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L’attimo sospeso

apocalypto

 

Quando il marinaio di Triana, con la bocca tra le mani,
gridò: “Terra!”, e l’Ammiraglio credette terminata la sua avventura,

l’astronomo che spiava molti secoli la morte di una stella,
il copista sul punto di trovare la pagina in cui aveva perso il suo destino,
il geometra che tirava i dadi per calcolare la superficie esatta della terra,
il contadino che scavava il solco con i denti per sentire vicino al labbro il seme,
la ragazza che sollevava ad ogni istante la sua gonna per vedere se la donna era già arrivata,
il pastorello impegnato al crepuscolo con un agnellino tra le gambe,
il poeta attonito senza sapere dove erano andate le parole che lo abbandonarono,
la sarta che conservava le sue lacrime imbastendole nell’orlo della tunica,
la sentinella che aspirava a custodire l’alcova della regina perché sognare non basta,
la monaca che cercava negli avanzi sillabe di conversazione per non passare la vita da sola,
il confessore sul punto di invidiare la colpa di peccati che altri gli inventavano,
il soldato avido alla cui lussuria territoriale il Papa provvedeva,
la tessitrice che si dissolveva negli occhi disegni come polvere, come pianto, come sfilacciatura,
il muratore di fronte alla parete in cui aveva mescolato ruzzoloni di bambino con cadute dell’anima,
il carceriere che non capiva perché il prigioniero volesse uscire se fuori piovigginava,
la partoriente che espiava con grido altissimo la colpa di quell’appuntamento,
il neonato che cominciava a morire tutta la vita contandosi gli anni,
il chirurgo che con il trapano voleva accertare cosa pensava la sua signora,
il cavaliere che misurava il tempo impiegato dal nitrito ad arrivare al nuovo mondo,
e l’indovino che andava a predire questa sventura,
sospesero di colpo quello che ognuno faceva,

ma quando il capitano dopo lo schiaffo alla ragazza india la fece gettare ai cani
per non essersi lasciata convincere a conoscere altro maschio che suo marito,
ripresero le loro occupazioni abituali nel punto
in cui quelle gesta di mare le avevano interrotte.

Jorge Enrique Adoum
Ambato, June 29, 1926 – Quito, July 3, 2009

Traduzione: Raffaella Marzano

Sempre bello rileggerla!
Anche allora si trattò dell’incontro di due civiltà, con il conseguente tributo di sangue e di morte, voluto dall’avidità e dalla ferocia dell’Occidente.
Il tempo ha continuato a scorrere. Oggi nuovi “scontri” di civiltà, altre “gesta di mare”, altre acque attraversate, stesso tributo di sangue e di morte di esseri umani. E niente da celebrare.


Gli uomini del tramonto

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Tristezza d’occcidente

Com’è triste Occidente, coi suoi colori chiari,
assenti, riparati da tutto ciò che è perso:
adesso è terra scura, senza forma e silente.
non si sa se la solchino assonnate correnti.

Nemmeno se ci sono stanchi sentieri, valli.
O nubi nel suo cielo, quelle candide spume.
Non c’è nulla, crescono solo i sogni dell’oblio
sul cuore inaccessibile di questo paesaggio.

Vorrei con le mie braccia stringere l’Occidente,
la sua luce fugace, la dorata mestizia
che risplende purissima, nell’aria vuota ormai,
con fulgore monotono di pianura assetata.

Gli uomini del tramonto che sognano orizzonti
nel guardare l’acceso tremore dei crepuscoli,
come un bosco di enormi disabitate ombre
vedono sprofondare la terra d’Occidente nella notte.

Fernando Charry Lara, Bogotà il 14 9 1920, 22 6 2004
da Nocturnos y otros sueños, 1949
trad. Martha Canfield


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