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….e ci perdona ogni cosa il mese di novembre

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“In un giorno cosi’ dice “perfino io

avrei scritto poesie: ricco di chiaroscuri

e nell’ ideale temperatura di tredici gradi,

mentre si svolge in tutta la magnificenza

del film in bianco e nero: colore che si addice

perfettamente alle umane passioni. E dunque una poesia,

sobria e definitiva come una radiografia,

per le promesse e i giuramenti

che abbiamo calpestato, per quanti sono partiti da noi,

per quanti non abbiamo permesso che ci avvicinassero.

Per la comprensione, la compassione, i doni

che nessuno ha offerto e nessuno ha ricevuto.

Una poesia per tutti noi indistintamente

che camminiamo orfani e superbi,

ognuno avvolto nel suo trasparente mito,

un giorno come questo,  e ci perdona ogni cosa

il mese di novembre!’

 

Sotirios Pastakas,  Larissa (Tessaglia) 1954

“L’apprendimento del respiro”

traduzione di Crescenzio Sangiglio


Novembre pende dalle finestre

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Novembre pende dalle finestre, 
si stira e si congela. Le nuvole grigie di neve 
si schiantano sui tetti. 
La neve è bianca come la pelle dei conigli spellati. 
I conigli appena nati non possono illuminare 
una tana. Radici 
trasparenti, resti d’ombra e di legumi, 
e un odore amaro e selvaggio e così antico 
come l’istinto di sopravvivenza. 
Novembre affonda come il piede di una ballerina 
nel centro dell’aria, s’impenna, gira, 
ulula, è un anziano, una barba piena di api, 
un agnellino che pascola per le colline levigate. 
Novembre è una veglia bianca 
inclinata come una ragazza prima di lanciarsi 
da un trampolino sul bordo del mare. 
Quasi scosceso, quasi gru e quasi ombra di gru 
sui bambini che scivolano sull’erba. 
Il mondo è freddo e non ho figli né moglie né familiari. 
Sussisto possedendo il nulla. 
La mia casa è il desiderio.

 

Jorge Galán,  eteronimo  di George Alexander Portillo.

San Salvador (El Salvador)  1973

da “Mezzanotte del mondo”

traduzione di Alessio Brandolini

 

E’ così bello il primo verso di questa poesia, davvero,  il verso perfetto dove, per un istante, ti pare di cogliere il battito della terra, i suoi ritmi, le sue stagioni. Mai diresti che è parte di una raccolta poetica che racconta il buio che cala su una terra, El Salvador, devastata dall’ingiustizia e dal terrore, il canto di dolore di un paese insanguinato da una guerra civile durata dodici anni, alla fine della quale i più elementari diritti umani sono stati  cancellati  in un crescendo di mattanze sanguinose. E il poeta ricorda “l’interminabile notte di novembre”*  densa di urla, sofferenza, dolore che sempre hanno un sapore antico,  come quello dell’istinto di sopravvivenza.

*(la notte del 16 novembre 1989 ci fu,  all’interno dell’Università cattolica, il massacro di sei frati gesuiti e due loro collaboratrici da parte dei militari del regime di Duarte) 


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