Archivi tag: Odissea

Fortunato chi può aggrapparsi al bagliore di quel lampo!

8ad1b930ffccfe270429ce5bda2aa83a--book-jacket

 

[…] Il Razziatore (Ulisse) è un cane accucciato pronto a mordere,

e ringhia piano tra i denti“porterò Elena con me!”

ciò detto, sorride amaramente e guarda la pianura

“son nato ieri, tardi, perdio e morirò stasera;

la terra ha tempo di fermarsi e di mangiare piano;

ha dietro e avanti a sé migliaia di anni, che le importa?

ma noi: bentrovato! addio! un lampo e buonanotte!

Fortunato chi può aggrapparsi al bagliore di quel lampo!”

dice Ulisse, sfuma l’ebrezza, l’anima si schiarisce.[….]

 

Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957)

da Odissea libro IV (Il secondo rapimento di Elena)

traduzione di Nicola Crocetti

 


…perché nessuno va alla guerra senza le proprie armi

Gaston-Bussiere-Macon-Elena-di-Troia

 

[…] Elena tace, guarda i monti, la pianura  e, lontano

il fiume, che striscia come un serpente sulla terra e va.

Sorride, e nel suo sorriso tutto a un tratto il mondo

diventa una sfera magica e profonda di cristallo,

su cui come un cigno nero passa la sua ombra.

Si volta, e nel petto la sua voce divina non trema:

“quando mi farai segno, all’alba o a mezzanotte?”

Il Seduttore sfiora la spalla inondata di sole:

“all’alba, e al tramonto già saremo sopra la nave”

Tacciono, Occhineri scende più serena dalla torre

a radunare le ricche vesti e i preziosi monili

perché nessuno va alla guerra senza le proprie armi […]

 

Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957)

da Odissea libro IV (Il secondo rapimento di Elena)

traduzione di Nicola Crocetti

 


La seconda odissea di Ulisse

NIKOS-KAZANTZAKIS-Katharevousa-Benaki-Museum-820x410

 

La notte si scioglie i capelli azzurri e sgancia piano

il pettine di madreperla della sua mezza luna.

Agnelli bianchi ruzzano in mare e salano le stelle,

il gallo nero si sveglia, ha visto in sogno il sole;

è notte fonda, ma nel silenzio si leverà a cantare:

è posato su un gran pino frondoso, nel cortile del re,

ma ora ha spiegato le ali e salta giù dai rami.

Menelao ha pagato caro il sonno: all’alba

ha gli occhi ancora aperti e con timore e gioia

la mente avverte il fiato leonino del compagno.

Ma mentre il gallo nero apre le sue ali pesanti

ai  dolci albori, in un attimo  il re riprende sonno;

e, come quando ti stendi sotto un albero fiorito

e un forte vento ti riempie di petali il grembo,

così, densi e muti, sul petto del re cadono i sogni […..]

 

Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957)

da Odissea libro IV (Il secondo rapimento di Elena)

traduzione di Nicola Crocetti

 

Questo, come altri frammenti che ho riportato nel mio blog quiqui , sono parte del poema “Odissea” del greco Nikos Kazantzakis (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957), un poema di 33.333 versi che racconta le vicende di Ulisse dopo il suo ritorno ad Itaca. Molti lo ricorderanno più per Zorba il greco e L’ultima tentazione. Ad ogni modo la sua “Odissea” fu pubblicata ad Atene nel 1938 ed è una rarità anche per il lavoro sul linguaggio che Kazantzakis ha fatto. Fu scritta infatti in lingua demotica (popolare) contro quella dotta per renderne più agevole la lettura anche da  chi era meno istruito. Ma questo gli attirò molte critiche. In realtà il suo fu un lavoro di ricerca lessicale pregevole. Frequentò  per anni  villaggi di pastori, contadini,  pescatori e molte  isole dell’Egeo, appuntando su un taccuino  parole bellissime usate per secoli ma ormai in via di estinzione e che inserì ampiamente nella sua colossale opera. Anche per questo motivo coloro che si sono imbarcati nella traduzione dell’opera hanno incontrato non poche difficoltà. Esistono   traduzioni in inglese, tedesco, francese e svedese. Nicola Crocetti, grecista, traduttore, giornalista ed editore, ha messo in cantiere dal 2010 la traduzione dell’ opera di Kazantzakis  in italiano. Qualche tempo fa ha indicato il 2019 come l’anno in cui la sua opera di traduzione vedrà la luce. Il frammento che pubblico è parte dell’episodio Il secondo rapimento di Elena. E’un’anticipazione uscita sulla “DOMENICA” del sole 24 ore di qualche mese fa. Fino ad ora quello che ho letto mi piace molto. A chi ne ha voglia, dei due frammenti indicati in alto,  consiglio la lettura del secondo  col titolo “La morte sogna la vita”. 


L’Odissea delle donne

penelope-thread
13.
Lei vegliava fino alla vetta
delle ombre e l’oscurità non lasciava
nemmeno una nota in più
della sua parte di chiarore.

