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Poésie sans les mots

Ho sempre pensato che la fotografia con lo scopo, all’inizio, di strappare al flusso della vita l’attimo e fissarlo per sempre, abbia acquisito via via, la funzione di cercare e mostrare in ciò che ha visto, nell’attimo irripetibile della contemporaneità, un frammento di senso al grande enigma della vita, del mondo. Come se tra le pieghe del reale, ci fosse un’intercapedine, un lampo di tempo che sfugge allo sguardo e alla comprensione umana, uno spazio dove abita il segreto dell’esistenza che la fotografia cerca di catturare.
Proprio come la Poesia che è conoscenza stra-ordinaria, “ulteriore”, direi, di tutto ciò che appartiene alla vita e forse anche di ciò che la trascende, la poesia, in cui ogni verso letto, credo sia una “rivelazione”.
A volte una fotografia è quella che Mallarmé chiamò “poésie sans les mots”, una poesia senza parole, un ritorno alla primordiale potenza dell’immagine, prerogativa della narrazione poetica.

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Una fotografia trovata in rete

in un lampo di luce

uno spazio poetico

dove si narra una storia.

Un vicolo di Napoli, certamente.

Anni settanta o forse ottanta, certamente

(è quello che dicono i manifesti elettorali)

un uomo e una donna

in atteggiamento confidenziale ma complice,

è come se volessero nascondersi agli occhi della gente

che li osserva con malizia.

Un sentimento contrastato? un amore impossibile?

In alto i panni stesi e il degrado di un quartiere popolare.

Più in là quadri di santi e di madonne

in una città dove, da sempre,

per l’amore o per i guai,

si spera in un miracolo del cielo.

 

Annamaria Sessa


Fino a quando i musicisti guideranno i taxi, fino a quando i poeti faranno i camerieri, fino a quando i migliori dovranno essere pagati dai peggiori…allora stiamo andando dritti verso l’apocalisse. dal film “L’arte della felicità”


Che bel regalo mi sono fatta stasera!
L’arte della felicità è un film d’animazione, realizzato da un gruppo di ragazzi tutti trentenni e tutti napoletani. E’ la storia di due fratelli. Il maggiore diventa buddista e va in India, il secondo resta a Napoli, sceglie di fare il tassista, voltando le spalle alla sua passione, la musica. Un evento sconvolgente lo ha toccato profondamente e lui gira, senza sosta, in una Napoli sommmersa dalla spazzatura, sferzata da una pioggia che non smette mai. Ha l’aria di aver perso non solo la strada ma anche e soprattutto se stesso……..
Questo film colpisce direttamente al cuore e credo debba assolutamente essere visto dai giovani, dai nostri ragazzi, quelli che vivono al sud,perchè parla del passato, del presente, del futuro ma soprattutto di energie, di coraggio e di speranza. Annamaria


Un lungosenna ci manca….dalle nostre parti

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Lungosenna

Un lungosenna ci manca
da queste parti
e un fiume lento ed assassino
che come un ragionamento
attraversi la città impura
(vanno i batò lenti e scendono
Senza fretta verso dove)
un ragionamento che sia
la ferita e la sutura
di una città sventrata e persa
una ruga sul volto
di una donna che fu bella
e in altro modo si ridisegna al tempo
un lungosenna di merda
che separi il loglio dal grano
e in mezzo il nulla
del tempo che precipita
verso l’infinito orrore.
Perché questo è il giardino
della vergogna, viandante stupito,
questa è la città
in bilico sul rasoio delle sconfitte
giorno dopo giorno.
-fosti tu a dire di farlo
-fosti tu a farlo
-fosti tu a pensare e a non dire.
Un lungo fiume assassino che
acqua lustrale la città
questa per dio
purifichi per allagamento e per immersione
per rapina e per erosione
per spolpamento delle nefandezze
e giù nell’infinito mare
tutta trasporti l’arroganza
delle genti ignoranti
che ai figli ai propri figli per dio
l’orgoglio negarono
della bella gioventù.

Pietro Pasquale Daniele

Dal sito http://www.vicoacitillo.it/


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