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Nostalgia

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Mi ricordo solo che ho dimenticato la cadenza delle voci più amate,
e ho perso per sempre l’odore dei frutti dell’infanzia,
il sapore esatto della pesca,
il battito d’ali tra i pini,
l’entusiasmo nel trovare una noce caduta dal suo albero.
Meraviglie di un tempo passato, che ora sono solo noiose filastrocche,
vano richiamo che non mi porta lo stupore di trovare un colibrì nella mia stanza,
come molti mattini della mia infanzia.
Come riavere indietro certe carezze e gli abbracci più importanti?
Come rivivere il buio pesto, illuminato a malapena con la luce dei Beatles,
e come far piovere la stessa pioggia che guardavo cadere a tredici anni ?
Come tornare indietro all’ebbrezza del sole, alla lucentezza dei miei sette anni
al sapore di mora matura,
a tutto quel territorio sconosciuto alla morte,
alla luce pulsante di purezza,
a tutto quello che sono e che già non mi appartiene?



Dario Jaramillo Agudelo. Antioquia in Colombia 1947
da “La nostalgia”
Traduzione mia (Annamaria S.)



“La più grande attrazione di ognuno di noi
è verso il Passato, perché è l’unica cosa
che noi conosciamo ed amiamo veramente.
Tanto che confondiamo con esso la vita”

(dal “Pilade” di Pier Paolo Pasolini)


Ah, silenziosi ritratti…

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Ah, i silenziosi ritratti
senza più sapori e senza atmosfera,
dipinti con quel preciso odore che da sempre fu il colore del passato,
agrodolce evocazione di nomi dimenticati,
di date ormai ingiallite,
di una luna minore,
fotografie ingannevoli, di festeggiamenti vuoti,
che non entusiasmano più.
Non ci furono mai foto di attimi importanti,
del momento esatto dell’amore,
del preciso scenario delle ossessioni.
Non ho un ritratto di mio nonno
quando intrecciava fibre vegetali
parlandomi con una voce più antica di lui stesso
né esiste fotografia di scorci di una strada
che non ho mai più rivisto,
che alle volte credo di aver solo sognato.
Ah, i ritratti,
dipinti con la materia di un altro tempo,
documenti di un oblio unico e certo.

Dario Jaramillo Agudelo. Antioquia in Colombia 1947
da “La nostalgia”
trad. Ileana Di Maio


Stai diventando oblio

 

Winter Stories #39,  2007
Stai diventando oblio
una parte del nulla che non fa male,
una ferita di ieri che questa notte è già pelle nuova.
Non ti intrufoli nella mia solitudine,
non distrai la mia attenzione come accadeva prima
ogni momento,
adesso tu sei un di più in tutto ciò che sei per me,
non manchi al mio ricordo, non alimenti
la mia memoria.
Stai diventando oblio.



Dario Jaramillo Agudelo. Antioquia in Colombia 1947

da “Quaderno da dimenticare” in “Dell’amore dell’oblio”

traduzione, Martha Canfield


Il ricordo è una voce spezzata

 

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Un ricordo

Sembrava molto anziano, quasi un bambino,
se ne andava lentamente, la mano serrata
s’un lembo di stoffa zuppo di fango.
Gli occhi chiusi, però. Ah, creder di ricordarsi

non è forse il peggior degli inganni,
la mano che prende la nostra per perderci?
Mi parve però che sorridesse
già quasi inghiottito dalla notte.

Mi parve? No di certo, mi sbaglio,
il ricordo è una voce spezzata,
lo si sente male, anche chinandosi

E però ascoltiamo, e così a lungo
che talora la vita passa. E la morte
già nega ogni metafora.

 

Yves Bonnefoy,

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente” trad. Fabio Scotto


Dove avevano abitato

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Dovunque andasse quel giorno ripercorreva
il suo passato. Attraversava mucchi
di ricordi. Guardava dentro finestre
che non gli appartenevano più.
Lavoro, miseria e soldi scarsi.
A quei tempi vivevano con la forza di volontà,
ben decisi a essere invincibili.
Niente li avrebbe fermati. Non
per un bel pezzo.

Nella stanza del motel
quella notte, alle prime luci dell’alba,
scostò una tendina alla finestra. Vide nubi
ammucchiate contro la luna. S’appoggiò
al vetro. C’era uno spiffero freddo
che gli toccò il cuore.
Ti amavo, pensò.
Ti amavo tanto.
Prima di non amarti più.

