Archivi tag: Narda Fattori

Saluti e baci.

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Incontro un ricordo sulla faccia
imbronciata di una luna rossa e tonda
che segue il mio cammino
di vaghezze e disarticolate ossa
sì che ogni passo è testarda volontà
di procedere non ho trovato la panchina
adatta alla forma che mi tesse il pensiero
erratico errabondo mai estatico.
Nel cono di luce punto fermo
del lampione che seziona la notte
non cerco esclamativi né interrogativi
mi metto in fuga disperando la visione
dell’ultimo scontro frontale.
Fu così che conobbi la punteggiatura
i puntini di sospensione la virgola
per ripartire dopo che la brina ha gelato
le spine in arabeschi che raggelano
ho trovato una treccia salvata
da una sforbiciata di tanti anni fa.
riparto da un punto e virgola
e da uno sberleffo che mi fa bambina.

Narda Fattori
da “Cambiare di stato, morire di natura”


Le domeniche…

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Le domeniche non hanno più odori
non hanno rumori
mi riempivano le narici l’aroma
del caffè e dello zucchero sulla ciambella
lì cuoceva un pollo – dalla casa a fianco
saliva un profumo di ragù sul fuoco
poi quattro chiacchiere in piazza
e incontravi l’amichetta di banco
la sua mamma quel compagno briccone
che ti tirava le trecce se a tiro
c’era un vocio buono nell’andare
l’uno verso l’altro e dirsi di affari
di donne godute di piaceri alimentari
le domeniche di oggi sono vuote silenti
e frettolose – aspirano alla corsa verso
una costellazione di eventi senza peso
perché ne scriva è simbolo della pochezza
che non saranno i miei versi a fare santa.

Narda Fattori
da “Cambiare stato, morire di natura”


questo ti racconto amica mia…….

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Che cosa ti racconto amica mia?
Che or sono vent’anni che ho seminato
la gramigna e l’ortica mi è fiorita
sui palmi come un cespetto di viole
ma siamo un niente che abbaglia
e a volte acceca
più spesso spento come la focaraccia
di San Giuseppe il 20 marzo che sparpaglia
polvere cenerina sui campi sui finestrini
delle automobili e sulla messinpiega
fresca della signora in spolverino.
Siamo nelle lunghe giornate tumuli
di pensieri- intenti sfioriti -vanità
violate come quella mia cocorita
che presuntuosamente avevo chiamato
Nietzsche disinteressata al sesso ( il suo)
e al suo essere un uccello nato libero
di cui il gatto ha fatto pasto la notte
che dimenticai la gabbietta sul davanzale.
Ecco la colpa le omissioni il restare
fra il poco e il nulla come su una foglia
di novembre che il vento ruba se gli pare
e quando
le omissioni appunto gli esclamativi caduti
quei punti fermi e neri come il tronco
che il fulmine ha colpito

questo ti racconto amica mia
del mio restare sempre sull’uscio
con quell’ansia di volo che mi porta via.

Narda Fattori
da “Cambiare stato, morire di natura”


…….. parole per unire

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Al freddo che si sbraccia e disperde
il calore polveroso annidato negli angoli
al vuoto che inabissa l’orgoglio
e m’ ingorga
senza una mia casa
senza un dopo
le mano infilate nelle tasche
vuote di note di ninnoli di melodie
al poco al niente al male che rattrappisce
i cuori storcendoli come panni zuppi
a voi amici parole per unire
come si faceva bambini mani in girotondo
e non casca il mondo- lo sorreggiamo-
è il mio grido di poco fiato.

Narda Fattori
da “Cambiare stato, morire di natura”


….come la rosa in quel bicchiere

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Tu non li vedrai più quei papaveri
che sono tornati a fiorire fra le messi
sono tornati abbandonati i pesticidi
e le fanno belle come era bella l’infanzia
che correva sulle zampe di grillo col canto
serale quando chiamava la sua bella io li ho visti
andando per campi
quasi a ricercarmi fra odori e colori
la timida viola l’azzurro fiordaliso
sulle prode dei fossi che non disegnano
più verdi diversi in rettangoli regolari
li ho qui tutti fra le mie mani
un mazzo grande per una bambinetta
che abbandonava la bambola bionda
per rincorrere le lucciole di giugno
non ardono più i seminati la via
è ben asfaltata ma le foglie di un gelso
superstite mi dice di morti veloci
di svolte improvvise e al posto del melo
signoreggia una superba magnolia
dove i passeri non possono fare il nido.

