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Fuoco amico

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è un po’ come quando ci esponiamo storcendo il naso

girando il collo fino al cuore della nuca

per prenderci di spalle

come in una contraddanza

una parata prima della fuga

 

non so perché si guarda il mondo di sbieco

un po’ di lato

contortamente aperti al fuoco –

amico

lo chiamano così quando uccide per difesa

 

ma non lo so, [..]

non lo so più perché scrivo scribacchio scarabocchio

e mi odio in un grido

cupo muto mutevole

in inchiostro simpatico nero verde azzurro

           zero

                               zero

sono uno zero che ha bisogno di un punto

o solo una virgola da appendere al cielo

un ciglio un appiglio un uscio semichiuso

o semiaperto

[ma quella è storia per gli ottimisti

che riescono a bersi l’ultima goccia del bicchiere]

 

io non lo so più [..]

mi siedo di spalle di sbieco di sbircio                                                                         

te o il mondo

che è lo stesso, adesso.

 

Natàlia Castaldi ,  Messina 13 gennaio 1971

da “Dialoghi con nessuno”

 

E’ la seconda poesia di  Natàlia Castaldi che posto qui nel mio blog.  Di lei  ho letto poco o niente. So che è  una giovane donna siciliana, io  invece ho vissuto molte   primavere e, proprio per questo mi stupisco,  perché nelle sue parole mi sembra di sentire riecheggiare  i miei pensieri.     

Una poeta di cui non ricordo più il nome (mi accorgo che sono sempre più numerose le cose che dimentico, ahimé)  dice più o meno così  ” sentirsi a casa nelle parole dell’altro, che non sono le tue e tuttavia confermano che  un (altro) pensiero del mondo conferma il mio pensiero,  mi fa sentire in relazione e perciò meno sola” . Trovo che sia vero e riguardi proprio una delle ragioni della Poesia.

 

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Dialoghi con nessuno

Oggi, come sempre più spesso mi accade, non ho parlato con nessuno. E’ quasi buio e sento che parte di quello che si agita e mi spumeggia dentro è in questi versi che leggo.
Questa poesia mi parla e ogni cosa è un po’ più meno opaca e confusa. Iraida



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C’è una pace oggi nell’ascolto delle cose
che come l’insieme delle gocce
forma l’incalcolabile vastità del mare
quando soffia l’attesa lieve delle onde
sull’increspatura della tua fronte
che arriccia in silenzio il sopracciglio
e pensa

C’è una pace nel sentirsi granello tra le cose
che non si chiede ma si perdona l’esistenza
ora che la fine dell’anno è solo un rito formale
per il computo delle nostre ossa.

È una pace tersa stasera barattare al tempo il mio perdono

 
Natàlia Castaldi, Messina 13 gennaio 1971
da “Dialoghi con nessuno” (2009- 2010)


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