la memoria. 
Nient’altro potrei sentire. 
Sono la bandita lesbo mentre  abbandona il suo amore, 
il suo tardivo e dolce amore, 
nella grazia che l’ha fatta donna e  rovina 
abitata nel petto felice di quelli che amò  
e non la riconoscono.

Marta López Vilar, Madrid  1 – 2 – 1978

 da “La palabra esperada” in”En otra tierra”

traduzione di Stefania Di Leo


Dopo un sogno

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Da molto lontano vengo, come il vento chiaro
che ho lasciato cadere nella tua voce
per proteggerti dalla morte.
Non ti salutai.
Perciò vieni a me
e salvami come tante altre notti
dai miei sogni.

 

Marta López Vilar 

Madrid  1 – 2 – 1978

traduzione  di Marcela Filippi Plaza


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