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Il punto fermo del mondo che ruota.

Forse il poeta è uno che si muove nella realtà, alla ricerca di un senso, di un centro, che spieghi il disagio, la sensazione di inadeguatezza che prende l’uomo ogni volta che si illude di credere che il mondo sia stato fatto proprio per lui. Ma quel “punto fermo del mondo che ruota” ammesso che si trovi, non è lo stesso per tutti e il mondo ci sopravvive, con tutte le sue cose, piccole e grandi, sublimi ed oscene e noi siamo come l’avventore che, appoggiato al bancone, si scola il suo bicchiere e poi scompare dalla stessa porta da cui era entrato un attimo prima. Così, agli occhi del poeta, tutto si sgretola: le convinzioni e le convenzioni, la vita, il mondo intero, in cui egli si smarrisce fino a non saper più distinguere tra realtà e finzione.
Iraida (Annamaria S.)

After the kingfisher’s wing
Has answered light to light, and is silent, the light is still
At the still point of the turning world.

Dopo che l’ala del martin pescatore
Ha risposto luce alla luce, e tace, la luce è ferma
Al punto fermo del mondo che ruota.

T.S. Eliot – Quattro quartetti


I poeti hanno i piedi per terra.

“La poesia è una sorta di riassunto, più veritiero forse che la narrativa stessa. Rifiuta il fantasioso, il fuori dalla realtà. E’ il romanziere che si picca di interpretare la realtà come fosse la realtà stessa. Il poeta, invece, si attiene alla realtà”

Da “intervista ad Amelia Rosselli” di Sergio Falcone


Una poesia al giorno…..


” Però non mi spiego perchè in un’epoca in cui tutti vanno veloci e nessuno ha mai tempo, la poesia non trovi lettori; per la sua immediatezza, è la forma della contemporaneità. A leggerne una si impiega un minuto e, se buona, ci si pensa fino a sera. Dovremmo iniziare la giornata con una o due poesie, magari questo cambierebbe il mondo”

Jòn Kalman Stefànsson, poeta e scrittore islandese.
Da “la Repubblica” 5 settembre 2012.


“Maestro, a cosa serve la poesia? Perchè – rispose il maestro – a cosa serve l’azzurro del cielo?”(Piccola storia zen).

Stamattina nella mia scuola “Incontro col poeta Emilio Piccolo”

direttore del sito http://www.vicoacitillo.it/

Questo è il migliore dei mondi possibili

Temo che da me non avrai mai né un romanzo con il tuo nome
né un libro dove si parli di te quasi fossi Lou Salomé. Temo anche
che a settant’anni – tanti me ne sono assegnati – me ne andrò
lasciandoti un pezzo di strada da fare da sola. Del resto,
fossi stato più saggio, o stolto, avrei già da tempo
provveduto a rendermi più credibile al cassiere della mia banca
o sarei preside in qualche scuola della papania
e avrei fatto anche due o tre passaggi in tv.
Invece, così, tutti pensano che sono uno che ha l’insonnia addosso
e avrebbe bisogno di un prete o di uno psichiatra.

Mi hanno detto che si chiama principio di realtà ciò che mi manca;
che sono dissipatore di soldi, sentimenti e donne, specie di quelle
altrui; che non ho capito ancora che la poesia non è la vita
e che come peter pan ho bisogno sempre di capitan uncino
per fare a meno de ll’eutanasia o del suicidio.

Bene, d’accordo: questo è il migliore dei mondi possibili
e ci sta bene anche che la poesia, una poesia ogni mattina,
sia solo un espediente un po’ raffinato per portarsi a letto
la moglie del dottore di turno. Ci sta bene anche
che mentre due torri crollano e l’antrace ci ricorda
come sono buoni e generosi gli yankee
c’è ancora chi per dimenticare ha tempo per le chiacchere
e interessarsi ai fatti altrui.

In ogni caso, a nulla serve uccidere gli angeli e i demoni
che sono in noi o scordare che a dire ti amo ci vuole
tenerezza e crudeltà quanto basta per restare bambini
anche se i capelli sono ormai bianchi.
Perciò non scriverò mai né un romanzo con il tuo nome
né un libro dove parlo di te quasi fossi la mia Lou Salomé.
Mi limiterò a dirti ti amo mentre ti guardo negli occhi.
E a settant’anni me ne andrò
lasciandoti un pezzo di strada da fare da sola.

Emilio Piccolo (Acerra, 13/05/51)


Accecami il mondo.

Accecami il mondo   di Annamaria Bianco

Vieni qui, avanti:

scioglimi i capelli,
intrecciami le ciglia;
accecami il mondo.
 
Fammi ricordare che ho una pelle,
riscoprire di cosa sono capaci le mani:
fammi reinventare le dita.
 
Guidami lungo i tuoi nei
e io li unirò nel buio
in cerca di costellazioni
alle quali dare un nome.
 
Fammi dimenticare a cosa mai
possa servire la vista,
o quale differenza passi mai
tra i respiri ed i sospiri.
 
Addormentami.
E risvegliami.

dal sito http://www.vicoacitillo.it/


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