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Perversi sono i puritani….

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Perversi sono i puritani
amore
quelli che non capiscono
i progetti del cielo
e si legano il cuore
con il laccio di tutti i pregiudizi


Osvaldo Sauma, Costa Rica 1949


Figlio

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Se piangi 
il mio cuore s’intristisce
e come un flauto
tende a ripetere il gesto inutile
di nasconderti questo secolo
che perfeziona il crimine

se sorridi
o accendi l’aria col tuo riso
la mia anima diventa un sole benefico
dove non entra il dubbio
ed è preciso e certo il futuro.

 

Osvaldo Sauma, Costa Rica 1940

Dall’antologia “Utopia del solitario”

traduzione di Zingonia Zingone

 


Sottovoce

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…………………………………………………

II

com’era Dio

Adamo

di che colore aveva gli occhi

com’era il timbro della sua voce

 

ti abbagliava forse

lo splendore della sua presenza

volavano forse intorno a Lui

i suoi angeli custodi

succhiando i contorni della sua luce

o restavano immobili per aria

con la fiamma della spada guizzante

tra le mani

 

e gli uccelli le piante le belve

danzavano o si piegavano

sotto un vento burrascoso

in una specie di sacra genuflessione

 

avevi paura di vederlo

dico

prima di mangiare dall’Albero della Vita

o ti allietavi con Eva

quando passeggiava nel Giardino

alla brezza del giorno

 

dimmi

allora

Padre fratello mio

come si può vivere in sua assenza

come bisogna amare

in queste periferie dell’Eden disabitate da Dio

 

Osvaldo Sauma, Costa Rica 1949.
dall’antologia “Utopia del solitario”
traduzione di Zingonia Zingone

 


mi abbandono mi astraggo….

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non voglio muovere un dito
mi abbandono
mi astraggo
fuggo dall’avvenire e dal progresso
mi nascondo negli armadi dell’infanzia
nella tana dell’autismo
ne sono prova i mozziconi
che lascia sparsi la mia irrequietezza
i vestiti appesi a ogni porta
i piatti scioccamente sporchi
non fingo quest’inerzia
sono stanco di me e degli altri
dei morti del giorno
delle tasse che aumentano
dei salari che non bastano
dell’impunità che protegge
sempre i politici
di non essere io
di non poter vivere come nei miei sogni.

 

Osvaldo Sauma, Costa Rica 1949.
da “Utopia del solitario”
traduzione di Zingonia Zingone


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