L’infinito lo trascorreva
dipanando la storia
con il viso rivolto all’alba
e lui tornava sempre:
bambino dispotico
privo del suo sogno.

***
40.
Seduta sulla matassa del sogno
sta Penelope con il grembo cavo
seminando gli sguardi:
non precipita nella ferita del tempo
nell’isola devastata
o nel pozzo oscuro dei passi assenti.

Nel suo sorriso accerchiato da barche
sta un faro insanguinato:
non il taglio che canta il cieco
e dà gioia al telaio in spiaggia.

Sarà la ferita che duole
preistoria del sogno
che fa cadere a intervalli di rime
la sua sorda, chiassosa prigioniera:
la ferita che non sarà poesia
perché Ulisse non c’è
ed è già arrivato.

Juana Rosa Pita, L’Avana 1939
da “I viaggi di Penelope” 1980

[…] La mitica figura di Penelope ha riflesso, in quasi tutto il pensiero occidentale, l’archetipo dell’eroina, secondo la visione maschile della donna perfetta: sposata, fedele, immersa nella sua abnegazione…ha riflesso questa immagine di donna anche nella letteratura….Penelope come metafora ed immagine statica della protagonista femminile… Nelle poesie di Juana Rosa Pita, raccolte nel volume “I viaggi di Penelope” la protagonista, attraverso il viaggio simbolico che essa compie tessendo e disfacendo la tela nell’attesa di Ulisse….riesce a delineare la trama dei suoi viaggi, della sua odissea che rappresenta l’odissea di tutte le donne alla ricerca della propria identità…. è necessario capire i contrasti tra il viaggio maschile e quello femminile…..i viaggi femminili hanno una struttura che esprime questi contrasti perchè le donne, a differenza degli uomini, lottano per definire il senso dell’esperienza umana come coscienza invece di conquista […] da (I viaggi di Penelope. L’Odissea delle donne) di Brigidina Gentile

Nel documento da cui è tratto il brano, in realtà, la Gentile cita, oltre a Juana Rosa Pita, anche altre scrttrici latino-americane contemporanne, le quali propongono una Penelope che non aspetta più Ulisse, perchè nel caos del nostro mondo, altri e più dolorosi sono gli addii, i ritorni e gli esìli delle donne.

 

penelope

Penelope

 

Non era possibile che non lo riconoscesse alla luce del focolare; non c’erano

 

i panni logori del mendicante, il travestimento, no; segni certi:

 

la cicatrice sul ginocchio, la forza, la furbizia nell’occhio. Terrorizzata,

 

appoggiando la schiena al muro, cercava una giustificazione,

 

ancora un intervallo di tempo di breve durata, per non rispondere,

 

per non tradirsi. Per lui, dunque, aveva speso vent’anni,

 

venti anni di attesa e di sogni, per quest’infelice,

 

per questo vecchio grondante sangue? Si lasciò cadere su una sedia

 

guardò lentamente i pretendenti morti sul pavimento, come se guardasse

 

i suoi propri desideri morti. E:”Bentornato”, gli disse,

 

sentendo estranea, lontana la sua voce. Sulle ginocchia il telaio suo

 

riempiva il soffitto di ombre a forma di grata; e quanti uccelli aveva tessuto

 

con cuciture rosse lucenti su fogliame verde, all’improvviso,

 

quella notte del ritorno, finirono in nera cenere

volando basso nel cielo piatto dell’estrema sofferenza.

 

Jannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990)

 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

 

Penelope

 

All’inizio, guardavo la strada

sperando di vederlo arrivare

camminando disinvolto tra gli ulivi,

un fischio al cane

che lo piangeva col muso caldo sulle mie ginocchia.

Sei mesi di questa storia

poi ho capito che passavano giornate intere

senza che me ne rendessi conto.

Presi ago e filo, forbici e tela

pensando di distrarmi,

invece mi ritrovai l’industria di una vita.

ricamai una ragazza

sotto una sola stella – punto a croce, seta argento

che rincorre la palla saltellante dell’infanzia.

Per l’erba scelsi tre toni di verde;

un rosa antico, un grigio ombra

per mostrare una boccadileone che gargarizza un’ape.

L’albero lo ricamai col filo nocciola,

il mio ditale come una ghianda

spuntava dalla terra bruna.

Nell’ombra

avvolsi una fanciulla in un profondo abbraccio

col ragazzo-eroe

e mi smarrii del tutto

in un folle ricamo d’amore, desiderio, perdita e rimpianto;

poi guardai lui salpare

nei lenti punti d’oro del sole.

E quando gli altri vennero a prendergli il posto,

a disturbare la mia pace,

presi tempo.

misi su una faccia da vedova, tenni la testa bassa,

facevo il lavoro di giorno e lo disfacevo di notte.

Sapevo a che ora della sera la luna

cominciava a sfilacciarsi,

la rammendai.

Fili grigi e marroni

inseguivano il pesce guizzante del mio ago

a formare un fiume che mai avrebbe raggiunto il mare.