Narda Fattori
da “Cambiare stato, morire di natura”

Ho sempre pensato alla poesia come alla forma di conoscenza più profonda e raffinata che possa esserci. La poesia è conoscenza stra-ordinaria, “ulteriore”, direi, di tutto ciò che appartiene alla vita e forse anche di ciò che la trascende. Ogni verso letto, credo sia una “rivelazione”, un dare il nome alle cose, un ri-conoscere….ma non voglio farla lunga.
Da qualche anno, tutto intorno a me, è sempre più incomprensibile, non ho mai patito un senso di inadeguatezza più forte, nei rapporti con gli altri e con la vita. Non sono nemmeno più tanto sicura, guardandomi dentro, se sono me stessa o “qualcun’altra”. E’ così “essere vecchi?” E già che i segnali erano evidenti: il peso intollerante dei ricordi, l’inquietudine scivolata via come pelle di serpente, i ritorni non più possibili, i ponti tagliati o crollati in luoghi ormai sconosciuti, la voce più pacata, il ritmo del cuore più lieve, i verbi più spesso coniugati al trapassato. I verbi sì, arrendersi arretrare rinunciare…..
Poi leggo questa raccolta bellissima e struggente di Narda Fattori. E tutto mi è più chiaro. Trasformarsi a poco a poco, come la farfalla inconsapevole, come la rosa in quel bicchiere, come le foglie della buganvillea rassegnate ai fiori, ogni anno, sempre più prepotenti. Che orribile parola “invecchiare”!
Cambiare stato, morire di natura, che meraviglia!

Iraida


Non ho mai messo inferriate alla mia vita

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Non ho mai messo inferriate alla mia vita
ali spiumate di poco volo piume cadute
infatti sono andata da qui a lì però
sono andata non sono rimasta a rammendare
toppe di cuscini che chiudevano le piume
in un sacco per una testa ben acconciata
non ho messo corolle di fiori lungo la via
li ho lasciate sulle prode nei giardini
e i gatti sui tetti e nei cortili a osservarmi
con occhi irridenti a fare birignao alla luna
che indifferente mi rubava il broncio
quando fissava con lo sguardo arrossato
no non ho messo inferriate al tempo
che con allegria ha signoreggiato negli anni
né ho ritirato il braccio negli incontri
e fortunatella sì nel palmo tanto bene
qualche chiodo come è toccato ad altri
senza inferriate posso volare ovunque
andare quando voglio inseguire l’albatros
che sa sempre dove sono il nido e la compagna
e sei mila chilometri di cielo
andarsene per troppa vita andarsene
per ingoiare l’azzurro cielo il blu del mare.

Narda Fattori
da “Cambiare di stato, morire di natura”


Amore di scala senza ringhiera….

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Amore di scala senza ringhiera ladro furtivo
laido e mentitore piange solo lacrime la vecchia
nel basso e il gatto ingrassa ronfando la scarna
sua pancia amore non guardare le stelle
sono fredde e lontane sono mute e mutevoli
greggi di uomini alzano il mento e calpestano
fiori e frutti leggende e lancette.
Tempi di istanti grami di povere lune rimaste
al primo quarto e lì col sasso nel cuore assistono
la rissa fra Medea e Giasone e i fiumi dalle acque
roventi dipingono il mare.
Oh amore dimentichiamo ora le stelle con spine
la terra si placa se l’uomo ama l’uomo
e le stelle? Lassù sono cadute le spine ora
solo costellazioni di cristalli incoronano la luna
che s’ingravida sopra il campanile.

Narda Fattori
da Carte sensibili


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