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Le parole sono azioni. Ludwig Wittgenstein

Ancora dal “Dizionario affettivo della lingua italiana” di Matteo Bianchi

Coraggio

Ho pochi anni e cammino in bilico su un muretto. Mia madre si sposta di fronte a me con le braccia pronte ad afferrarmi, mi insegna le prove di coraggio. Ce ne sono molte ma questa è la mia preferita. Mi ha aiutato a salire sul muretto via via sempre più alto e ha esclamato: prova di coraggio numero uno! Poi ha lasciato le mie mani. Non so descrivere l’emozione. La produco dentro il mio piccolo corpo, la trasmetto ad ogni centimetro di pelle, la dono a mia madre in un sorriso impavido, sprezzante del rischio.

Vent’anni dopo e prima di andarsene, mia madre lascia ancora una volta le mie mani. Non sappiamo a che numero di prova siamo arrivate. C’è un vento forte che mi spinge ma non cado. Lei osserva il mio equilibrio con una certa soddisfazione. Dice: sai che la parola “coraggio” deriva da cor-cordis, ti ricordi cosa significa? Sostantivo neutro, terza declinazione, cuore. Scendo dal muretto  con un salto il più ampio del dovuto.

E’ una prova solo mia. Adesso

(Ester Armanino, autrice di “Storia naturale di una famiglia”)


“Le parole…sciamano come insetti” Anne Sexton

Anne Sexton  dice che  le parole “… possono essere margherite e ferite….colombe che cadono dal tetto…sei arance sacre sedute sul mio grembo… gli alberi  il sole  il suo volto appassionato”

Al di là dell’unità linguistica, le parole sono emozioni, stati d’animo, esprimono noi stessi i nostri sentimenti, i nostri affetti.  Matteo Bianchi nel “Dizionario Affettivo della lingua italiana” ha chiesto a trecento narratori e poeti di scegliere la parola che, dal loro punto di vista, fosse particolarmente significativa e di definirla, come in un normale vocabolario. Il risultato è che ogni parola è carica di suggestioni emotive straordinarie. Un esempio.

Marginalità

Luogo metafisico dove dimorano i romantici.  I romantici di  una certa pasta, specie amena, dicono di chiamarsi, negli anni della contemporaneità, eroi capovolti, che procurano angoscia nell’altrui leggerezza, un ghigno nell’insieme,il loro, che ha il suono del pianto. Marginalità si trova ad ovest, sotto il cuore, di sbieco alla ragionevolezza, luogo angusto se capìta. Marginalità è sostantivo anche che indica la spregiudicatezza di alcuni spiriti, eletti nell’eremo delle disuguaglianze, dove son capaci di regnare nella perennità della loro sfiga. (Veronica Tomassini , autrice di Sangue di cane)

Mi piace decisamente di più, se definita così.


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