Lo ingannai. Mi stavo disegnando

il sorriso di una donna al centro

del mondo, indipendente, intenta, soddisfatta,

e certamente non in attesa,

quando fuori dalla porta – troppo tardi – udii un passo ben noto.

Inumidii il mio filo scarlatto

e ancora una volta infilai il centro della cruna

 

Carol Ann Duffy,    Glasgow, Regno Unito  23 dicembre 1955


La morte di Ulisse

girar0
Ritto sull’albero di mezzo, tra grappoli d’uva riccia,
il grande Viaggiatore ascoltava il canto del ritorno;
chiare e vuote le sue pupille, il cuore più leggero –
la vita e la morte un canto, e l’uccello è la nostra mente.
Si guarda intorno, muove le mani, stringe piano i denti,
affonda le mani tra i fichi, le melagrane e l’uva,
e intorno ai suoi lombi si rinfrescano i dodici dèi.
Il corpo intero del grande Giramondo si trasforma in bruma,
la sua goletta di neve, gli amici, i frutti e la memoria
oscillano lentamente come nebbia sul mare, svaniscono come rugiada.
Si dissolve la carne, si offusca lo sguardo, più non batte il cuore;
e la grande mente balza sulla vetta del suo sacro riscatto,
un palpito di ali vuote, e Odisseo, eretto nel vento,
si leva in volo, libero dall’ultima gabbia: la sua libertà.
Come nebbia ogni cosa si dissolve, e solamente un grido
sulle acque calme color notte sta sospeso per un istante:
“Forza, ragazzi, a prora soffia la dolce brezza della morte!”.

 

Da “Odissea”
Nikos Kazantzakis* (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957)

 

 “Oggi nel Vecchio Continente non c’è nessuno che abbia il respiro, l’afflato per scrivere come Omero. L’ultimo grande che l’ha avuto è stato Nikos Kazantzakis, il quale ha scritto il seguito dell’Odissea in 33333 versi” (da un’intervista a Nicola Crocetti)

Non esiste, del poema “Odissea” di Kazantzakis, una traduzione integrale in italiano. Si tratta di un capolavoro di impressionante potenza poetico-espressiva in lingua neoellenica, intessuta di modismi cretesi, lingua pressoché sconosciuta. E’stata, comunque, tradotta in francese, tedesco, coreano, cinese, spagnolo e svedese.
Nicola Crocetti* ha messo in cantiere dal 2010 la traduzione dell’opera in italiano.

*Nicola Crocetti (Patrasso 1940) è grecista, traduttore, giornalista ed editore. Ha tradotto numerose raccolte di poeti greci moderni e contemporanei, tra i quali Kavafis, Elitis, Ritsos, Seferis, Anaghnostakis. Nel 1981 ha fondato la casa editrice Crocetti, specializzata in poesia e narrativa italiana e straniera. Fa parte della giuria del premio internazionale di poesia Attilio Bertolucci ed è commissario Unesco per la Giornata mondiale della poesia –


La morte sogna la vita.

2489311821b210e2e646
………..
Dorme la Morte, e sogna che esistano uomini vivi,
che s’innalzino case sulla terra, e palazzi e regni,
che vi siano giardini fioriti,
e che alla loro ombra passeggino donne gentili e cantino le schiave.
Sogna che sorga il sole, e che la luna illumini,
che giri la ruota del mondo, e che ogni anno porti erbe e fiori,
e frutti d’ogni sorta, e dolci piogge e neve;
e compia un altro giro rinnovando ancora la terra.
Sorride di nascosto la Morte, lo sa bene ch’è un sogno, vento multicolore,
fantasia della sua mente stanca, e tollera incurante che l’incubo la assilli.
Ma pian piano si rianima la vita, la ruota prende slancio;
la terra apre avida le viscere, penetrano pioggia e sole,
infinite uova si schiudono, la terra brulica di vermi,
muovono folti eserciti di uomini, uccelli, fiere, pensieri
e si avventano per divorare la Morte addormentata.
E una coppia di umani rannicchiata nelle grotte delle sue nari accende
e attizza il fuoco, poi si prepara il pranzo,
e al suo forte labbro sospende la culla del neonato.
Sente un solletico sulle labbra, un formicolio alle nari,
si scuote d’improvviso la Morte, cosi svanisce il sogno;
Nel sonno fulmineo ha avuto un incubo: la vita.

 

Da Odissea libro VI
Nikos Kazantzakis* (Iraklion, 1883 – Friburgo, 1957)

Da “Odissea” libro VI. Traduzione di Nicola Crocetti

“Oggi nel Vecchio Continente non c’è nessuno che abbia il respiro, l’afflato per scrivere come Omero. L’ultimo grande che l’ha avuto è stato Nikos Kazantzakis, il quale ha scritto il seguito dell’Odissea in 33333 versi” (da un’intervista a Nicola Crocetti)

Non esiste, del poema “Odissea” di Kazantzakis, una traduzione integrale in italiano. C’è una versione in inglese.
Nicola Crocetti ha messo in cantiere dal 2010 la traduzione dell’opera.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: