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COSMOGONIE

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Tra questi due numeretti cardinali

Stanno infiniti numeri

L’intero sistema solare… più io

I libri allineati, uno dopo l’altro

Sugli scaffali lunghi di questa biblioteca

Sembrano comporre un altro libro, su un

Altro piano, in altre sfumature

 

In tutto c’è un passaggio che dà

                              su qualcos’altro

 

                              cosa dentro cosa

                           fondo senza fondo

 

Il mio gatto mi si avvicina, leggero

                                       Come un gatto

                        mi lecca le gambe

Con uno sguardo blu felino mi indaga

 

Milioni di universi si incastrano

Negli spazi lasciati da altri

                                 E formano immagini

                                    E formano miraggi

 

E formano strani linguaggi

Come la lingua dei Bulgari che terrorizzavano

L’Europa secoli e secoli fa

Osservando queste formichine qui

Camminare lente sul ramo del pesco

                                 Dirigersi cieche alla pesca

                                Che è maturata

                               

 

Senza chiedermi niente

 

Mi chiedo quando tutto questo

Ci starà dentro di me.

 

Narlan Matos. Bahia, Brasile 1975

da  ” Nell’accampamento delle ombre”  in La provincia oscura

traduzione di Giorgio Mobili

 

 

 

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Notturno

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Il vento del sud soffia di nuovo da qualche parte di me – solido

 

Quante sono le sue parti

 

tanti sono io.

 

Vagare su foglie secche, sfatte e caduche che mi rivestono come lacrime

 

L’autunno non è cordiale come settembre

 

 come quella di pelle liscia e ardente che mi accarezzò la faccia

 

scolorata dal tempo

 

Oggi il giorno non è accaduto

 

il mondo intero è evaporato e la pioggia ha cancellato ciò che

 

non c’era già più.

 

 

 

Narlan Matos. Bahia, Brasile 1975

 

da “Signore e signori, l’alba!”  in La provincia oscura

 

traduzione di Giorgio Mobili

 

 

Qualche considerazione mentre inizio a leggere “La provincia oscura” del poeta Narlan Matos,  un poeta brasiliano che amo moltissimo. 

Ricordo che la contezza del  mio innamoramento perso per la poesia sudamericana in generale,   l’ebbi alla lettura de “ Il fiume” di Javier Heraud: il viaggio esistenziale associato al corso di un fiume non era semplicemente una metafora del cammino dell’uomo su questa terra. Il fiume che scorre era la metafora del tempo cosmico, dell’universo in cui, volontariamente,  l’essere umano si immerge  per sentirsene parte, un’ infinitesima parte, un piccolo segmento di un tutto dove cercare e riconoscere l’assoluto e, in esso, il  senso del nostro stare al mondo. La poesia sudamericana è una poesia cosmica,  una poesia che sembra resistere al razionalismo e si affida a una sensibiltà primordiale,  che cerca disperatamente il valore assoluto nella continuità materiale e spirituale  tra l’uomo e l’intero esistente. Una poesia  totalizzante ma  intima e personale, segnata spesso da una malinconia struggente quando chiede conto,  al vento e al mare,  del dolore umano e della morte dinanzi all’infinità dell’oceano, una poesia in cui si sente forte il legame di identità con i luoghi della propria storia ma anche della storia collettiva, quella  di un intero popolo.   E poi una cosa che mi ha sempre colpito:  in molti paesi di quella parte del mondo, afflitta da dittature, conflitti e   povertà, si organizzano da decenni festival della poesia. Un esempio su tutti, a Medellin, da 26 anni il Festival Internazionale di Poesia , è uno dei festival di poesia più conosciuto al mondo e emblema della resistenza civile  attraverso la poesia e l’arte. Durante il Festival, più di 100 poeti provenienti da tutto il mondo leggono le proprie poesie in varie zone della città. A Cuba ogni anno per il festival della poesia si svolgono numerosissimi eventi nei luoghi più significativi del paese…..

E ora comincia la lettura….

 

 


Storia del soprannaturale

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Manca qualcosa nella stanza

tutto è tranquillo e pace immensa si annida come nube nel lenzuolo

che gira incastrato nel tetto è il ventilatore – non il mondo –

con calma si alza una brezza di silenzio

 

Manca qualcosa nella stanza

e non sono gli impressionismi di Renoir – quelli son tutti qui

né le pile di libri sparsi per il parquet – il pavimento non manca

 

Eppure manca,

manca qualcosa nella stanza

che rende il panorama più azzurrato di cielo

e se io fossi qui certamente saprei che cosa

 

Narlan Matos. Bahia, Brasile 1975

da “Nell’accampamento delle ombre

traduzione  di Giorgio Mobili


CALENDARIO

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Bisogna dimenticare marzo
perché finalmente arrivi aprile
sdraiarsi all’ombra di gennaio
perché l’abisso di giugno scompaia
di chi è questa faccia dietro l’edera?
lontano il chiar di luna riposa lieve e bianco
sopra gigli di assenzio e chimera
resta ancora l’erba di settembre
e azalee del pomeriggio
e le latitudini del silenzio
non è la morte che cerco, amica
quando giungono le tue parole nella brezza
quando mi offri la frescura della tua pelle
e la Via Lattea all’improvviso rinasce
calma nelle rose silvestri del prato
o quando apri i petali immensi
del tuo sorriso bello e bianco (un giglio?)
per la notte della mia esistenza.

Narlan Matos. Bahia, Brasile 1975
da Elegia al Nuovo Mondo 2012, traduzione di Giorgio Mobili
La poesia di Narlan Matos


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