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Anniversario

Billie Holliday, Baltimora, 7 aprile 1915 – New York, 17 luglio 1959


Ah, che sarà?

Questa canzone è un interrogativo sul mistero della vita, anche quella più assurda e miserabile, quella senza regole, senza decenza, senza governo, quella che non ha ragione e che, suo malgrado, perfino il Padreterno dovrà benedire.
Ma nelle parole si legge anche il coraggio che ha l’umanità, nell’affrontare e viverla questa vita, con emozione e spontaneità, comunque sia.
Iraida


Ma dov’è questo posto? ci voglio andare!


Ho lasciato i pantaloni in un cortile
ho perso anche una mano in un vicolo,
era un pomeriggio di aprile
gli occhi me li ha portati via una donna grassa a forza di guardarla
le labbra le ho lasciate tutte e due su un’altra bocca
o su una fontana, che a essere prudenti non si tocca
ma mi brucia come un vecchio fulminante…
Io me ne vado via
dove chiudendo gli occhi senti i cani abbaiare
dove se apri le orecchie non le chiudi dalla rabbia e lo spavento
ma ragioni giusto seguendo il volo degli uccelli e il loro ritmo lento

dove puoi trovare un Dio nelle mani di un uomo che lavora
e puoi rinunciare a una gioia per una sottile tenerezza
dove puoi nascere e morire con l’odore della neve
dove paga il giusto chi mangia, chi beve e fa l’amore
dove, per Dio, la giornata è ancora fatta di ventiquattr’ore
e puoi uccidere il tuo passato col Dio che ti ha creato
guardando con durezza il loro viso
con la forza di un pugno chiuso e di un sorriso
e correre insieme agli altri ad incontrare il tuo futuro
che oggi è proprio tuo
e non andar più via

Lucio Dalla


Grazie di tutto, maestro!


Leo Ferrè, poeta, anarchico, immenso……..


Ferrè canta Rimbaud

A diciassett’anni non si può esser seri.
– Una sera, al diavolo birre e limonata
e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!
– Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare.

Com’è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!
L’aria è si dolce che a palpebre chiuse
annusi il vento che risuona – la città è vicina –
e porta aromi di birra e di vino…
Ecco scorgersi un piccolo brano
d’azzurro scuro, incorniciato da lievi fronde,
punteggiato da una malvagia stella, che si fonde
in dolci fremiti, piccola e bianca…
Notte di giugno! Diciassett’anni! Ti lasci inebriare.
La linfa è uno champagne che dà alla testa…
Divaghi e senti un bacio sulle labbra
che palpita come una bestiolina…
Il cuore è un folle Robinson in un romanzo
– quando, nel pallido chiarore d’un riverbero
passa una damigella affascinante
all’ombra del colletto d’un padre tremendo…
E siccome ti trova immensamente ingenuo,
trotterellando sui suoi stivaletti
si volta, attenta ma con gesti vivaci
-e sul tuo labbro muoiono le cavatine…
Sei innamorato. Fino al mese d’agosto è affittato.
Sei innamorato. I tuoi sonetti la fanno ridere.
Tutti gli amici sono già andati, sei di cattivo gusto.
– Poi l’adorata, una sera, si degnò di scriverti!…

– Quella sera… – Ritorni ai lucenti caffè
e ordini ancora birre e limonata…
a diciassett’anni non si può esser seri,
se ci son verdi tigli lungo la passeggiata.


A che cosa faccia appello la musica in noi è difficile sapere; è certo però che tocca una zona così profonda che la follia stessa non riesce a penetrarvi. Emile Cioran


“Ci deve essere un perdono che viaggia silenzioso nel vento, che non usa parole”.

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…..Io che penso.

Quando osservo un fiore di prato,
la semplicità e la perfezione
racchiuse in un mondo così piccolo
da esser sostenuto da uno stelo sottilissimo,
penso che l’Universo sia inesprimibile
a parole.
L’Universo vive nel ritmo musicale….

Daniela Malini
dalla silloge tratta da http://www.filidaquilone.it/num033malini.html

Daniela Malini è nata a Milano e vive a Genova dal 1990. Poeta, scrittrice, ha ideato Caffè Shakerato Internazionale, un progetto sulla scrittura e sull’educazione alla creatività per i giovani in contesti multiculturali che ha ottenuto diffusione nazionale e internazionale. E’ attivista di EveryOneGroup e collabora stabilmente con l’Unicef per progetti umanitari e culturali.


….e sopra sta la notte piena d’occhi


Gli amanti

E chi li vede che se ne vanno per la città
se tutti sono ciechi?
Loro si prendono per mano: qualcosa parla
fra le dita, dolci lingue lambiscono
l’umido palmo, corrono per le falangi,
e sopra sta la notte piena d’occhi.
Sono gli amanti, la loro isola fluttua alla deriva
verso morti di cespuglio, verso porti
che fra lenzuola si aprono.
Si disordina tutto attraverso gli amanti,
tutto trova la sua cifra giocata;
loro, però, neppure sanno che
mentre rotolano nell’amara arena
che è loro c’è una pausa nell’opera del nulla,
e che il tigre è un giardino che gioca.
Albeggia nei carri dell’immondizia,
cominciano a uscire i ciechi,
il ministero apre i suoi portoni.
Gli amanti arresi si guardano e si toccano
una volta di più prima di fiutare il giorno.
E già sono vestiti, già se ne vanno per la strada.
Ed è solo allora
quando sono morti, quando sono vestiti,
che la città li recupera ipocrita
e gli impone i doveri quotidiani.

Julio Cortàzar
Bruxelles, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984


The story

Tutti questi segni sul mio viso
raccontano la storia di chi sono
cosi tante storie di dove sono stata
e come sono arrivata dove sono.
Ma queste storie non significano niente
quando non hai nessuno a cui raccontarle…..

The story, Brandi Carlile


“Dirigi tu!” e i passanti dirigono un’orchestra


Bisognerebbe mostrarlo, ogni tanto, il nostro lato “umano”, per non dimenticarcene………………….


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