Raymond Carver
da “Blu oltremare”in “Orientarsi con le stelle”


Passano gli anni

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Passano gli anni,
e anche se la vita mi accusa d’immobilità,
anch’io ho viaggiato.
Come una particella di polvere
ho svolazzato per la casa e ai libri mi sono afferrata.
Come un insetto ho riposato sul bordo dei fossati,
o semplicemente sono stata una donna che sera dopo sera
ha guardato verso il mare
cercando navi dimenticate dalla foschia
e che tornano alla memoria……

Lauren Mendinueta
Barranquilla, Colombia 1977
Da “La vocaciòn suspendida” 2011
Traduzione di Alessio Brandolini


La memoria

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Nel confine dove termina la memoria
ondeggia un manto flessibile di ricordi:
si sedimentano, s’accumulano uno
ad uno, a volte uno sale e cancella
il profilo di quello rimasto sotto
e quello più in basso soffre tradito
dal nuovo del piano superiore
altre volte il tradito finge di tradire.

Nessun ricordo è fisso: si muovono
si sistemano a volontà a volte
autonomi altre volte si organizzano
pietra su pietra fino alla rigida
costruzione della memoria
dove “la morte non avrà dominio”*
e il tempo somiglierà a un limbo
di punti sospensivi………..


Jorge Arbeleche, Montevideo 1943
Trad. Alessio Brandolini e Martha Canfield

*citazione da Dylan Thomas


L’ordine delle cose

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L’albero del susino,
laggiù le gardenie a sinistra,
più in là il blù.
Il mare.
Dove, amore,
metteremo il mare?
Gli anni in quaderni gialli
e la risata dorata quando badiamo ai gatti.
In quale cofanetto dell’inverno
metteremo il temporale?
In solaio le ore della tua assenza.
Gli allori, i gerani,
la menta ai piedi
di questa promessa.
Vedrai
com’è imprevedibile la terra, amore,
se solo esisti.

Carmen Yanez
Santiago del Cile 1952

Quando ho letto questa poesia mi sono venute in mente le scatole di Cornell, opere create con la tecnica del collage, un collage scultoreo o a tre dimensioni.qui e qui le ho già citate.
Joseph Cornell, artista eclettico americano della prima metà del secolo scorso, costruisce delle scatole su misura nelle quali racchiude oggetti stravaganti ma anche ordinari, raccolti durante i suoi viaggi: fotografie, animali, copie di vecchi film, pipe, un bicchiere con un uovo, bussole, cucchiai, carte di viaggi e molto altro ancora. Alla fine ogni scatola diventa un mondo in miniatura, fatto di frammenti di una storia che l’autore ricompone attraverso le cose, le innumerevoli cose che, mute, fanno parte delle nostre vite.
E se si potesse avere una “scatola” dove conservare, per esempio, quel momento lì, sì proprio quello, che era bellissimo solo mentre lo vivevi? quel brivido lungo la schiena ? i baci di tua madre? il senso d’immortalità quando hai messo al mondo un figlio? un dolore indimenticabile e tuttavia dimenticato? un pensiero irripetibile? il riso, il pianto e le ore in cui siamo stati quello che non siamo più?

Annamaria Sessa


Le domeniche…

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Le domeniche non hanno più odori
non hanno rumori
mi riempivano le narici l’aroma
del caffè e dello zucchero sulla ciambella
lì cuoceva un pollo – dalla casa a fianco
saliva un profumo di ragù sul fuoco
poi quattro chiacchiere in piazza
e incontravi l’amichetta di banco
la sua mamma quel compagno briccone
che ti tirava le trecce se a tiro
c’era un vocio buono nell’andare
l’uno verso l’altro e dirsi di affari
di donne godute di piaceri alimentari
le domeniche di oggi sono vuote silenti
e frettolose – aspirano alla corsa verso
una costellazione di eventi senza peso
perché ne scriva è simbolo della pochezza
che non saranno i miei versi a fare santa.

Narda Fattori
da “Cambiare stato, morire di natura”


Compleanno

untitled for Le Petit Chaperon Rouge, 1983
Alla fine scoprirai che le cose più leggere son le uniche
che il vento non è riuscito a portar via
un ritornello antico
una carezza al momento giusto
lo sfogliare un libro di poesie
l’odore stesso che aveva un giorno il vento.



Mario Quintana, poeta brasiliano.

Alegrete, 30 7 1906 – Porto Alegre, 5 5 1994

Oggi è il mio compleanno. Quando, da un bel pezzo, hai smesso di contare i capelli bianchi e anche i giorni che sono passati, l’unica cosa che ti rimane da fare, è l’inventario delle cose che il tempo non è riuscito a portarti via. L’elenco, ahimè, è breve ma ciò che ti rimane è forse quello che più ti consola.  Annamaria S.


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