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Amnesie

Anche oggi a parlare di donne è una donna! e lo fa tra il serio e l’arrabbiato ma soprattutto con ironia. Eh sì,  nessuno meglio delle donne  sa  ridere di se stesso e dei propri guai!!

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Cazzo, abbiamo studiato, letto saggi e tesine,

scritto dissertazioni, zeppe di citazioni e
d’ironia edotte viaggiando in lungo e in largo

abbiamo anche lottato per un posto in palestra
per un look più adatto, fissati i punti g
pianificati ombretti, prese tutte le pillole

si è persino deciso: sedurre, quanto basta,
abbandonando spesso, senza metterci il cuore
senza il becco di un soldo, senza il lusso di figli,

tutto per essere, insomma, una persona, cazzo,
quello che sognavamo, anni di allenamento
a diventare neutre, fidando noi in noi stesse

mentre per tutti quelli intorno/addosso/sopra
rimanevamo donne, nel cuore del problema
che resta, ci hanno detto, se darla,
a quale prezzo.

Viola Amarelli

da Le nudecrude cose e altre faccende 2011


Nacqui

 Da quando i media con la delicatezza di un branco di elefanti in corsa, hanno cominciato a raccontare la vicenda delle molestie, partita con il caso Weinstein, ho deciso di pubblicare ogni giorno la Poesia di donne che si sono ispirate alla loro condizione culturale, sociale, familiare… Continuo. E’ di una poeta guatemalteca questa poesia coraggiosa e sovversiva se si considera il contesto in cui è nata. La storia del Guatemala è segnata da  un susseguirsi di regimi dittatoriali, genocidi, feroce sfruttamento del lavoro,  massacri nei confronti  di chiunque, negli anni, si sia opposto ai regimi maschilisti e patriarcali. Tutto ciò fino ai giorni nostri, quando ancora si registrano gravissime violazioni ai diritti umani. Ma il coraggio delle donne è più forte di ogni paura!

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Domenica 12 settembre 1937
alle due del mattino, nacqui
Da allora le mie abitudini notturne
e l’amore nei fine settimana.
Mi classificarono, bimba? rosa.
Buttai il rosa molto tempo fa
e scelsi il colore che piu’ mi piace
cioé tutti.
Mi fanno compagnia tre figlie e due cani
quello che mi resta di due matrimoni.
Ho studiato perche’ non c’era rimedio
fortunatamente ho dimenticato quasi tutto.

Ho fegato, stomaco, due ovaie,
un utero, cuore e cervello, piu’ accessori
Tutto funziona in ordine, pertanto,
rído, grido, insulto, piango e faccio l’amore.
Siamo fatti di ricordi
……………..
Assumiamo le pose delle vergini
Cosi’
ci vogliono loro.
Fornichiamo mentalmente,
lievi, molto lievi,
con la pelle di qualche fantasma.
Sorridiamo
femminili
innocenti
………………..
Non siamo creature
che vivono di sospiri.
Non sorridiamo piu’
non piu’ false vergini
né martiri che aspettano nel letto
lo sputo occasionale del maschio.
…………………………
Adesso
io qui, frustrata,
senza permesso per esserlo
debbo aspettare
e accendere il fuoco
e pulire i mobili
e riempire il pane di burro.
Tu comprerai con sudicie banconote
il tuo capriccio
passeggero

io ne ho abbastanza in tutto questo
dove non sono più un essere umano
e mi trasformo in un ferro vecchio.

 

Ana Maria Rodas. Citta’ del Guatemala 12 9 1937

dal sito Centro cultural Tina Modotti Caracas

 


…è tempo ancora per le donne di ricucirsi la pelle

In un momento così  doloroso, controverso  e complicato per le donne,  ancora una volta si dà addosso alla vittima piuttosto che al carnefice. Ancora prevale il pregiudizio, ancora viene naturale  offendere e mettere  in dubbio la  parola di una  donna, ancora  si cerca di stemperare l’orrore della molestia sessuale  in esercizi e distinguo verbali. E invece,  lo capisce anche un bambino che chiunque, per motivi culturali, familiari, ambientali, eserciti un potere e una forza che non ha chi gli sta di fronte,  col  ricatto e l’umiliazione, è un prevaricatore.  E’ un molestatore  . Ed è per questo che nel blog,  ancorché  molto presente la voce  femminile, pubblicherò la Poesia di donne che si sono ispirate e si ispirano alla presa di coscienza femminista, non trascurando la ricerca di  un nuovo linguaggio in cui l’io femminile possa specchiarsi e riconoscersi. Inizio con  una delle grandi voci della poesia moderna americana, militante femminista e pacifista, Adrienne Rich. Per tutta la vita, si ribellò allo stereotipo della donna “inesistente” inghiottita da doveri e restrizioni quotidiane e a quelle che definiva “vite rinchiuse” di donne prigioniere di  regole imposte, costrette a “ricucirsi” la pelle  da tante ferite. Lei pensò per tutta la vita  a una donna presente e partecipe della Storia, coraggiosa e con la giusta indignazione di fronte a ingiustizia e oppressione.

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Luce a una finestra. Una donna è sveglia
in quest’ora immobile.
Noi che lavoriamo così abbiamo lavorato spesso
in solitudine. Ho dovuto immaginarla
intenta a ricucirsi la pelle come io ricucio la mia
anche se
con un punto
diverso.
Alba dopo alba, questa mia vicina
si consuma come una candela
trascina il copriletto per la casa buia
fino al suo letto buio
la sua testa
piena di rune, sillabe, ritornelli
questa sognatrice precisa
sonnambula in cucina
come una falena bianca,
un elefante, una colpa.
Qualcuno ha tentato di tenerla
tranquilla sotto una coperta afgana
intessuta di lane color erba e sangue
ma si è levata. La sua lampada
lambisce i vetri gelati
e si scioglie nell’alba.
Non la fermeranno mai
quelli che dormono il sonno di pietra del passato,
il sonno dei drogati.
In un attimo di cristallo, io lampeggio
un occhio attraverso il freddo
un aprirsi di luce fra noi
nel suo occhio che incide il buio
– questo è tutto. L’alba è la prova, l’agonia
ma dovevamo contemplarla:
dopo di che potremo forse dormire, sorella mia,
mentre le fiamme si alzano sempre più alte,
possiamo dormire.

 

Adrienne Rich
Baltimora, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, 27 marzo 2012
da “Cartografie del silenzio


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