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A cchiù bella

Tu si ‘a cchiù bella cosa
ca tene stu paese,
tu si comm’ a na rosa,
rosa… rosa maggese.
Sti ccarne profumate
me metteno int’ ‘o core
comme fosse l’essenza,
l’essenza ‘e chist’ammore.

Antonio De Curtis Totò

Questa poesia di Totò fu musicata dall’indimenticabile Giuni Russo. Lei ne fece un pezzo struggente, delicato e  toccante.

Subito mi è venuta in mente,  quando ho pensato che oggi si festeggia Santa Rosa e Rosa era il nome della mia nonna materna.  Lei era una creatura dolcissima e infelice, tormentata tutta la vita da quel male oscuro che spegne dentro ogni voglia di vivere. Conobbe l’orrore di terapie disumane come l’elettroshock, l’isolamento e altro….eppure di lei, oltre a due camicie da notte di lino  d’altri tempi ricamate a mano e che indosso in estate,  mi è rimasta la tenerezza delle sue mani sui miei capelli e il  sorriso appena accennato, ogni volta che mi guardava.

 

(La canzone inizia dal minuto 0.50)

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Quando il cinema, oltre la narrazione, diventa poesia

 

Questa è la scena finale del film “Le notti di Cabiria”. Per l’intensità con cui  esprime il più umano dei sentimenti: il dolore  ma anche  la speranza,  mi fa pensare allo struggente  finale di “Ladri di biciclette” dove il bambino,  in lacrime,  prende per mano suo padre,  umiliato e piangente di vergogna. Il  piccolo intuisce che tocca a lui, con la sua presenza,  consolare e rassicurare il padre. Stare vicini l’uno all’altro, questa è l’unica speranza per farcela in un mondo difficile.   Nel film di Fellini, poi, la colonna sonora dell’immenso Nino Rota è un capolavoro!   (Annamaria Sessa)

 

 


Nell’ottava di Mahler

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La notte avanza sulla città

e gravi si sentono le note di un violoncello

sotto le mani di un musicista che lacerato

interpreta il proprio dolore.

 

Aumentano gli archi sull’ottava di Mahler

con il suo roco suono nella notte profonda

come strido di gabbiano in alto mare

e giubilo di musica desolata.

 

La voce s’ingarbuglia alle corde del violoncello

si solleva fino a illuminare l’immensità

che esplode come l’amore

disintegrandosi.

 

Luz Mary Giraldo  Ibagué, Colombia 1950

da “Di arti e mestieri”

traduzione  di Martha Canfield e Alessio Brandolini

dal sito  Fili d’aquilone

 


Ho la musica dentro…nonostante la dissonanza della mia vita. V.L. de Oliveira

 

 

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..C’è qualcosa nelle caverne del cuore

in cui tutte le canzoni si incontrano,

Bella Ciao, l’Internazionale, il riff jazz e la ninnananna…

 

Janine Pommy Vega

Union City 5 2 1942, New York 23 12  2010

da”Dall’altra parte del tavolo”

traduzione di Raffaella Marzano

 


Per le cantate che si svolgevano nell’aria

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Per le cantate che si svolgevano nell’aria io rimavo
ancora pienamente. Per l’avvoltoio che era la tua sinistra
figura io ero decisa a combattere. Per i poveri ed i malati
di mente che avvolgevano le loro sinistre figure di tra
le strade malate io cantavo ancora tarantella la tua camicia
è la più bella canzone della strada. Per le strade odoranti
di benzina cercavamo nell’occhio del vicino la canzone
preferita. Per quel tuo cuore che io largamente preferisco
ad ogni altra burrasca io vado cantando amenamente delle
canzoni che non sono per il tuo orecchio casto da cantante
a divieto. Per il divieto che ci impedisce di continuare
forse io perderò te ancora ed ancora – sinché le maree del
bene e del male e di tutte le fandonie di cui è ricoperto
questo vasto mondo avranno terminato il loro fischiare.

 

Amelia Rosselli, Parigi, 28 3 1930 – Roma, 11 2 1996
da “Variazioni”, (1960-61)

 

Amelia Rosselli, ispirata da giovanissima alla poesia, seguì una lunga formazione musicale. Fu subito interessata all’avanguardia musicale e alla dodecafonia.
Appartiene alla raccolta “Variazioni”, questa poesia, in cui la lunghezza del primo verso decide, come in una partitura dodecafonica, la misura di tutti i versi
successivi.


Il pianista

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Quella tastiera, lui vi ritornava ogni mattina,

era così da quando aveva creduto

di udire un suono che avrebbe cambiato la vita,

ascoltava, martellando il nulla.

*******

E così percorreva un suolo fradicio.

La musica, nient’altro che un bagliore

all’orizzonte di un cielo che restava cupo,

credeva che vi si addensasse il lampo.

*******

Invecchiò. E il temporale lo rinchiuse

nella sua casa dai vetri illuminati.

Le sue mani sulla tastiera smarrirono il sogno.

*******

E’ morto? Che si alzi, nel buio,

e socchiuda la porta, ed esca! Senza sapere

se sia il giorno che spunti o la notte che cali.

******

Yves Bonnefoy, 

Tours Francia, 24 giugno 1923

da “Cancellare oltre” in “L’ora presente” trad. Fabio Scotto

L’uomo cerca di dare anche alla musica una forma, nel tentativo di dare un senso a una realtà che, ammesso che ne abbia uno,  gli sfugge. Ma la musica, come la poesia, come la vita, non può stare nelle forme, perchè  “La musique, plus rien qu’une lueur / À l’horizon d’un ciel qui restait sombre”  ( La musica, nient’altro che un bagliore/ all’orizzonte di un cielo che restava cupo).


Anniversario

Billie Holliday, Baltimora, 7 aprile 1915 – New York, 17 luglio 1959


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